Pirelli, riunione Comitato golden power già questa settimana dopo la rottura del patto Camfin-Sinochem. Scontro tra le proposte
Pirelli, riunione Comitato golden power già questa settimana dopo la rottura del patto Camfin-Sinochem. Scontro tra le proposte
Torna a Palazzo Chigi il nodo della governance di Pirelli dopo la rottura del patto parasociale Camfin-Sinochem. In gioco c’è la presenza di Pirelli in Usa dopo il muro alzato sulla tecnologia Cyber Tyre. La cinese Cnrc: da noi proposta costruttiva. Camfin replica: non risolve i problemi con gli Stati Uniti

di Roberto Sommella 26/01/2026 12:54

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Il governo già questa settimana affronterà il tema della governance di Pirelli. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza il Comitato Golden Power presso la Presidenza del Consiglio effettuerà a breve una prima ricognizione sul caso dell'azionista cinese del colosso dei pneumatici.

Il tema della governance di Pirelli è all’ordine del giorno del gruppo di lavoro coordinato dal Segretario Generale di palazzo Chigi, Carlo Deodato, che negli ultimi anni, complici anche i tanti fronti di geopolitica, ha visto aumentare il numero di decisioni in materia di tutela degli interessi nazionali.

Perché è stato aperto il fascicolo 

La vicenda Pirelli è complessa e si trascina dal 2023. Venerdì scorso la sua controllante Camfin ha annunciato che non rinnoverà il patto parasociale con Sinochem su Pirelli. A darne l’ufficialità nella serata del 23 gennaio è stato un comunicato rilasciato dal veicolo secondo azionista di Pirelli con il 25,3%, che fa capo al vicepresidente esecutivo del gruppo, Marco Tronchetti Provera. Il mancato rinnovo del patto parasociale ha così aperto un nuovo procedimento golden power nei confronti dei cinesi, soci al 34,1%, per adattare le misure stabilite a giugno 2023 a tutela di Pirelli.

Le ragioni della rottura con i cinesi

La scelta di rompere con gli azionisti cinesi, ha spiegato Camfin, «è stata assunta dopo aver preso atto dell’impossibilità di individuare in questa fase con Sinochem, nel contesto del dialogo fra gli azionisti Pirelli promosso dal governo italiano, soluzioni per adeguare la governance di Pirelli in tempo utile alle esigenze normative americane consentendo alla società di continuare a sviluppare la tecnologia Cyber Tyre».

L'obiettivo degli italiani è avere il tempo sufficiente all’espletamento delle formalità di legge in tempo utile per l’assemblea degli azionisti di Pirelli programmata per il prossimo 25 giugno. Ogni modifica del patto, secondo il decreto Golden Power, va infatti notificata alla Presidenza del consiglio dei ministri. Per questo la holding Camfin ha ribadito la disponibilità «a discutere soluzioni proposte nell’interesse della società, del mercato per consentire a Pirelli in tempi brevi di essere in linea con la normativa statunitense». Ma non è chiaro quali saranno le misure, mentre viene escluso il congelamento delle quote cinesi.

I cinesi: «Da noi una proposta costruttiva»

Proprio lunedì 26 pomeriggio China National Tire & Rubber Corporation (Cnrc) ha precisato «di aver presentato una soluzione strutturata e sostenuta da solide motivazioni, basata su strumenti societari tipici e di ampio utilizzo, in linea con le migliori prassi internazionali, con l’obiettivo di risolvere sia il quadro di governance di Pirelli sia le eventuali criticità connesse ai requisiti regolamentari statunitensi». La società «auspica sinceramente che tale proposta costruttiva possa essere valutata in modo neutrale con un reale spirito di cooperazione» e che «sosterrà ogni processo di valutazione istituzionale, trasparente e fondato su fatti».

La replica di Tronchetti: «La soluzione cinese pregiudizievole per Pirelli»

Immediata la risposta della holding guidata da Marco Tronchetti Provera che boccia la proposta di soluzione dei cinesi: «Sarebbe pregiudizievole per il modello di business di Pirelli e per lo sviluppo tecnologico della società», ha scritto  in una nota diffusa in serata. «Inoltre, tale proposta non consentirebbe a Pirelli, in ogni caso, di essere in linea con la normativa americana sui veicoli connessi».

I cinesi – secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza avrebbero proposto la segregazione delle attività soggette alla normativa Usa in una controllata al 100% di Pirelli interamente guidata da manager espressione di Camfin.
Anche Camfin – continua la nota – «ha avanzato una proposta nell'interesse di tutti gli stakeholders e della società, e che avrebbe permesso a Pirelli di allinearsi con certezza alla normativa Usa» e
«ribadisce la propria disponibilità a discutere soluzioni nell'interesse della società, del mercato e di tutti gli stakeholders».

Golden power, non è la prima volta

Come raccontato sabato da Milano Finanza  i problemi tra il fronte italiano e gli azionisti cinesi hanno origine nel 2022, quando erano iniziate le interferenze di Sinochem dopo la fusione avvenuta con ChemChina avvenuta ad aprile 2021. Tanto che nel giugno 2023 erano arrivate le prescrizioni del golden power dopo il rinnovo del patto parasociale tra Camfin e Sinochem, considerando di importanza strategica nazionale il sistema software e hardware proprietario CyberTyre di Pirelli con l’obiettivo di proteggere la tecnologia e i dati raccolti e garantire l’autonomia gestionale del gruppo della Bicocca.

Nel 2025 sono poi arrivati altri due fronti: la spaccatura del board e dell’assemblea sul tema del controllo cinese, dichiarato concluso dalla maggioranza del cda e dell’assise, nonostante il parere contrario della stessa Sinochem.

Il rischio dell’esclusione dal mercato Usa

Il cuore del problema per Pirelli è il rischio di blocco del mercato Usa (che vale il 20% dei ricavi) a partire da marzo 2026 per la tecnologia Cybertyre a causa della nuova norma statunitense che vieta la vendita di veicoli connessi da parte di produttori di proprietà o controllati dalla Cina e di veicoli che utilizzano il loro software o componenti rilevanti.

Da qui la necessità per Pirelli di una riduzione dei cinesi nel capitale, per poter sbloccare il mercato americano. Ma una soluzione condivisa tra soci italiani e asiatici ancora non è stata individuata. Ecco perché il governo Meloni ha deciso di analizzare subito il problema questa settimana.

Gli altri fronti di attenzione sollevati dagli americani

Al caso Pirelli, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, si starebbero aggiungendo anche altri dossier di società cinesi operanti in Italia che gli Usa vorrebbero messe fuori dal mercato per motivi di sicurezza nazionale. Del caso se ne dovrebbe occupare l’Agenzia delle Dogane. (riproduzione riservata)