Eni tiene in caldo l’ipo di Plenitude. E nel 2027...
Eni tiene in caldo l’ipo di Plenitude. E nel 2027...
Tra riassetti azionari e una grande campagna di acquisizioni la quotazione della controllata green sembra essere sparita dai radar. Ma non è così, il progetto è vivo e vegeto. Ecco cosa può succedere dal prossimo anno

di Angela Zoppo 13/08/2026 20:00

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Eni tiene in caldo l’ipo di Plenitude. II gruppo guidato da Claudio Descalzi ha tutt’altro che accantonato l’idea di quotare la società green, che nel primo semestre 2026 ha raggiunto 6 Gigawatt installati di rinnovabili, circa 11 milioni di clienti e una rete di oltre 23mila punti di ricarica per i veicoli elettrici, con un ebitda atteso a 1,3 miliardi alla fine dell’anno.

Le ultime dichiarazioni pubbliche di Descalzi sull’operazione listino risalgono a più di un anno fa, ma il fatto che non se ne parli non indica un ripensamento della strategia varata nel 2022. Nel frattempo, la società ha visto entrare due azionisti di minoranza – Energy Infrastructure Partners (10%) e Ares (20%) – si è vista riconoscere un enterprise value di oltre 13 miliardi di euro e un equity value di 10,75 miliardi. In una girandola di acquisizioni, che hanno interessato buona parte dell’Europa, Plenitude si è assicurata anche Acea Energia, la controllata retail di Acea.

Quando potrà avvenire la quotazione di Plenitude in borsa?

Insomma, ha fatto massa come si dice, tanto da far pensare che potesse andare bene anche così, senza il traguardo di piazza Affari. Invece, l’obiettivo è rimasto sempre quello. Dai documenti societari consultati da MF-Milano Finanza emerge anche una possibile finestra per la quotazione, che va da fine 2027 alla prima metà del 2028. Sempre, questa è la regola scolpita nella pietra, se le condizioni dei mercati lo permetteranno.

L’arco temporale è legato alle clausole che, come vuole la prassi, regolano gli accordi con gli azionisti Ares ed Eip e portano a uno spartiacque preciso: il 31 dicembre 2027. Se entro quella data Plenitude non sarà arrivata in borsa, per gli azionisti di categoria B (Eip) scatterà il diritto di ottenere il riscatto di una parte delle azioni. La finestra può allungarsi fino al 30 giugno 2028, ma soltanto se il processo di quotazione sarà stato avviato comunque prima della fine del 2027.

Il passaggio tecnico più delicato riguarda il diritto di redimibilità in caso di mancata ipo nei tempi previsti. Il primo evento rilevante si verifica se la quotazione non viene completata entro il 31 dicembre 2027. Il secondo riguarda il caso in cui, prima di quella data, sia già iniziato formalmente il processo di quotazione, identificato col primo deposito di una domanda di approvazione di una bozza di prospetto: in questo caso il termine ultimo diventa il 30 giugno 2028.

Gli accordi con i soci Ares ed Eip e il diritto di riscatto

Superata la scadenza, gli azionisti possono esercitare il diritto di redimibilità parziale. Il prezzo è pari al fair market value calcolato secondo le modalità richiamate dallo statuto di Plenitude, mentre il numero complessivo delle azioni interessate è quello necessario a consentire il raggiungimento del rendimento previsto dagli accordi. Non si tratta dunque necessariamente della liquidazione dell’intera partecipazione, ma di una possibilità di monetizzarne una parte, che nasce proprio dall’eventualità di una mancata ipo nei tempi indicati. Se la categoria B è quella riconducibile a Eip, Ares (legata ad Eni anche da un contratto di partnership legato al portafolgio upstream) invece è azionista di categoria D e può intervenire nel caso in cui l’altro socio di minoranza eserciti la clausola di redimibilità e trasferisca le sue azioni a Eni. In quell’evenienza, l’azionista D interessato acquisisce a sua volta un diritto di riscatto, a un prezzo pari sempre al fair market value delle azioni D detenute. Il risultato, in altre parole, è un possibile effetto a catena: la mancata quotazione entro la finestra prevista può prima far scattare il diritto di Eip a monetizzare parte della partecipazione e poi aprire anche ad Ares un proprio diritto di riscatto.

A correre lungo lo stesso calendario è la politica dei dividendi. Il documento stabilisce che entro maggio di ciascun anno venga distribuita una cedola calcolata sull’utile netto consolidato rettificato dell’esercizio precedente. La percentuale è fissata al 100% nel 2026, scende al 90% nel 2027 e all’80% nel 2028. Poi cala al 70% nel 2029, al 60% nel 2030 e si stabilizza al 50% dal 2031 al 2034. La curva dei dividendi finisce così per accompagnare la finestra individuata dagli accordi per la possibile quotazione: una distribuzione pressoché integrale degli utili nella fase iniziale, che si riduce progressivamente negli anni successivi.

L’aumento di capitale e il punto su Acea Energia 

Intanto, Eni sta andando avanti nel riassetto partecipativo per il deconsolidamento di Plenitude, che ha già avuto effetto sui conti. La società green ha registrato un ebit proforma adjusted di circa 230 milioni di euro nel secondo trimestre, in crescita del 70% anno su anno sia per l’ incremento dei volumi nelle rinnovabili che per la sospensione degli ammortamenti in relazione al processo di deconsolidamento in corso. L’iter dovrebbe concludersi entro settembre 2026, arrivando al controllo congiunto fra Eni e Ares. Il percorso individuato è l’aumento di capitale non proporzionale da 1,5 miliardi di euro, almeno un miliardo del quale sottoscritto da Ares. Eni manterrà una partecipazione vicina al 65%, «perseguendo una struttura patrimoniale più efficiente a sostegno del piano di crescita».

A rafforzare ulteriormente il perimetro di Plenitude sarà l’integrazione di Acea Energia, che le porta in dote oltre un milione di clienti e consentirà di anticipare alcuni target del piano. L’iter di fusione, alle battute finali, prevede l’incorporazione della società, già controllata al 100%. L’operazione avverrà in forma semplificata, senza rapporto di cambio, conguagli in denaro o emissione di nuove azioni e quindi senza modifiche al capitale sociale della controllata di Eni. Gli effetti contabili e fiscali decorreranno dal 1° gennaio 2027. Plenitude indica tra gli obiettivi dell’operazione il conseguimento di «sinergie operative, amministrative, di efficienza dei costi e di ampliamento e miglioramento dei servizi ai clienti». (riproduzione riservata)