Il bilancio italiano cresce ma la macchina amministrativa fatica a tenerne il passo. E così aumentano i debiti. Ed è lo stesso ministero della Difesa a certificare che la corsa agli investimenti sta mettendo sotto pressione la gestione finanziaria. La Relazione sulla Performance di Palazzo Baracchini, trasmessa al Parlamento a metà giugno, fotografa un’amministrazione impegnata ad accelerare gli investimenti, mentre fa i conti con risorse insufficienti per sostenere le attività operative e con una disponibilità di cassa inferiore alle spese autorizzate.
Secondo il Rapporto, gli stanziamenti definitivi per il 2025 hanno raggiunto 35,5 miliardi di euro: oltre 4,2 miliardi in più rispetto a quanto previsto inizialmente dalla legge di Bilancio e 3,7 miliardi in più dell’anno precedente. Si tratta di uno degli incrementi più consistenti degli ultimi anni, ma la crescita non riguarda in modo uniforme tutte le componenti del bilancio.
Il ministero guidato da Guido Crosetto segnala infatti che le risorse destinate all’operatività quotidiana - addestramento, manutenzione e supporto logistico - risultano ancora sotto pressione. Nella relazione si legge che queste aree risultano «regolarmente ipo-finanziate» anche per effetto della concentrazione delle risorse sulle spese incomprimibili (come utenze, tributi e viveri) e dei tagli lineari operati negli ultimi anni.
Secondo l’analisi condotta dall’Osservatorio Milex, la spesa complessiva per l’acquisto di sistemi d’arma, tra investimenti diretti della Difesa e i fondi di altri dicasteri (come il Mimit), ha sfiorato 13 miliardi. Ma l’aumento degli stanziamenti non si traduce automaticamente in immediata capacità di spesa: la crescita degli investimenti continua a essere rigidamente condizionata dalla disponibilità di cassa, cioè dalle risorse che il Tesoro rende effettivamente disponibili per onorare i pagamenti. Il risultato è che una parte degli investimenti, seppur autorizzata e formalmente «impegnata», non riesce a essere saldata nello stesso anno fiscale.
Le conseguenze di questa asincronia tra impegni di spesa e disponibilità di cassa emergono in un altro dato cruciale della relazione: lo stock del debito commerciale complessivo della Difesa è aumentato esponenzialmente passando dai 96,8 milioni del 2024 ai 360,9 milioni del 2025. Un aumento di oltre 264 milioni (+272%).
Si genera così un paradosso: da un lato la Difesa si conferma un’amministrazione virtuosa nel liquidare rapidamente le singole fatture correnti (con un indice di tempestività dei pagamenti in anticipo di 17,78 giorni), dall’altro aumenta sensibilmente lo stock complessivo di debiti commerciali. Proprio per questo il dicastero ha istituto gruppi di lavoro dedicati all’ottimizzazione della programmazione finanziaria.
Ma la difficoltà di gestire la liquidità e destinarla ai piani di ammodernamento senza mandare in sofferenza i capitoli ordinari si è acuita nel corso del 2025: a fronte di miliardi destinati agli investimenti la rigidità della cassa ha imposto il rinvio di una quota significativa di pagamenti agli esercizi successivi. (riproduzione riservata)