Meloni: vogliamo accrescere gli investimenti dei fondi pensione nell'economia reale
Meloni: vogliamo accrescere gli investimenti dei fondi pensione nell'economia reale
La premier ha segnalato in Aula al Senato che «qualcosa non funziona se ci sono 260 miliardi raccolti dagli italiani di cui sono investiti in Italia solo 40 miliardi»

di Silvia Valente 13/05/2026 17:00

Ftse Mib
49.480,70 17.40.00

+1,00%

Dax 30
24.136,81 18.00.00

+0,76%

Dow Jones
49.693,20 22.20.01

-0,14%

Nasdaq
26.402,43 22.37.56

+1,20%

Euro/Dollaro
1,1713 22.22.45

+0,02%

Spread
74,59 17.29.36

-1,48

Nell’ultimo anno di legislatura «intendiamo continuare la strategia messa in campo in ogni provvedimento, in ogni manovra, su tre priorità: rafforzare salari e potere d'acquisto, incentivare le aziende che assumono e investono, sostenere famiglie e natalità», ha voluto sottolineare la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al Premier Time in Senato, dopo più di un anno dall’ultima volta. 

Il nodo dei salari ancora troppo bassi

La premier ha segnalato che «abbiamo lavorato affinché i salari riprendessereo gradualmente a crescere più dell'inflazione». E «seppure lentamente, le famiglie stanno recuperando potere acquisto, perché abbiamo dato risposte, lavorando sul taglio del costo del lavoro, con diversi provvedimenti che hanno aumentato il netto in busta paga, soprattutto per i redditi medio bassi». E la seconda linea di intervento del governo è stata «il rinnovo dei contratti». Nel pubblico impiego «noi abbiamo stanziato oltre 20 miliardi di euro fino al 2027 per i rinnovi contrattuali, dopo anni di stipendi e di contratti che erano fermi. In alcuni comparti si è arrivato addirittura a tre rinnovi». Allo stesso tempo, «abbiamo puntato sul rinnovo dei contratti anche nel privato, particolarmente con la detassazione degli aumenti contrattuali, che veniva richiesta da tempo dalle parti sociali».

Al netto di ciò, nessuno «pensa che il problema sia risolto. Sappiamo che gli stipendi in Italia sono ancora troppo bassi, che bisogna continuare a lavorarci e che molte famiglie fanno fatica. Però, dopo anni in cui il potere d'acquisto diminuiva, la tendenza si è invertita e questo significa che, continuando questo lavoro e su questa strada, possiamo far crescere i salari in modo stabile», ha ribadito Meloni.

Ma, evidenzia ancora la presidente, «i salari vanno aumentati rafforzando la contrattazione, è lì che si difendono i diritti dei lavoratori, settore per settore». Nell'ultimo decreto lavoro «abbiamo stabilito che possono accedere agli incentivi pubblici solo le imprese che applicano il salario giusto». La strada scelta dal governo è diversa «dal salario minimo legale proposto dalle opposizioni, che rischia di diventare una soglia al ribasso piuttosto che una tutela in più».

Le priorità del governo nel prossimo anno

Entrando nel dettaglio delle misure previste per l'ultima parte della legiuslatura, la premier ha citato «il Piano Casa che parte dal principio semplice che la casa non è un lusso, ma un bene fondamentale e uno Stato giusto deve aiutare chi ha diritto ad avere una casa popolare, sostenere chi lavora ma non riesce più ad affrontare i costi del mercato e difendere i cittadini dalle occupazioni abusive». C’è poi «l'estensione della Zes unica del Mezzogiorno almeno per la parte di semplificazione a tutto il territorio nazionale, che ha dimostrato di essere una misura che funziona». Nonché «vogliamo rafforzare i meccanismi che abbiamo già introdotto per accrescere gli investimenti dei fondi pensioni nell'economia reale italiana perché qualcosa non funziona se ci sono 260 miliardi raccolti dagli italiani dei quali 40 miliardi solamente sono investiti in Italia». 

«Entro l'estate sarà approvata la legge delega, saranno adottati i decreti attuativi e completato il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia». Anche in tema energetico, ha affermato Meloni, «c'è una strategia di questo governo per mettere in sicurezza questa Nazione che va avanti dall'inizio della legislatura».

L’esecutivo guidato da Meloni continuerà inoltre ad agire nella convinzione che «il Mezzogiorno non è un problema da risolvere ma semmai una grande opportunità da cogliere». All’approccio finora concentrato sui sussidi, «noi abbiamo preferito puntare sugli investimenti, sul lavoro, sulle infrastrutture, sulla semplificazione». La Zes unica è l'esempio «più concreto: in due anni sono autorizzati, e in parte sostenuti con crediti di imposta, oltre 1.300 investimenti per un volume complessivo di affari di circa 55 miliardi di euro e ricadute occupazionali». 

L’impatto delle tensioni geopolitiche e del Superbonus

Il tutto senza poter negare che c’è un «quadro economico internazionale particolarmente complesso e le tensioni geopolitiche incideranno come già stanno incidendo sulla crescita, sui costi energetici, sulla competitività delle imprese, sul potere d'acquisto delle famiglie. In un momento che è facile dovrebbe esserci meno spazio per la polemica è più spazio per un confronto concreto sulle grandi questioni strategiche che riguardano l'Italia».

La premier ha poi evidenziato che «l’Italia finirà di pagare il Superbonus (174 miliardi, quattro volte quanto preventivato in principio) nel 2027, quando finiremo il nostro mandato». Tanto che «avremmo potuto anche uscire dalla procedura di infrazione se non avessimo dovuto fare i conti con misure elettorali» approvate da qualcuno che era al governo e le ha «scaricate» su chi veniva dopo. 

La questione della fuga dei cervelli all’estero

L'emigrazione giovanile dall'Italia è diventato «un fenomeno strutturale. È una questione seria che chiaramente nessuno sottovaluta». Bisogna anche sottolineare che ci sono diversi fenomeni. Ad esempio, ha ricordato la premier, «c'è una mobilità internazionale fisiologica, diciamo positiva, cioè giovani che scelgono di studiare, di lavorare, di fare un pezzo della loro formazione all'estero e poi riportare in Italia quelle competenze e quella formazione che hanno acquisito. Io considero questo un fenomeno assolutamente positivo, non una sconfitta per la nazione, anzi penso che ci sono dei casi nei quali non sbaglieremmo a incoraggiarlo». Diverso, ha proseguito, «è quando quei giovani non tornano più perché, altrove trovano salari migliori, direi anche maggiore valorizzazione del merito, quindi forse dovremmo interrogarci anche su questo e, diciamo, un riconoscimento migliore delle competenze e qua è dove si misura la sfida nazionale». Ecco allora che «per trattenere questi ragazzi servono crescita, salari dignitosi, un'occupazione stabile, investimenti, competitività». 

Speso il 76% delle risorse del Pnrr

Meloni ha poi rivendicato lo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr): l’Italia ha incassato 153 miliardi e «sarà liquidata la nona rata nelle prossime settimane», laddove al 31 marzo '26 la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, «pari al 76 per cento del totale, a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari. Direi che abbiamo fatto un buon lavoro», ha commentato la presidente del Consiglio.

Più tasse solo per banche, assicurazioni e società energetiche

La premier ha, infine, rivendicato che «qualche tassa l'abbiamo aumentata anche noi, signori: sulle banche, sulle assicurazioni e sulle società energetiche». Utilizzando quelle risorse «per aiutare i ceti deboli e le famiglie maggiormente in difficoltà». Si tratta, ha aggiunto Meloni, di «scelte che nessuno prima di noi aveva avuto il coraggio di fare e quindi confermo che noi intendiamo continuare anche nell'ultimo anno di questo Governo con questa strategia, perché la nostra priorità resta sostenere chi lavora, chi produce, chi tiene in piedi questa Nazione e non chi vive di rendite e privilegi». 

Allo stesso tempo «continueremo con la lotta all’evasione», con cui «abbiamo recuperato 100 miliardi in tre anni: soldi che entrano nelle casse dello Stato». (riproduzione riservata)