Sta per arrivare un grande regalo sotto l'albero delle banche italiane e, se la fortuna assiste, potrebbe concretizzarsi già entro Natale. Si tratta del cambiamento storico dei requisiti per la definizione di cliente professionale su richiesta. Se infatti ora la soglia di patrimonio è di 500.000 euro, con la riforma si dovrebbe scendere a 250.000 euro, aprendo la possibilità per gli istituti di credito di far entrare un parterre molto più ampio di persone negli investimenti meno liquidi fermo restando il rispetto di un altro requisito quali competenze o operatività. Quanti clienti potrebbero essere interessati a questo cambiamento? Il segmento private degli istituti di credito italiani raccoglie nel complesso almeno 1,5 milioni di investitori con un portafoglio di minimo 250.000 euro.
La novità andrà quindi a favorire per esempio le società non quotate o addirittura forse lo stesso Fondo Nazionale Strategico Indiretto di Cdp che da giugno 2026 investirà nelle piccole e medie imprese meno liquide scambiate a Piazza Affari.
Di questo importante cambiamento normativo in arrivo ha fatto cenno Carlo Liguori, Responsabile Servizi di Investimento Banca dei Territori e Private di Intesa Sanpaolo davanti alla nutrita platea dell'Assiom Forex, l'Associazione degli Operatori dei Mercati Finanziari, la principale associazione finanziaria italiana che raccoglie le grandi banche.
Il quadro di riferimento è quello della cosiddetta Siu (Saving and Investment Union, l'Unione del Risparmio e degli Investimenti), l'iniziativa generale dell'Ue per connettere i risparmi ai finanziamenti produttivi, all'interno della quale si inserisce la Retail Investment Strategy (Ris), una specifica riforma. La Ris, presentata dalla Commissione Europea nel 2023, mira a migliorare la tutela degli investitori finali e la trasparenza dei mercati finanziari, intervenendo su diverse direttive come la MiFid II e la Idd (Insurance Distribution Directive) per favorire la partecipazione dei cittadini agli investimenti. «Il punto», ha spiegato Liguori, «è collegare le esigenze di risparmio e di investimento per migliorare le modalità con cui il sistema finanziario Ue saprà convogliare l’enorme stock di risparmio privato che in Italia è di circa 4.000 miliardi di euro, la metà dei quali fermi in conti correnti e depositi a basso rendimento, verso gli investimenti produttivi nell’economia reale europea».
Il cosiddetto dossier Ris è presente «nell’agenda dell’attuale Commissione europea», riprende Liguori, «confermato quale componente fondamentale della Siu, presentata a marzo di quest’anno. Nonostante restino ancora alcune incertezze, a due anni e mezzo dalla presentazione della proposta da parte della Commissione Ue (maggio 2023), emergono punti ancora pendenti ma alcuni principi di fondo sembrano essere consolidati». Fra questi, riprende il manager di Intesa Sanpaolo, la classificazione della clientela professionale su richiesta.
«Ai tre requisiti attualmente previsti (il cliente dovrà soddisfare due dei tre) sono stati aggiunti la conoscenza ed esperienza dei mercati finanziari che il cliente può comprovare attraverso una certificazione che accerti la sua istruzione finanziaria. Inoltre è prevista un'importante riduzione dei criteri di operatività su volumi e frequenza delle operazioni eseguite rispetto alle 40 previste oggi per ciascun anno. Ovvero 15 all’anno per tre anni, oppure 30 per un anno, oppure ancora 10 in un anno su strumenti non quotati oltre alla riduzione, come si è visto, degli asset in gestione del cliente da 500.000 a 250.000 euro», conclude Liguori. (riproduzione riservata)