Il fondo saudita Pif sempre più ricco: 17 miliardi di utili e asset per oltre 900. Ecco dove investe nel mondo
Il fondo saudita Pif sempre più ricco: 17 miliardi di utili e asset per oltre 900. Ecco dove investe nel mondo
Il fondo sovrano saudita chiude il 2025 con ricavi in crescita del 9% e profitti più che raddoppiati. Da Neom a Lucid, Newcastle United, LIV Golf, Uber e gaming con Electronic Arts: ecco l’impero finanziario dell’Arabia Saudita

di Andrea Boeris   18/08/2026 16:20

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Il Public Investment Fund (Pif) non è soltanto il fondo sovrano dell’Arabia Saudita. È lo strumento finanziario con cui il principe ereditario Mohammed bin Salman sta trasformando l’economia del regno con un duplice obiettivo: ridurre la dipendenza della monarchia dal petrolio e proiettare l’influenza saudita sui mercati globali. E i conti del 2025 del fondo danno la dimensione globale che ha oggi la macchina finanziaria costruita da Riad.

Pif ha chiuso l’esercizio con 449,9 miliardi di riyal di ricavi complessivi, circa 120 miliardi di dollari, il 9% in più rispetto ai 413,4 miliardi dell’anno precedente. E la redditività è diventata enorme: l’utile operativo è più che raddoppiato, da 34,7 a 78 miliardi di riyal, circa 20,8 miliardi di dollari, mentre l’utile netto è passato da 25,8 a 65,2 miliardi (17,4 miliardi di dollari), con un balzo del 152%.

Un patrimonio da oltre 900 miliardi di dollari

La dimensione del portafoglio ha superato i 900 miliardi di dollari. Gli asset under management hanno raggiunto 3.396 miliardi di riyal, equivalenti a circa 906 miliardi di dollari, contro appena 150 miliardi di dollari nel 2015 e circa 530 miliardi nel 2021. Pif è ormai uno dei cinque maggiori fondi sovrani del mondo (il primo resta quello norvegese con un patrimonio che supera i 1.700 miliardi di dollari) e controlla o partecipa oltre 200 società. Il rendimento totale medio annuo del portafoglio dall’avvio del Vision Realization Program nel 2017 è stato del 5,8%.

Il 76% del portafoglio è costituito da investimenti locali, il 20% da attività internazionali e il restante 4% dal Treasury Pool; considerando quest’ultimo insieme alle attività domestiche, circa l’80% degli asset rimane legato al regno. Dal 2021 al 2025 il Pif ha investito più di 750 miliardi di riyal in nuovi progetti sauditi e calcola di aver contribuito cumulativamente per 1.286 miliardi di riyal al pil non petrolifero. Nel solo 2025 il suo contributo è stato pari all’11% del pil non-oil saudita.

Crescono anche debito e passività

La crescita ha però un costo finanziario. Il bilancio consolidato mostra attività complessive per 4.541 miliardi di riyal, in aumento del 5%, ma anche passività salite del 17% a 1.912 miliardi. In particolare, prestiti e finanziamenti sono aumentati del 27%, da 570,4 a 725,3 miliardi di riyal, circa 193 miliardi di dollari. Il patrimonio netto è invece diminuito del 2% a 2.629 miliardi.

Pif, dalla nascita del programma obbligazionario internazionale, ha raccolto a fine esercizio complessivamente 31 miliardi di dollari attraverso bond in dollari, sterline ed euro, green bond e sukuk. La liquidità resta consistente: il flusso di cassa operativo è cresciuto del 50% a 75,5 miliardi di riyal e la cassa a fine anno è salita del 20% a 277,5 miliardi.

Da Neom a Riyadh Air: cosa possiede Pif

Dietro questi numeri c’è un portafoglio che ormai attraversa quasi ogni settore dell’economia saudita. Il Pif è il finanziatore dei cinque grandi giga-project del regno: Neom, Qiddiya, Red Sea Global, Diriyah e Roshn. Complessivamente questo blocco valeva a fine 2025 circa 227 miliardi di riyal, il 7% degli asset del fondo.

Neom rimane il progetto simbolo della Vision 2030, con la città lineare The Line, il polo industriale Oxagon e il grande progetto dell’idrogeno verde. Quest’ultimo, sviluppato con Acwa Power e Air Products, ha richiesto 8,4 miliardi di dollari di investimenti, aveva superato il 90% di completamento e dovrebbe utilizzare fino a 4 GW di energia solare ed eolica per produrre fino a 600 tonnellate al giorno di idrogeno sotto forma di ammoniaca verde.

Ma l’impero Pif va molto oltre il mattone. Il fondo controlla o sostiene campioni nazionali nell’aviazione con Riyadh Air e AviLease, nell’auto con Ceer e la partecipazione in Lucid, nella difesa con Sami, nelle miniere con Maaden, nelle rinnovabili con Acwa Power, nell’intelligenza artificiale con la nuova Humain e nel gaming attraverso Savvy Games Group. Nel 2025 ha inoltre completato l’acquisizione del 54% di MBC Group per 7,47 miliardi di riyal.

Particolarmente ambiziosa è la scommessa automobilistica. Il King Salman Automotive Cluster punta a riunire in Arabia Saudita le attività di Ceer e Lucid, oltre alle joint venture industriali con Hyundai e con l’italiana Pirelli (Mena Tyre Company). Nel 2025 è iniziata anche la costruzione della fabbrica della jv con Hyundai, progettata per produrre fino a 50 mila vetture l’anno, sia elettriche sia con motore a combustione.

Lucid, Uber e il SoftBank Vision Fund

Fuori dall’Arabia Saudita, alcuni investimenti hanno trasformato il Pif in uno degli azionisti più riconoscibili della finanza mondiale. Dal 2018 il fondo ha finanziato ripetutamente Lucid, sostenendo il costruttore americano di auto elettriche anche durante le fasi più difficili della sua espansione. Nel 2025 Lucid ha prodotto 17.840 vetture, quasi il doppio dell’anno precedente, e ne ha consegnate 15.841.

Tra le operazioni storiche spicca poi l’impegno di circa 169 miliardi di riyal, 45 miliardi di dollari, nel SoftBank Vision Fund I, una delle più grandi scommesse tecnologiche mai effettuate da un fondo sovrano. Il Pif ha inoltre investito 13,15 miliardi di riyal in Uber e ha impegnato fino a 75,1 miliardi di riyal nel programma infrastrutturale americano di Blackstone. Possiede inoltre circa il 10% del gruppo tedesco di trasporto marittimo Hapag-Lloyd e partecipazioni nel lusso alberghiero attraverso Aman Group e Rocco Forte Hotels.

A questi asset si aggiunge Heathrow, dove il Pif è entrato nel capitale della holding dell’aeroporto londinese, uno dei principali hub mondiali. Il fondo ha costruito così un portafoglio internazionale che spazia dalle infrastrutture alla tecnologia, dalla logistica agli hotel di lusso.

Il calcio, il golf e la diplomazia dello sport

Una delle parti più visibili della strategia resta però lo sport. Nel 2021 un consorzio guidato dal Pif ha acquistato il Newcastle United in Premier League. Dopo la successiva riorganizzazione dell’azionariato, il fondo saudita è arrivato a controllare circa l’85% del club inglese. Nel 2025 il Newcastle ha conquistato la Coppa di Lega, il primo grande trofeo nazionale in 70 anni, ed è tornato in Champions League.

Sempre nel 2021 il Pif ha creato LIV Golf, il circuito che ha sconvolto gli equilibri del golf professionistico attirando alcuni dei migliori giocatori mondiali. È stata una delle scommesse più costose e controverse del fondo: gli investimenti cumulativi hanno superato i 5 miliardi di dollari. Nel 2026, tuttavia, è emersa la decisione del Pif di interrompere il finanziamento diretto del circuito alla fine della stagione, un segnale della crescente attenzione alla sostenibilità economica degli investimenti.

Il fondo ha inoltre trasformato lo sport in una piattaforma più ampia di media e intrattenimento. La controllata Surj Sports Investment ha concordato nel 2025 l’acquisto di una partecipazione di minoranza in Dazn, accompagnata dal progetto di creare Dazn Mena, e ha stretto un accordo per portare in Arabia Saudita un nuovo torneo ATP Masters 1000.

La maxi-scommessa sui videogiochi con Electronic Arts

Il gaming è invece uno dei terreni sui quali l’Arabia Saudita sta investendo di più. Attraverso Savvy Games, Pif controlla Scopely, che nel 2025 ha completato per 13,15 miliardi di riyal l’acquisizione delle attività gaming di Niantic, portandosi in casa titoli come Pokémon Go, Pikmin Bloom e Monster Hunter Now. Savvy controlla inoltre ESL Faceit Group, uno dei maggiori operatori mondiali negli e-sport.

La scommessa più grande però è un’altra. Nel settembre 2025 iPif, insieme a Silver Lake e Affinity Partners, ha raggiunto un accordo per acquistare Electronic Arts in un’operazione da 55 miliardi di dollari, destinata a diventare il più grande leveraged buyout interamente cash mai realizzato. Pif possedeva già il 9,9% del produttore di videogame e, insieme ai partner, ha previsto circa 36 miliardi di dollari di capitale proprio e 20 miliardi di finanziamenti.

L’operazione è stata perfezionata a inizio agosto e prevede l’uscita di Electronic Arts dalla borsa e il passaggio a un consorzio guidato dal Public Investment Fund (Pif) dell’Arabia Saudita, insieme alla società di private equity Silver Lake e ad Affinity Partners, il fondo fondato da Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. (riproduzione riservata)