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Si parte con un copione già visto a Piazza Affari. Dopo una corsa che negli ultimi 12 mesi ha fatto girare la testa (+60%), su Bper Banca è arrivata una gelata. Ubs ha tagliato il rating a neutral, non solo perché l’azione tratta a premio rispetto ai competitor bancari europei, ma soprattutto per la mancanza di nuovi catalizzatori davvero in grado di riaccendere il motore.
Sul fronte fondamentali, Ubs non boccia la banca: anzi, riconosce utili solidi e ritorni interessanti. Però rivede al ribasso le stime di crescita degli utili, sotto la media del settore. E anche il tema buyback e capitale in eccesso, che fino a ieri sembrava il jolly narrativo, perde la sua magia. La bussola si sposta altrove: più su Intesa Sanpaolo e nel risparmio gestito su FinecoBank e Banca Generali.
Dopo la trimestrale del 6 maggio, con un’ebita in crescita del 33% e superiore del 10% alle attese, il roadshow organizzato da JP Morgan con il cfo di Leonardo, Giuseppe Aurilio, ha avuto un obiettivo molto preciso: rassicurare il mercato sul fatto che il gruppo abbia ancora margini di miglioramento importanti nonostante il rally del titolo. Il messaggio è passato. La banca americana ritiene, infatti, che Leonardo possa alzare la guidance nei prossimi anni. L’acquisizione di Iveco Defence Vehicles aggiunge un altro tassello interessante. Curioso, però, che, nonostante il miglioramento delle stime, JP Morgan abbia ridotto il target price. La ragione non è industriale ma politica: il broker ha introdotto uno sconto del 10% legato alla governance e al ruolo del governo nella nomina del nuovo ceo, Lorenzo Mariani.
Mentre Leonardo guarda alla difesa «terrestre», Avio continua a correre nello spazio. E forse è proprio questa la vera sorpresa del 2026: il settore spaziale europeo, dato da molti per statico, sta improvvisamente tornando centrale. I numeri del primo trimestre di Avio sono stati solidi: ricavi +19%, ebitda adjusted +18,7% e guidance confermata. Ma il mercato guarda soprattutto a quello che ancora non si vede nei conti: i futuri ordini della difesa americana e il nuovo impianto produttivo negli Stati Uniti. Non a caso diversi broker considerano la guidance 2026 volutamente prudente, pronta per essere alzata.
Dalla difesa alla nutraceutica il salto sembra enorme. In realtà il mercato sta premiando la stessa identica dinamica: investimenti pesanti fatti in anticipo che iniziano finalmente a trasformarsi in crescita visibile. PharmaNutra ha pubblicato un trimestre «da 10 e lode». Il titolo ha aggiornato i massimi storici in borsa perché per la prima volta si vedono contemporaneamente tre cose: accelerazione del business domestico, crescita esplosiva all’estero (ricavi +323% all’estero) e miglioramento della redditività nonostante gli investimenti elevati. Ma il punto più interessante è forse un altro. Secondo Intermonte il mercato continua a sottovalutare profondamente la capacità della divisione ricerca e sviluppo del gruppo. La definizione usata dagli analisti è efficace: un «iceberg», dove oggi si vede solo la parte emersa del potenziale commerciale. E i target price sull’azione continuano a salire: quota 100 non è più un miraggio.
Unicredit, invece, questa settimana ha ricordato al mercato una verità spesso dimenticata: quando una banca riesce a raccogliere capitale subordinato con ordini quasi tripli rispetto all’offerta, significa che la fiducia degli investitori istituzionali resta molto elevata. Il nuovo Tier 2 da 1,25 miliardi è stato accolto con una domanda superiore a 2,9 miliardi e ha permesso alla banca di comprimere parecchio lo spread iniziale. Un segnale importante non solo per il costo del funding, ma anche per la percezione complessiva del rischio Italia nel credito bancario europeo.
Negli ultimi mesi i mercati non hanno seguito il vecchio detto: «salgono con le scale e scendono con l’ascensore». Questa volta hanno fatto quasi il contrario: una correzione ordinata, qualche seduta nervosa e poi di nuovo acquisti. Come se gli investitori avessero deciso collettivamente che il rischio geopolitico, almeno per ora, non basta a fermare la crescita globale. Alfredo Piacentini, managing partner di Decalia, spiega i tre motivi più importanti perché finora hanno mostrato tale resilienza. C’è lo zampino anche dell’AI.
Dall’altra parte dell’Oceano Anthropic, la startup americana dietro al chatbot Claude e ormai considerata il principale rivale di OpenAI, secondo Bloomberg starebbe negoziando un nuovo round da almeno 30 miliardi di dollari che porterebbe la valutazione oltre i 900 miliardi. Sì, miliardi. Per dare un riferimento: in meno di quattro anni Anthropic rischia di valere più di interi settori industriali europei messi insieme. L’intelligenza artificiale sta d’altra parte divorando capitale a una velocità impressionante. Servono chip, energia, infrastrutture, data center, potenza computazionale. E ogni nuovo modello AI richiede una pioggia di investimenti. Non è un caso che Google e Amazon abbiano già promesso decine di miliardi di dollari ad Anthropic.
Per anni si è parlato degli Etf come strumenti «efficienti ma noiosi». Oggi invece stanno diventando la nuova normalità del risparmio gestito. I dati di Scalable Capital raccontano qualcosa di piuttosto sorprendente: il 77% dei portafogli retail italiani sulla piattaforma è investito in Etf, una quota superiore persino a Germania, Francia e Spagna. Non solo. Il fenomeno non riguarda più soltanto i giovani investitori digitali. Anche gli over 65 in Europa allocano ormai oltre il 60% del portafoglio in strumenti indicizzati. Una rivoluzione silenziosa ma importante. Più Etf significa più flussi automatici, più correlazione tra mercati, più peso dei grandi indici e inevitabilmente ancora più potere per le mega cap tecnologiche che dominano quei benchmark.
È tutto per oggi. Continuate a seguirci per ulteriori approfondimenti nel prossimo numero di Follow the report e se pensate che possa interessare a qualcuno inoltrate la newsletter.
Francesca
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