La multa da un milione di euro comminata di recente dall’Antitrust a Poltronesofà per pratiche scorrette nella politica degli sconti avrà il sapore di un semplice buffetto sui conti e i destini dell’azienda forlivese che da anni inonda le tv con i suoi spot all’insegna appunto degli iper-sconti, quelli che finiscono sempre la domenica. Salvo riproporsi settimana dopo settimana in una girandola infinita.
Non è la prima volta che l’Antitrust sanziona l’azienda posseduta da Renzo Ricci, sempre per pratiche commerciali scorrette. Nel 2021 arrivò una prima multa, sempre da 1 milione, per pubblicità ingannevole, poi ridotta a 500mila euro, dopo un ricorso della società al Consiglio di Stato. Come si vede, l’azienda dei divani e degli arcinoti «artigiani della qualità» e dei testimonial famosi a pubblicizzare virtù e risparmi pare perseverare nelle sue pratiche. Le sanzioni? Non hanno nessun effetto deterrente.
Del resto Poltronesofà può incassare le multe senza battere ciglio. L’azienda infatti è una macchina da soldi come poche.
Pur operando in un settore tipicamente a bassi margini, Poltronesofà è un campione di redditività. Nel 2024 ha prodotto utili netti per 46 milioni su 539 di fatturato. E il risultato non è episodico. Negli anni passati ha sempre sfornato profitti anche superiori, intorno a 50 milioni di euro e punte fino a 60 milioni in anni recenti.
Che l’azienda corra a mille lo dimostra la ricchezza accumulata nel tempo, che vede oggi il gruppo, con sede legale a Crespellano, nel bolognese, sedere su un patrimonio netto di ben 781 milioni di euro.
La ricchezza che il patron Ricci ha saputo produrre rende l’azienda di fatto auto-finanziabile. I pochi debiti sono per lo più solo con i fornitori. Le banche non servono più di tanto a sorreggere un gruppo capace di sfornare numeri così imponenti a livello di fondamentali economici.
Ma la ricchezza è tale che l’azienda non si limita a produrre divani e sofà, ma ormai si è trasformata in una sorta di holding finanziaria. Poltronesofà aveva a fine 2024 un giardinetto in titoli e fondi d’investimento del valore di 225 milioni di euro, oltre a liquidità sui conti correnti dell’azienda per 137 milioni.
La passione per la finanza ha portato Ricci a investire in azioni, fondi e polizze. Tra gli investimenti azionari spuntano azioni Moncler per 32 milioni di euro di valore; titoli Tamburi per 2,3 milioni; azioni Dfs Furniture per altri 2,3 milioni.
Poi buoni di risparmio di Intesa per ben 65 milioni; una polizza assicurativa Sogelife per 30 milioni, oltre a 130 milioni investiti in fondi e depositi a tempo con JpMorgan. E l’investimento nella sgr Tages per altri 9,6 milioni.
Questo tesoretto collocato tra liquidità e titoli ha consentito solo nel 2024 di portare a casa proventi finanziari per 14 milioni di euro. Di fatto solo la gestione finanziaria della liquidità consente di fare il 30% degli utili del gruppo.
Industria e finanza a braccetto quindi. Pertanto, come si vede, anche la recente sanzione dell’Antitrust inciderà assai poco sul formidabile stato di salute dell’azienda.
A questo punto però vien da chiedersi come sia possibile che, vendendo da anni con cosiddetti, secondo l’azienda, prezzi iper-scontati, si riesca a produrre lo stesso i profitti invidiabili che abbiamo appena visto. Un enigma.
O si è dei maghi nel comprimere all’infinito i costi, oppure quegli sconti potrebbero apparire solo come specchietti per le allodole. Del resto con scontistiche così abbondanti il fatturato dovrebbe crollare di almeno la metà, sempre che il taglio dei prezzi non sia sostituito da un corrispondente aumento record dei volumi di vendita.
Cosa che non appare a guardare i conti. Sui volumi di vendita nei documenti contabili dell’azienda nulla si dice. Si documenta soltanto che il settore dei cosiddetti imbottiti, dati Federlegno, ha subito una contrazione l’anno scorso del 5,5%.
Ora tra l’altro è appena partita la nuova campagna televisiva, che propone non più i doppi sconti consueti, ma alza l’asticella ai tripli saldi d’oro: -50% a cui si aggiunge un -20% e, infine, un altro -10%.
Poltronesofà ha fatto della televisione il suo mantra delle vendite. Investimenti massicci sul media più costoso e pervasivo che ci sia. In servizi esterni l’azienda mette a bilancio costi per 120 milioni, di cui quelli per il marketing e la pubblicità sono una fetta importante.
Si potrebbe stimare che valgano almeno 50 milioni l’anno per pagare gli spot e soprattutto i vari testimonial vip che si sono succeduti nel tempo a magnificare le virtù degli scontatissimi divani della casa. Per il resto, su un fatturato di oltre mezzo miliardo, ha costi di produzione per le materie prime e le lavorazioni di 292 milioni.
Il costo del lavoro degli 800 dipendenti che operano nella rete dei 113 negozi sparsi per l’Italia è la voce meno incisiva: solo 38 milioni di euro il costo sopportato nel 2024, circa il 7% dell’intero fatturato. (riproduzione riservata)