«Con Tim si aprono opportunità fuori dall’Italia e potremo valutare consolidamenti nell’Ue». All’indomani del ritocco di 30 centesimi del prezzo dell’opas di Poste Italiane per conquistare l’intero capitale della società tlc, l’amministratore delegato del gruppo postale, Matteo Del Fante, ha spiegato più in dettaglio le motivazioni dell’operazione. Negli ultimi tre anni «il management di Tim ha portato avanti un ottimo lavoro, mettendo in sicurezza l'azienda, ma negli ultimi 20 anni c’era stato un eccesso di indebitamento che non consentiva alla società di sostenere i necessari investimenti nell’innovazione, penalizzando il Paese», ha sottolineato l’ad intervenendo all'evento della Lega. «Non possiamo perdere il treno dell’innovazione digitale» e ora le risorse ci saranno, ha aggiunto.
Con l’integrazione di Tim in Poste il gruppo avrà un bilancio di 5 miliardi di margine operativo, 50 miliardi di capitalizzazione e 150mila dipendenti. «Un operatore che potrà accompagnare il Paese nella transizione digitale e nell'intelligenza artificiale e se c'è un processo di consolidamento europeo possiamo sederci al tavolo», ha aggiunto, mentre gli azionisti Tim che aderiranno all’opas potranno entrare nel capitale di un gruppo più grande e diversificato, tornando al dividendo dopo anni difficili.
L’effetto del rilancio, intanto, è stato un aumento delle adesioni al 7,15%, con un incremento dell’1% rispetto alla vigilia. Una percentuale che, visto il 20% già posseduto dal gruppo postale, porta la quota totale di Poste nel capitale della società tlc a un tondo 26%.
Nella serata del 7 settembre, Poste ha optato in particolare per un rialzo della componente cash dell’opas, da 1,67 euro a 1,97 euro, quindi 30 centesimi in più, mentre è rimasta invariata quella in titoli, con 0,218 azioni di nuova emissione di Poste per una della società tlc. E il mercato ha iniziato ad apprezzare il ritocco: ai prezzi di chiusura di ieri dei due titoli (con Poste a 26,39 euro, +0,53%) l’adesione all’opas valorizzava Tim 7,72 euro. Un valore un po’ più alto rispetto al mercato che valuta il titolo Tim 7,69.
L’aumento dell’offerta poteva essere solo cash per non diluire ulteriormente la quota del Ministero dell’Economia in Poste (tramite Cdp), che si ridurrà già al 50,01% secondo le condizioni precedenti. La «nuova» offerta, che si chiude comunque l’11 settembre, prevede la riapertura di una finestra dal 21 al 25 settembre, complice la rinuncia di Poste al raggiungimento della soglia del 66,67%: questo significa che il colosso guidato dal ceo Del Fante ritirerà, alle nuove condizioni, le azioni consegnate a prescindere dalla quota raggiunta.
Poste ha già specificato che non ci saranno ulteriori rilanci e che per far fronte ai massimi 512 milioni aggiuntivi relativi al rilancio si farà ricorso a un finanziamento di Bnp Paribas già sottoscritto. Con il rilancio, il cda di Poste «intende confermare la rilevanza strategica e industriale dell’offerta. I benefici economici e finanziari per gli azionisti di Poste abilitati dall’offerta rimarranno sostanzialmente immutati a seguito del riconoscimento del corrispettivo unitario incrementato, con un impatto positivo confermato sull’utile per azione di Poste a partire dall’esercizio 2027 e previsto a doppia cifra nel 2028», ha spiegato il gruppo.
La leva finanziaria pro-forma del nuovo gruppo, inclusiva dell’impatto della componente aggiuntiva in denaro, è prevista 1,5 volte a fine 2026. Confermata la politica di dividendi di Poste sul 2026, l’impegno ad incrementarli a partire dal 2027 e l’accredito agli azionisti Tim che aderiranno all’opas dell’acconto sul dividendo Poste per l’esercizio 2026, che sarà corrisposto il 25 novembre.
A questo punto, secondo gli analisti il rilancio aumenta le possibilità di successo dell'offerta. (riproduzione riservata)