Chi esercita davvero il potere nelle società contemporanee? Quando sono in gioco i tassi di interesse, l'intelligenza artificiale, la sicurezza nucleare o l'approvazione di un nuovo farmaco, chi dovrebbe avere l'ultima parola? La politica, i giudici o gli esperti?
Le recenti decisioni della Corte Suprema degli Stati Uniti rendono centrale una questione destinata a segnare il futuro delle democrazie contemporanee.
Per la prima volta dopo quasi un secolo, la Corte ridefinisce gli equilibri tra il potere esecutivo e le autorità indipendenti. In altre parole, il potere esecutivo esce rafforzato, mentre si riduce l'autonomia di molte autorità indipendenti rispetto all'indirizzo politico del Presidente.
Non rimettono in discussione soltanto il rapporto tra potere politico e autorità indipendenti. Sollevano una questione ancora più ampia: come mantenere l'equilibrio tra il potere democratico e l'autorità fondata sulla competenza tecnica e scientifica.
Ogni giorno, infatti, le autorità indipendenti indipendenti assumono decisioni che incidono sulla vita dei cittadini, sull'economia e sui mercati: dalla regolazione finanziaria alla sicurezza dei farmaci, dall'energia all'intelligenza artificiale. Esistono proprio perché queste scelte richiedono continuità, competenze specialistiche e una certa distanza dalle pressioni politiche del momento: caratteristiche essenziali per garantire fiducia ai cittadini, stabilità ai mercati e prevedibilità alle imprese.
Questa non è una questione esclusivamente americana. Anche in Europa, e in Italia, esistono autorità indipendenti chiamate a regolare settori cruciali come la concorrenza, l'energia, le comunicazioni e i mercati finanziari. Pur operando in sistemi costituzionali diversi, tutte rispondono alla stessa esigenza: affidare alcune decisioni particolarmente complesse a istituzioni capaci di coniugare competenza tecnica, continuità e responsabilità pubblica.
Nelle società contemporanee molte delle decisioni più importanti dipendono dalla capacità di utilizzare conoscenze scientifiche, economiche e tecnologiche affidabili. Per questo il vero tema non è soltanto chi governa, ma chi possiede l'autorità per assumere decisioni quando la conoscenza diventa una risorsa essenziale dell'azione pubblica.
Non è un caso che la stessa Corte Suprema abbia lasciato aperta una diversa valutazione per la Federal Reserve, riconoscendo implicitamente che alcune istituzioni svolgono un ruolo così centrale per la stabilità monetaria e finanziaria da richiedere considerazioni specifiche. Anche questo conferma quanto sia delicato trovare un equilibrio tra indipendenza tecnica e controllo democratico.
Questa discussione riguarda anche l'Europa e l'Italia. Le imprese italiane competono ogni giorno con aziende americane in mercati globali e molte grandi imprese operano contemporaneamente su entrambe le sponde dell'Atlantico. Per questo le scelte istituzionali e regolatorie adottate negli Stati Uniti possono influenzare strategie d'impresa, investimenti e, indirettamente, anche le scelte dei regolatori europei. Il GDPR dimostra che l'Unione europea è in grado di esportare i propri standard a livello globale. Al tempo stesso, il peso economico, tecnologico e finanziario degli Stati Uniti continua a incidere profondamente sull'innovazione, sulla concorrenza e sulle scelte delle imprese, contribuendo ad alimentare una competizione tra modelli regolatori e tra sistemi economici.
Le decisioni della Corte Suprema americana non rappresentano soltanto una vicenda di diritto costituzionale o amministrativo interno, ma un passaggio destinato a influenzare anche il contesto economico e regolatorio nel quale operano imprese, investitori e istituzioni in Europa e in Italia. Nell'economia globale non circolano soltanto beni, servizi e capitali. Circolano anche modelli istituzionali e scelte regolatorie.
È proprio questa la prospettiva che considero decisiva. Più che una semplice svolta del diritto costituzionale o amministrativo americano, siamo di fronte a una trasformazione del modo in cui le democrazie distribuiscono il potere, l'autorità e la conoscenza. È questa trasformazione che, nella mia ricerca, definisco epistemic governance: il modo in cui le democrazie organizzano il rapporto tra conoscenza, competenze tecniche e istituzioni chiamate a trasformarle in decisioni pubbliche.
Le decisioni della Corte Suprema sono soltanto uno dei segnali di questa trasformazione. La vera domanda, ormai, non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Riguarda tutte le democrazie contemporanee: chi decide davvero? (riproduzione riservata)