Sinochem non accetta le condizioni imposte dal golden power su Pirelli ormai quasi due mesi fa e presenta due ricorsi identici al Tar. A darne notizia prima dell’apertura di Piazza Affari dell’8 giugno è la stessa Pirelli, che in una nota ha confermato il normale svolgimento dell’assemblea in programma il 25 giugno.
Stando alla nota del gruppo degli pneumatici, il 7 giugno «China National Tire & Rubber Corporation e Marco Polo International Italy hanno notificato due distinti ricorsi di identico contenuto» al Tar del Lazio contro «la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ed altri ministeri» per chiedere l’annullamento del Golden power. Va ricordato che Sinochem è primo azionista di Pirelli al 34,1%.
La notizia non ha creato particolari scossoni sul mercato, con il titolo del colosso della Bicocca che a circa un’ora dall’apertura dei listini scambia in rialzo di circa lo 0,6% poco sopra i 6 euro.
Pirelli ha precisato che i ricorsi «non incidono sul regolare svolgimento dell’assemblea degli azionisti in programma il prossimo 25 giugno 2026» in cui verrà rinnovato il board e approvato il bilancio 2025.
Il gruppo si è riservato anche di «intervenire nel predetto giudizio a tutela della propria posizione giuridica ed economica nell’interesse della Società stessa e di tutti i suoi azionisti e, ove occorra, dinanzi a tutte le competenti autorità giurisdizionali».
Palazzo Chigi nelle sue prescrizioni ha previsto che il controllo rimanga in mano al fronte italiano guidato da Marco Tronchetti Provera, secondo azionista del gruppo (26,2%) e in predicato di tornare alla presidenza di Pirelli. Il limite più rilevante imposto è quello di massimo di tre consiglieri all’interno del cda di Pirelli, di cui due indipendenti, e con l’impossibilità di assumere cariche di vertice. Un limite che è stato rispettato da Sinochem nella presentazione della sua lista, dove compaiono tre rappresentanti cinesi.
Le misure varranno fino a quando i cinesi non scenderanno al di sotto della soglia del 10% del capitale, tornando un puro investitore finanziario anche agli occhi della normativa Usa sul Cyber Tyre, tutelata dall’intervento dell’esecutivo. Tra le altre prescrizioni c’è quella secondo cui i rappresentanti di Sinochem non potranno avere deleghe gestionali, poteri esecutivi o attribuzioni idonee a incidere sulle decisioni strategiche, industriali o finanziarie di Pirelli. All’interno dei comitati endoconsiliari, inoltre, potrà essere presente un solo membro della lista cinese. Limitata la presenza anche nel collegio sindacale: massimo un membro effettivo e un membro supplente. Infine viene impedito a Sinochem di «esercitare attività di direzione e coordinamento». (riproduzione riservata)