Pnrr, la difficile corsa dei cantieri tra difficoltà operative e ritardi nei pagamenti
Pnrr, la difficile corsa dei cantieri tra difficoltà operative e ritardi nei pagamenti
Il 97% dei progetti è avviato, ma i prossimi mesi sono decisivi per la riuscita complessiva del Piano. La situazione operativa nei cantieri evidenzia elementi di forte criticità

di Alessandro Carollo 10/02/2026 09:10

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Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è entrato nella sua fase più delicata, quella dell’esecuzione delle opere, mentre sul campo emergono criticità che rischiano di incidere sulla tenuta dei cantieri.

Secondo gli ultimi dati di monitoraggio del Pnrr basati sulla piattaforma ReGiS della Ragioneria Generale dello Stato, alla fine del 2025 circa il 75,6% dei progetti finanziati risulta completato o in fase di chiusura, mentre un ulteriore 21,8% è in corso di esecuzione. Nel complesso, oltre il 97% degli interventi risulta avviato, a conferma di un Piano ormai pienamente operativo.

I dati sull’avanzamento

Sul fronte finanziario, la spesa sostenuta dalle amministrazioni titolari ammonta a circa 101,3 miliardi di euro, pari a oltre il 72% delle risorse effettivamente ricevute dall’Italia. Con l’approvazione delle ultime rate da parte dell’Unione Europea, le risorse complessivamente incassate hanno raggiunto circa 153 miliardi di euro, equivalenti a circa il 79% della dotazione complessiva del Piano.

Resta confermata la scadenza del 31 agosto 2026 per il raggiungimento delle milestone e degli obiettivi concordati con la Commissione Europea, mentre il termine ultimo per la presentazione delle richieste di pagamento è fissato al 30 settembre 2026, con valutazione finale entro la fine dell’anno. I prossimi mesi rappresentano quindi una fase decisiva per la riuscita complessiva del Piano.

Alcune criticità, dai lavori posticipati ai soldi da anticipare

Accanto ai dati sull’avanzamento, però, la situazione operativa nei cantieri evidenzia elementi di forte criticità. Ritardi amministrativi, avvii dei lavori posticipati e progettazioni spesso carenti hanno compresso i tempi di esecuzione, trasferendo sulla fase realizzativa il peso delle inefficienze accumulate nelle fasi precedenti.

A incidere in modo significativo è anche il tema dei pagamenti. In numerosi casi, gli stati di avanzamento lavori non trovano riscontro in liquidazioni tempestive, costringendo le imprese ad anticipare risorse finanziarie per garantire la continuità delle opere. Una dinamica che mette sotto pressione la liquidità e aumenta il rischio operativo, in particolare per le piccole e medie imprese coinvolte nei cantieri Pnrr.

Il ruolo dell’Unione dei Consorzi Stabili Italiani

In questo contesto operano i consorzi stabili, chiamati a garantire continuità esecutiva e capacità organizzativa, soprattutto nei territori caratterizzati da una minore dotazione tecnica delle stazioni appaltanti. L’Unione dei Consorzi Stabili Italiani segue con attenzione l’evoluzione della fase esecutiva del Piano, evidenziando le difficoltà che stanno emergendo sul campo.

Secondo Francesco Vorro, presidente di Ucsi, l’associazione che rappresenta i consorzi stabili attivi negli appalti pubblici, «il problema non riguarda il rispetto delle scadenze europee, ma la sostenibilità del modello attuativo. La fase esecutiva è diventata il punto di compensazione di tutte le inefficienze accumulate a monte, dalla progettazione alla gestione amministrativa. Imprese e consorzi sono chiamati a recuperare ritardi non imputabili alla loro organizzazione, operando in una continua rincorsa contro il tempo».

Un nodo rilevante riguarda la qualità della progettazione. In molti casi i progetti arrivano in cantiere con lacune tecniche che impongono modifiche e varianti in corso d’opera, rallentando le lavorazioni e aumentando il rischio di contenziosi. Un elemento che incide direttamente sull’efficienza della fase esecutiva e sulla certezza dei tempi.

Sul piano finanziario, i ritardi nei pagamenti restano una delle principali criticità. Le imprese si trovano spesso a sostenere costi anticipati per mantenere operativi i cantieri, assumendo di fatto un ruolo di finanziamento delle opere pubbliche. Una situazione che, nel medio periodo, rischia di compromettere la tenuta del sistema produttivo coinvolto nell’attuazione del Piano.

In questo scenario, i consorzi stabili svolgono una funzione di equilibrio nella filiera degli appalti. L’aggregazione di competenze e risorse consente di affrontare interventi complessi, coordinare le lavorazioni e garantire continuità operativa, in particolare nei contesti territoriali più fragili. Senza il contributo dei consorzi, molti interventi rischierebbero di procedere con maggiore difficoltà o di subire ulteriori rallentamenti.

La fase esecutiva è il vero «banco di prova» del Pnrr

La posizione di Ucsi non è una richiesta di rallentamento del Pnrr, ma un richiamo alla sostenibilità della fase esecutiva. Il rispetto delle scadenze europee resta un obiettivo centrale, ma non può tradursi nello scaricare sulle imprese il costo delle inefficienze amministrative. Progettazioni adeguate, tempi realistici e pagamenti puntuali sono condizioni essenziali per garantire la qualità delle opere e la piena efficacia degli investimenti.

«La fase esecutiva rappresenta oggi il vero banco di prova del Pnrr. I dati ufficiali mostrano un avanzamento significativo, ma le criticità operative segnalate da imprese e consorzi indicano che la riuscita del Piano si gioca ora sulla capacità di trasformare le risorse in opere realizzate in modo efficace, nei tempi previsti e con un sistema produttivo in grado di reggere l’urto dell’attuazione», conclude Vorro. (riproduzione riservata)