Da quasi un anno Patrizia Polliotto è segretario generale della Fondazione Crt, al timone di una istituzione cruciale per il territorio e per il settore bancario e in un periodo di profonde trasformazioni. Dopo recenti riassetti interni, inclusi cambi ai vertici e indagini in corso, la Fondazione rilancia con un ambizioso piano triennale 2026-2028 da 620 milioni di euro. Polliotto, che ha sottolineato la significativa crescita patrimoniale dell’ente, è ora chiamata a realizzare la strategia orientata a sviluppo, innovazione e impatto sul territorio. Con un occhio di riguardo anche all’intelligenza artificiale. Ne ha parlato con MF-Milano Finanza.
Domanda Il risiko bancario sta ridefinendo equilibri e assetti nel sistema. Che ruolo può giocare oggi una fondazione di origine bancaria?
Risposta. Il contesto attuale dimostra che la gestione finanziaria non può più essere considerata una funzione meramente ancillare rispetto alla missione. Al contrario, la capacità di generare valore attraverso una finanza diretta, consapevole e non mediata rappresenta oggi una leva strategica essenziale per garantire continuità operativa, autonomia decisionale e impatto nel lungo periodo.
D. Voi avete scelto un modello di gestione interna e attiva del patrimonio. Perché?
R. Negli anni la Fondazione Crt ha progressivamente consolidato un modello fondato su una gestione interna e attiva del patrimonio, con un presidio quotidiano dei mercati e un’attività finanziaria inserita in una asset allocation strategica prudente ma dinamica. È un’impostazione che consente di coniugare obiettivi di crescita patrimoniale e controllo del rischio, con la flessibilità operativa e capacità di cogliere opportunità coerenti con gli obiettivi di lungo periodo dell’ente.
D. Quali elementi sintetizzano meglio lo stato di salute della Fondazione?
R. L’esercizio 2024 si è chiuso con un patrimonio civilistico di circa 2,7 miliardi di euro e circa 5 miliardi a valori di mercato, in crescita rispetto all’anno precedente, e con proventi complessivi superiori ai 300 milioni di euro. L’avanzo di esercizio, oltre i 240 milioni di euro, ha consentito di rafforzare ulteriormente le riserve, aumentando la capacità della Fondazione di assorbire eventuali shock di mercato e di sostenere nel tempo la propria attività istituzionale.
D. E all’interno del settore delle Fondazioni, come vi confrontate?
R. Queste performance collocano la Fondazione Crt ai vertici del sistema delle fondazioni bancarie, con un posizionamento tra i primi per rendimento del patrimonio, secondo le rilevazioni Acri. Non si tratta di esiti legati a scelte episodiche, ma del risultato di una strategia coerente.
D. Che ruolo hanno avuto le partecipazioni nelle società coinvolte nel risiko, in questo percorso?
R. Un contributo significativo è arrivato in particolare da UniCredit e Generali, che hanno espresso nel periodo performance particolarmente positive. Il rapporto con la banca conferitaria UniCredit va letto in una logica di posizionamento di lungo periodo, che integra visione industriale e strumenti di tutela della stabilità patrimoniale, anche attraverso meccanismi di gestione attiva del rischio finanziario.
D. Da azionista di UniCredit, come valuta le mosse fatte sinora da Orcel, anche alla luce delle performance registrate dal titolo?
R. La valutazione è sicuramente positiva. Le performance del titolo e i risultati conseguiti dalla banca sotto la sua guida parlano da soli e si riflettono anche sulla nostra capacità di generare valore a beneficio del territorio.
D. Dopo una fase di forti riallocazioni, oggi sembra prevalere una maggiore prudenza. È così?
R. Sì, l’attuale fase si distingue per un approccio di consolidamento. Meno grandi movimenti di portafoglio e maggiore attenzione all’ottimizzazione del profilo rischio-rendimento, per preservare valore in un contesto macroeconomico complesso. Ciò ha permesso nel 2025 di consolidare ulteriormente l’attivo investito, cresciuto a circa 6 miliardi di euro, e la redditività del portafoglio, creando i presupposti per accrescere il supporto dell’attività istituzionale al servizio del territorio.
D. Quante sono le risorse da destinare al territorio?
R. Grazie al mix tra investimenti mission related e investimenti strategici di portafoglio, la solidità finanziaria garantisce continuità all’attività erogativa, che nel 2024 è stata nell’ordine degli 80 milioni di euro e nel 2025 ha raggiunto i 130 milioni a favore del territorio. Gli investimenti coerenti con la missione trasformano il patrimonio in uno strumento attivo di sviluppo economico e sociale.
D. In questo contesto si inserisce anche la Fondazione Sviluppo e Crescita?
R. Sì. In questo quadro si collocano anche le risorse destinate alla Fondazione Sviluppo e Crescita, per circa 90 milioni di euro, orientate a iniziative capaci di coniugare ritorni economici e impatto sistemico. È una scelta che rafforza il legame tra gestione finanziaria e funzione istituzionale, superando una separazione rigida tra profit e no profit e legando ancora di più i risultati del portafoglio alla missione erogativa, intesa come leva al servizio dello sviluppo del territorio.
D. Qual è oggi la vera sfida per una fondazione in un contesto come quello attuale?
R. Questa è una fase di mercato ancora segnata da incertezza e volatilità, per cui la vera sfida non è inseguire rendimenti straordinari, ma garantire stabilità, resilienza e capacità di investimento nel tempo. È in questa prospettiva che la finanza diretta si conferma non un fine, ma uno strumento essenziale per rendere sostenibile l’azione istituzionale e generare valore duraturo per il territorio. (riproduzione riservata)