Sinochem si oppone alle restrizioni imposte dal governo su Pirelli tramite il golden power e valuta la battaglia legale. Il gruppo cinese, ricevute le prescrizioni imposte da Palazzo Chigi, ha rilasciato una dura nota ufficiale nelle vesti di Marco Polo International Italy, il veicolo tramite cui controlla il 34,1% di Pirelli: «La società ritiene che le restrizioni amministrative previste dal decreto ledano i legittimi diritti e interessi che gli spettano in qualità di azionista ai sensi del diritto societario italiano e dello statuto di Pirelli». Si tratta di misure ritenute dal gruppo cinese «discriminatorie» e perciò «avranno inevitabilmente un impatto negativo sul clima degli investimenti in Italia».
Considerazioni che non fanno escludere a Sinochem il ricorso ad azioni legali: «La società esprime il proprio profondo rammarico per tale decisione e si riserva il diritto di intraprendere ogni azione legale necessaria a tutela dei propri legittimi diritti e interessi in qualità di azionista».
La prima sede in cui Sinochem potrebbe continuare la propria opposizione, per ora, è la riunione del consiglio d’amministrazione in programma il 16 aprile. In quell’occasione il board sarà chiamato ad approvare i risultati definitivi e a convocare l’assemblea del 25 giugno, dove sarà rinnovato anche il cda Pirelli. Proprio sull’approvazione dei conti il board si era spaccato nell’aprile 2025, quando i rappresentanti di Sinochem avevano votato perché veniva certificato il termine del controllo cinese. Posizione mantenuta anche in assemblea, dove però era finita in minoranza.
Ieri il titolo a Piazza Affari ha chiuso a 6,06 euro (-1,38%), con un calo nella seconda metà della giornata, non influenzato però dalla posizione di Sinochem, arrivata dopo la chiusura della seduta. Nel weekend Pirelli ha reso noti ulteriori dettagli delle restrizioni imposte da Palazzo Chigi a Sinochem, oltre al limite massimo di tre consiglieri, di cui due indipendenti, e l’impossibilità di assumere cariche sociali anticipato da milanofinanza.it.
Elemento centrale del provvedimento è il fatto che le prescrizioni varranno fino a quando il colosso cinese non scenderà al di sotto del 10%. Si tratta di un livello che lo renderebbe un semplice investitore anche agli occhi della normativa Usa sul Cyber Tyre, tecnologia strategica anche per il governo e al centro dell’intervento dell’esecutivo. Gli amministratori indicati da Sinochem, inoltre, non potranno avere deleghe gestionali, poteri esecutivi o attribuzioni idonee a incidere sulle decisioni strategiche, industriali o finanziarie di Pirelli e potranno avere al massimo un posto nei comitati endoconsiliari. Limitata la presenza di soggetti indicati da Sinochem anche nel collegio sindacale: massimo un membro effettivo e un supplente. Ai veicoli dei cinesi viene infine imposto un divieto di «esercitare attività di direzione e coordinamento» su Pirelli.
Anche al gruppo della Bicocca sono stati imposti degli obblighi dal golden power. A eccezione di quelle legittime ai sensi di legge, dovrà rifiutare ogni richiesta che esuli dal normale esercizio delle prerogative dei soci o «attuare qualsiasi iniziativa gestionale o organizzativa che provenga da soggetti riconducibili allo State-owned Assets Supervision and Administration Commission of the State Council cinese». Viene vietata, per esempio, la condivisione di informazioni sensibili della società, inclusa l’attività di ricerca e sviluppo o il trasferimento di dati derivanti da Cyber Tyre.
Ogni anno, entro 30 giorni dalla redazione del bilancio, Pirelli dovrà inviare al Mimit una relazione sulle misure adottate in osservanza delle determinazioni del golden power. Sinochem è tenuta infine a comunicare ogni trasferimento di azioni. (riproduzione riservata)