Pil, Upb rivede al rialzo le stime per il 2026 allo 0,7%
Pil, Upb rivede al rialzo le stime per il 2026 allo 0,7%
Il doppio traino è rappresentato dalla domanda interna e dall’attuazione del Pnrr, spiega l’Ufficio parlamentare di bilancio

di Silvia Valente 04/02/2026 13:04

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L'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) stima una crescita del pil italiano dello 0,5%nel 2025 (grazie all’accelerazione allo 0,3% nel quarto trimestre) e «un rafforzamento allo 0,7% nel 2026, sostenuto dalla domanda interna e in particolare dall’attuazione del Pnrr, e analogo valore per il 2027».

Lo si legge nella nota sulla congiuntura di febbraio. Si tratta di stime riviste a rialzo per quest’anno rispetto alle previsioni autunnali, predisposte dall'Upb per la validazione delle previsioni del ministero dell'Economia e delle Finanze nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp). Il miglioramento è stato apportato «alla luce di ipotesi internazionali meno penalizzanti per la domanda estera e di minori prezzi al consumo». Al contrario la stima sul pil italiano del 2027 è stata «appena limata».

Le dinamiche internazionali

Resta elevata l'esposizione a rischi orientati al ribasso, riconducibili soprattutto al contesto globale oltre che agli umori dei mercati finanziari e al cambiamento climatico.

L’Upb segnala infatti che lo scenario internazionale resta condizionato da elevata incertezza geopolitica, con ricadute su prezzi dell’energia, flussi commerciali e attese di mercato. In risposta «gli investitori aumentano l’esposizione verso attività rifugio, come l’oro e l’argento, i cui prezzi hanno accelerato il trend di rialzo in corso da oltre due anni, anche considerando il calo osservato negli ultimi giorni».

Allo stesso tempo l’attività economica globale rimane disomogenea: nel 2025 gli Stati Uniti hanno mostrato una dinamica relativamente solida crescendo del 2% e la Cina ha sostanzialmente centrato l’obiettivo di un pil al 5%, mantenendo «esportazioni vivaci nonostante le restrizioni commerciali». L’economia dell’area euro invece «procede a ritmi contenuti e differenziati tra paesi, con risultati migliori nelle economie sostenute dalla domanda interna rispetto a quelle più focalizzate sul commercio con l’estero».

Se infatti le stime del Fmi parlano di una crescita mondiale nel 2026-27 del 3%, l’area euro non dovrebbe superare l’1,5%, a causa del brusco rallentamento (dal 4,1% del 2025 al 2,6%), che penalizzerebbe le economie più orientate all’export. Tra queste figura l’Italia.

Salari reali ancora bassi

Buone notizie nel mondo del lavoro tricolore. Secondo l’Upb l’occupazione continuerà a «espandersi a ritmi contenuti, con una stabilizzazione del tasso di disoccupazione intorno al 6%». Però la dinamica salariale resta moderata e dunque «rimane ampio il gap negativo delle retribuzioni in termini reali rispetto al periodo pandemico».

Non stupisce che le famiglie italiane appaiono prudenti nei consumi, anche se l’inflazione in Italia si mantiene contenuta (1,5% nel 2025) e inferiore a quella dell’area dell’euro. La propensione al risparmio tocca invece l’11,4% nel terzo trimestre 2025, su livelli superiori di circa quattro punti rispetto al periodo pre-pandemico. (riproduzione riservata)