Si gioca in buona parte tra la Serbia e gli Stati Uniti il futuro di Porto Aviation Group, la società del settore aeronautico fondata nel 2017 dall’ingegnere specializzato italo-argentino Alberto Porto.
Nel 2023 la società ha debuttato sul listino Egm, proponendo agli investitori l’opportunità di puntare su un particolare aereo biposto, il Risen 916 categoria experimental, molto leggero e maneggevole, capace di raggiungere la velocità media di oltre 430 km/h (con punte di 450) e di segnare il relativo record (certificato).
In Serbia, a Vršac, Porto Aviation Group ha acquisito lo scorso anno un terreno sul quale intende da un lato aumentare la produzione del Risen e dall’altro avviare la costruzione di un modello più grande, un quattro posti che secondo l’azienda brianzola (ha sede a Cremella, in provincia di Lecco) potrà essere apprezzato dal target professionisti e aziende, comunque con varie applicazioni nell’ambito civile.
Il progetto di ricerca e sviluppo per il Risen 4 posti è durato cinque anni e ha previsto investimenti per 4,1 milioni con un finanziamento agevolato di 3,5 milioni sostenuto dal Mimit.
Gli Stati Uniti invece rappresentano il mercato ideale a cui i modelli Risen si rivolgono in ambito civile e ora anche in quello militare. Risale al 2024, ma è stata tenuta sotto riserbo, una commessa di 14 modelli biposto da parte di un contractor dell’esercito americano, che li ha trovati molto pratici ed economici per usarli nelle sue simulazioni belliche, in quanto riproducono una versione con caratteristiche simili a quelle dei droni, divenuti in questi anni i nuovi protagonisti in campo bellico, soprattutto da quando sulla scena si sono presentati i micidiali Shahed-136 di produzione iraniana.
Proprio in una recente esercitazione delle forze armate americane, avvenuta al largo della Georgia, è stata utilizzata una versione militarizzata di due Risen Porto Aviation per simulare una battaglia aerea contro i droni.
«In precedenza per esercitazioni di questo tipo si usavano jet militari, apparecchi molto più ingombranti e costosi», spiega Alberto Porto. «Il Risen propone un’alternativa decisamente più abbordabile e duttile da vari punti di vista, compreso l’impegno economico». E, considerati i crescenti fronti bellici su cui il Pentagono è impegnato, è naturale che si stia imponendo una maggiore attenzione ai costi e che una soluzione come quella della casa brianzola sia particolarmente apprezzata anche dal governo Usa.
I risultati sono confortanti e il trend di Porto Aviation presenta numeri in forte crescita (al 30 giugno 2025 la marginalità era del 15% sui ricavi e la posizione di cassa positiva per 1 milione) e con in tasca le risorse necessarie per affrontare le nuove produzioni.
In attesa che si possa partire in Serbia, per ora lo stabilimento produttivo è solo quello di Cremella, ma un’altra opzione che sta per essere messa a punto è logicamente l’America, dove si vendono circa il 70% dei Risen 916 e dove sta per partire una facility in Nevada, necessaria per fronteggiare gli ordini, che sono in netta crescita.
Sia pure con qualche ritardo, anche il titolo in borsa si è adeguato al percorso di sviluppo intrapreso dalla società. Dopo un esordio a 4,25 euro in sede di quotazione, avvenuta ad agosto 2023, Porto Aviation ha più che raddoppiato il valore delle azioni, che ora oscilla tra 8 e 9 euro (per una capitalizzazione di 20-21 milioni), sia pure tra scambi piuttosto rarefatti dal momento che il flottante rappresenta solo il 15% del capitale, che per il resto è nelle mani del fondatore e dei soci storici. (riproduzione riservata)