Il conflitto geopolitico si conferma il principale fattore di rischio sia nel breve sia nel lungo termine, mentre aumentano le preoccupazioni legate all'elevato livello del debito globale e alla possibilità di una recessione.
In questo contesto, i family office stanno adottando un approccio prudente e orientato al medio periodo, puntando soprattutto sulla diversificazione tra attivi, valute e aree geografiche, più che su cambiamenti radicali dell'allocazione. È quanto emerge dall'edizione 2026 del Global Family Office Report di Ubs Global Wealth Management, un'indagine condotta su 307 family office in oltre 30 mercati con un patrimonio netto medio di circa 2,7 miliardi di dollari.
«Uno dei cambiamenti più significativi che abbiamo riscontrato nel report di quest'anno è che il 60% dei clienti indica una modifica alla propria allocazione strategica degli asset nei prossimi dodici mesi. Si tratta del livello più alto mai registrato nello studio, e per dare un'idea, è in aumento rispetto al 35% dell'anno scorso», ha affermato Yves-Alain Sommerhalder, head of Global Wealth Management Solutions.
Sebbene i mercati sviluppati rimangano la spina dorsale dei portafogli, le allocazioni si stanno gradualmente spostando verso le azioni dei mercati emergenti e verso investimenti alternativi come le infrastrutture, riducendo al contempo l'esposizione al settore immobiliare. Allo stesso tempo, i family office si stanno orientando verso aggiustamenti mirati in termini di diversificazione, a testimonianza di una mentalità di investimento disciplinata e a lungo termine.
Il report evidenzia anche un notevole cambiamento nel posizionamento valutario. Il 65% dei family office prevede un indebolimento della fiducia nello status di valuta di riserva del dollaro statunitense, con molti che stanno rivalutando l'esposizione agli asset denominati in divisa americana. Ciò sta favorendo una maggiore adozione di strategie multivaluta, con l'euro e il franco svizzero che emergono come alternative preferite.
Per quanto riguarda le aree geografiche, il Nord America continua a rappresentare la quota maggiore degli investimenti, ma i family office stanno attivamente cercando di ridurre il rischio di concentrazione. Sempre più spesso, pianificano di espandere l'esposizione all'Asia-Pacifico, alla Grande Cina e all'Europa occidentale, riflettendo un cambiamento strutturale verso la diversificazione regionale.
L'intelligenza artificiale rimane il principale tema di investimento a livello globale, con il 65% dei family office che hanno già investito lungo l'intera catena del valore, comprese le infrastrutture dei data center, le piattaforme software e i produttori di semiconduttori.
Nonostante le preoccupazioni relative alle valutazioni, i family office prevedono di mantenere o aumentare la propria esposizione, bilanciando opportunità e resilienza. I family office stanno investendo in energia e risorse (37%), infrastrutture (37%) e sanità basata sull'AI (33%), riconoscendo l'ecosistema più ampio necessario per supportare e scalare l'adozione dell'AI.
In un contesto di crescente incertezza, «i family office europei si confermano tra i più attivi a livello globale nel riposizionamento: il 67% prevede modifiche all'allocazione strategica, uno dei livelli più alti registrati nel sondaggio», specifica Giovanni Ronca, head of Ubs Global Wealth Management in Italy.
In Italia, conclude il manager, «osserviamo la stessa dinamica: una accelerazione nella diversificazione geografica e valutaria, con uno sguardo sempre più attento all'Asia-Pacifico e ai mercati emergenti, pur mantenendo gli asset nordamericani come spina dorsale dei portafogli». (riproduzione riservata)