Più Spagna, meno Francia e sovrappeso sui titoli a sconto: le mosse per l’autunno dei grandi gestori Ue. Il sondaggio BofA
Più Spagna, meno Francia e sovrappeso sui titoli a sconto: le mosse per l’autunno dei grandi gestori Ue. Il sondaggio BofA
Secondo 95 money manager europei intervistati da Bank of America, le borse del Vecchio continente sono sul punto di invertire la tendenza negativa delle ultime settimane. Ma i gestori globali non sono d’accordo

di Marco Capponi 13/10/2026 16:30

Ftse Mib
50.057,18 17.40.00

+0,04%

Dax 30
25.259,90 18.00.00

-0,07%

Dow Jones
51.673,32 19.28.58

-0,34%

Nasdaq
27.185,95 19.23.44

-0,22%

Euro/Dollaro
1,1189 19.08.51

-0,05%

Spread
106,90 17.29.44

-2,29

In che direzione andranno le borse europee, messe sotto pressione nelle ultime settimane da allargamento degli spread e crisi dei conti pubblici in Francia? Secondo i 95 professionisti del portafoglio europei intervistati da Bank of America nel suo consueto sondaggio mensili, scelti tra strategist, direttori investimenti e gestori e rappresentativi di 245 miliardi di euro di masse in gestione, la tendenza si invertirà e i mercati del Vecchio continente ricominceranno a crescere.

Ma il disaccordo con i gestori globali è fortissima. Se da una parte il 44% netto degli intervistati si aspetta un rialzo dei listini europei entro i prossimi tre mesi e il 38% prevede che nell’arco di un anno l’Europa farà moderatamente meglio degli Stati Uniti, dall’altra tra gli investitori globali prevale la prudenza: il 23% netto dichiara di voler sottopesare l’azionario europeo, la percentuale più negativa da settembre 2022.

La linea della cautela

Non manca tuttavia la prudenza, anche tra i money manager del Vecchio continente. Il potenziale di rialzo atteso per le azioni europee nei prossimi 12 mesi è sceso al 4,53%, il livello più basso da gennaio 2025, nonostante una crescita prevista degli utili per azione del 6,09%.

Il quadro macroeconomico, inoltre, si sta deteriorando: la quota netta di investitori che si aspetta un’accelerazione della crescita europea è scesa dal 39% al 22%, mentre il 66% prevede che i tassi d’interesse rimangano elevati più a lungo.

Tecnologia e banche in sovrappeso

In questo contesto il posizionamento settoriale dei professionisti degli investimenti riflette una crescente preferenza per i comparti ciclici. Il 41% netto degli intervistati si aspetta che questi settori facciano meglio del mercato, la percentuale più alta da febbraio. 

La tecnologia resta la prima scelta, con un sovrappeso netto del 28%, ed è anche il secondo settore su cui si concentra maggiormente il consenso degli investitori, indicato dal 31% del campione. Le banche mantengono un sovrappeso netto del 22% e sono considerate il tema d’investimento più presidiato in assoluto, con il 38% delle risposte. Una concentrazione che può sostenere i settori preferiti finché le aspettative saranno confermate, ma che accresce il rischio di posizionamento laddove i money manager uscissero in massa, facendo cadere i prezzi. All’estremo opposto, il retail è il settore più sottopesato, con un saldo netto del 47%.

Più articolato il quadro dell’healthcare: il 16% degli intervistati si aspetta che il comparto, insieme ai finanziari, registri le migliori performance, ma il posizionamento resta in sottopeso netto del 3%.

Spagna al posto della Francia

Sul piano operativo gli investitori privilegiano le società con un’elevata qualità dei fondamentali (high quality), quelle caratterizzate da un momentum positivo e i titoli value, che sono sottovalutati, rispetto ai growth. A questi si aggiungono le società a grande capitalizzazione, considerate meglio posizionate per affrontare un contesto macroeconomico incerto.

La selezione geografica è altrettanto marcata. La Spagna registra un sovrappeso netto del 28% nei portafogli per i prossimi 12 mesi, il dato più alto da maggio 2018. La Francia, invece, è il mercato più penalizzato: il 56% netto degli intervistati intende sottopesarla. A contare sono soprattutto i timori sulla sostenibilità dei conti pubblici e sulle elezioni del 2027, indicati dal 63% degli investitori come il principale rischio politico per le borse Ue. (riproduzione riservata)