La guerra tra Stati Uniti e Iran, scoppiata alla fine di febbraio e non ancora archiviata visto che sono stati rinviati i colloqui Usa-Iran a causa dei raid di Israele in Libano, ha lasciato il segno su alcuni titoli quotati a Piazza Affari. Da una parte la febbre da risiko con la corsa a due tra Banco Bpm e Intesa Sanpaolo per aggiudicarsi il controllo di Mps, che riguarda indirettamente anche Mediobanca, Unipol e Bper, ha spinto il 19 giugno l'indice Ftse Mib a un nuovo massimo storico a 53.188,37 punti (+15% dall’inizio della guerra, seconda performance migliore dopo il +17% del Nasdaq), «un traguardo che vale la pena mettere in prospettiva: il precedente record assoluto risaliva a marzo del 2000, in piena bolla delle dot-com. Milano ci ha messo oltre un quarto di secolo per rivedere quei livelli e ora li ha lasciati alle spalle», sottolinea Alberto Conca, responsabile investimenti di Lfg+Zest, convinto che possa raggiungere nuovi traguardi.
Diversi elementi giocano a favore. «Le banche restano molto redditizie e generose con i dividendi e il clima geopolitico più disteso favorisce l'appetito per il rischio. Inoltre, una buona fetta del listino, i titoli industriali e dei consumi rimasti indietro, non ha ancora partecipato pienamente al rialzo: se anche solo una parte di questi recuperasse terreno, l'indice avrebbe ulteriore carburante. Va però ricordato che i record portano con sé anche maggior prudenza. Dopo una corsa così intensa, fasi di prese di beneficio sono fisiologiche e nuovi fronti di incertezza, come i dazi americani, possono sempre riemergere. La forza del listino milanese resta, però, costruita su fondamentali concreti, non solo su entusiasmo: ed è questa la differenza più rilevante rispetto al record di venticinque anni fa». Dopo aver guidato le performance tra i principali listini europei negli ultimi anni, il mercato italiano dispone degli ingredienti per continuare ad aggiornare i massimi e, soprattutto, sostiene Gabriel Debach, market analyst di eToro, difendere quel ruolo di leadership che fino a poco tempo fa sembrava impensabile.
Dall’altra parte, qualche azione è rimasta indietro (nella tabella quelle crollate a doppia cifra ma che sono ancora molto lontane dai minimi storici eccetto Ops eCom, Aeffe, Ariston e Cellularline), vuoi per ragioni proprie del settore di riferimento, vuoi perché penalizzata dal clima di incertezza geopolitica e dalla crisi energetica. Il filo conduttore è uno: i beneficiari della pace in Medio Oriente non sono necessariamente le aziende più esposte all'area, ma quelle che hanno sofferto maggiormente gli effetti secondari del conflitto, spiega Debach.
Energia e trasporti più cari, turismo rallentato, maggior incertezza macro e aspettative di tassi più elevati hanno rappresentato un freno trasversale per diversi settori del listino: consumi discrezionali, lusso, utility e industria manifatturiera. Una pace non cambia i fondamentali delle aziende, ma può contribuire a ridurre lo sconto che il mercato ha applicato a molti di questi titoli durante la fase di maggior incertezza. Proprio qui possono nascondersi le occasioni più interessanti per chi investe con un’ottica di medio periodo.
Stellantis è forse il caso più emblematico. Il titolo viaggia ben lontano dai valori di un paio d'anni fa. Il piano industriale Fastlane 2030 presentato dal gruppo ha però basi concrete: 6 miliardi di euro di tagli ai costi entro il 2028, di cui il 40% già individuati e in parte avviati, e soprattutto il ritorno a una generazione di cassa positiva già dal 2027. La scommessa è il Nord America, da cui dovrebbe arrivare oltre il 60% del recupero degli utili.
C'è poi un fattore legato proprio alla fine del conflitto in Medio Oriente: il gruppo automobilistico aveva sofferto il caro-tariffe e l'incertezza geopolitica, e un quadro internazionale più disteso aiuta. Il rischio resta l'esecuzione del piano industriale, ma a questi prezzi per Conca gran parte delle cattive notizie sembrano già scontate. Ne è convinto anche Gianmarco Bonacina, head of research di Banca Akros: «il titolo è stato oltremodo penalizzato dalla svalutazione degli investimenti fatti nei modelli elettrici, mentre il piano recente risulta credibile e si basa sulla reintroduzione di modelli iconici in Usa (Ram, Dodge, Jeep) con motorizzazioni Ice che dovrebbero permettere alla società di recuperare quote di mercato, mentre in Europa la società sta sviluppando partnership con players cinesi».
Mentre il management di Campari sta implementando una strategia di rifocalizzazione del marketing sui brand a maggior valore aggiunto, cercando al contempo di efficientare la base produttiva. Il gruppo dell’Aperol, aggiunge Debach, ha dovuto confrontarsi con costi energetici e logistici più elevati, difficoltà nel travel retail e una domanda dei consumatori più cauta. Una normalizzazione del quadro geopolitico ridurrà parte di queste pressioni e consentirà al mercato di tornare a concentrarsi sui fondamentali. La pace non sarà sufficiente da sola a cambiare la storia del titolo, ma può contribuire a rimuovere alcuni degli ostacoli che hanno pesato sulla valutazione nell'ultimo anno. L’azione è scivolata sotto 5,6 euro ed è in calo da oltre due anni.
Eppure, nota Conca, resta tra i nomi più solidi nel comparto degli alcolici europei. Il motivo? Una crescita di ricavi e utili più chiara rispetto ai concorrenti e, soprattutto, un percorso di riduzione del debito che dovrebbe portare l'indebitamento sotto 2 volte l’ebitda entro il 2027, aprendo la strada a possibili riacquisti di azioni proprie. Il free cash flow yield diventerà interessante proprio a partire dal 2027, quando gli investimenti straordinari rientreranno. Il contesto per gli spirits resta debole, in particolare in Europa, ma per chi ha pazienza il profilo è tra i più solidi del settore.
Moncler è un caso a parte. Il titolo ha già recuperato parecchio ed è vicino ai massimi dell'ultimo anno. Il gruppo ha messo a segno il miglior primo trimestre del settore lusso, con le vendite dirette del marchio Moncler in crescita del 14% e l'Asia in volata del 22%, e le stime sugli utili sono state riviste al rialzo. Qui non si tratta tanto di un titolo «rimasto indietro» quanto di una conferma di qualità: il margine di crescita rispetto agli obiettivi è più ridotto, ma la solidità del marchio resta un punto fermo. Le tensioni hanno inciso sui flussi turistici provenienti dal Golfo e dall'Asia verso l'Europa. Per Moncler il dato è significativo considerando che circa metà delle vendite europee dipende da clienti internazionali. Una normalizzazione dei collegamenti aerei e del sentiment dei viaggiatori premium può sostenere la crescita soprattutto nei mesi estivi, quando il turismo pesa maggiormente sui risultati.
Mentre il leader negli apparecchi acustici, Amplifon, tratta intorno ai 10 euro dopo essere sprofondato sotto gli 8 euro a marzo. Pesano i rischi legati alla grande acquisizione di GN Hearing, operazione «trasformativa» per il gruppo. Ma i segnali dal mercato europeo, l'area più importante per l'azienda, sono incoraggianti: dopo un avvio d'anno fiacco, la crescita ha accelerato tra febbraio e marzo e ha proseguito ad aprile e maggio, ricorda Conca. Il management punta a riportare il debito a livelli più gestibili in 18 mesi. È il titolo con il profilo di rischio più alto della lista, perché molto dipende dalla buona riuscita dell'integrazione, ma anche quello con un buon potenziale di recupero (+27% secondo il consenso Bloomberg) se le cose andranno per il verso giusto.
Anche il comparto delle utility può beneficiare di una stabilizzazione. Non tanto per il prezzo dell'energia in sé, quanto per l'impatto che petrolio/gas meno volatili avrebbe sull'inflazione e sulle aspettative sui tassi. Le utility vengono spesso trattate come bond proxy e tendono a soffrire quando il mercato teme tassi elevati più a lungo. La riduzione delle tensioni geopolitiche può favorire un contesto più accomodante per la Bce, rispetto alle attese iniziali, migliorando il profilo valutativo dell'intero settore. Bonacina suggerisce, quindi, Acea che ha sofferto la vendita di una parte della quota dell’azionista Suez e per temi di corporate governance, mentre ora il focus dovrebbe tornare sulla performance operativa che appare solida visto il modello di business di utility regolata nel mondo water.
Tra gli industriali spicca Interpump, probabilmente uno dei beneficiari più diretti della pace dal punto di vista operativo, secondo Debach. Il gruppo ha infatti indicato esplicitamente l'aumento dei costi energetici, dei trasporti in Asia ed Europa e alcuni ritardi progettuali. La de-escalation migliorerà la visibilità sulle consegne e ridurrà la pressione sui margini. Meno noto al grande pubblico ma con una storia chiara è Marr, il distributore di prodotti alimentari alla ristorazione controllato da Cremonini.
L’azione ha perso oltre il 12% da inizio anno. I conti del primo trimestre hanno mostrato ricavi in crescita più del mercato, ma margini ancora compressi dalla riorganizzazione logistica in corso. La svolta, secondo l'azienda, arriverà nella seconda metà dell'anno, quando i benefici di questa riorganizzazione diventeranno visibili. Nel frattempo, rammenta Conca, il titolo offre un rendimento da dividendo particolarmente generoso, intorno al 6-7%, che remunera bene l'attesa. Tra le altre mid cap Bonacina suggerisce Rai Way che sconta l’incertezza legata alla possibile fusione con EI Towers, ma il modello di business legato alla gestione di infrastrutture di broadcasting critiche offre un profilo di crescita difensiva e parzialmente inflation-linked. (riproduzione riservata)