Le elezioni di midterm Usa un «cleaner event» per i mercati: hanno ridotto alcune incertezze che avevano penalizzato di recente anche Piazza Affari (Ftse Mib -7% dai massimi di agosto), senza mettere in discussione i principali driver strutturali. Così Luigi de Bellis, ceo di Equita. «Il governo diviso è un contesto costruttivo per le corse: meno leggi significano meno sorprese», osserva de Bellis. «Ci sono poi i fondamentali. La stagione delle trimestrali sta confermando una crescita degli utili robusta, sostenuta dal ciclo di investimenti in intelligenza artificiale, difesa, infrastrutture. E le valutazioni», aggiunge, «restano ragionevoli: Wall Street tratta a 19x gli utili attesi a dodici mesi, l’Eurozona a 14x, Piazza Affari a 12,3x».
Per il listino milanese Gianmarco Bonacina, head of research di Banca Akros, vede soprattutto una rotazione settoriale, più che un impatto generalizzato sul listino dell’avanzata democratica, con una penalizzazione per il settore energy (cambio politica energetica), infrastrutture AI-data center (maggior regolamentazione) e difesa (riallocazione dei fondi sulla sanità), mentre sono favoriti rinnovabili, finanziari, sanità e consumi discrezionali (rotazione da growth a value).
Pur riconoscendo che la vittoria dei Democratici potrebbe tradursi in un maggior scrutinio regolamentare e in un aumento dei ritardi nella pipeline di nuovi data center, ritiene limitato il rischio per i progetti già in costruzione e attesi in completamento entro il 2027. La domanda di capacità AI rimane decisamente superiore all’offerta disponibile e gli investimenti futuri possono essere riallocati verso Stati caratterizzati da un contesto politico e autorizzativo più favorevole. «Riteniamo pertanto che la recente correzione di STMicroelectronics, Prysmian e Technoprobe rappresenti un’opportunità di acquisto, piuttosto che l’inizio di un deterioramento strutturale dell’AI investment cycle», spiega Bonacina.
Quanto al pilastro portante di Piazza Affari, le banche italiane, ora che Trump avrà maggiori difficoltà ad alzare la spesa pubblica e ad aumentare il debito già monstre (oltre 40 mila miliardi di dollari) ci sarà meno pressione sui rendimenti dei Treasury Usa e di riflesso anche sui titoli di Stato europei, Btp compresi. Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bper e Banco Bpm sono quelle con in pancia più titoli di Stato italiani.
Inoltre «il livello dei tassi continua a sostenere il margine di interesse degli istituti di credito, le valutazioni restano ragionevoli e la remunerazione degli azionisti è elevata (7,4% il rendimento del dividendo di Mps e Banco Bpm, segue Intesa Sanpaolo con il 6,5%, ndr). E sul risparmio gestito riteniamo eccessive le preoccupazioni per una possibile disruption da parte dell’AI: FinecoBank e Banca Mediolanum sono i nostri titoli preferiti», aggiunge il ceo di Equita.
Tra gli altri potenziali beneficiari dell’onda blu ci sono le società che producono materiali da costruzione, come Buzzi e Webuild, e chi come Diasorin (50% dei ricavi dal Nord America) può trarre beneficio dal rilancio dei finanziamenti alla ricerca scientifica. Nel settore energetico, invece, la svolta Dem rafforza le aspettative di un sostegno all’energia pulita, accelerando le approvazioni per i progetti energetici e infrastrutturali.
Enel ha una presenza forte nelle energie rinnovabili negli Stati Uniti, dove conta di arrivare a 13 GW di capacità installata entro fine 2026, Erg è entrata in questo mercato nel 2024 tramite una partnership strategica con Apex Clean Energy ed Eni opera negli States attraverso Plenitude, con impianti eolici, fotovoltaici e sistemi di accumulo, oltre ad avere una presenza importante nel gas. Una politica americana che favorisca la diversificazione delle forniture energetiche può offrire opportunità commerciali.
Attenzione, però, a un’eventuale maggior tassazione delle compagnie petrolifere e a ulteriori vincoli ambientali. Così come un possibile rallentamento della crescita della spesa militare americana e/o un maggior controllo parlamentare sui finanziamenti alla difesa potrebbero avere ripercussioni su Leonardo, che realizza il 23% dei ricavi negli Usa, e su Avio che ha investito 500 milioni di dollari per realizzare un nuovo stabilimento in Virginia per produrre motori a propellente solido destinati anche al mercato missilistico americano.
Mentre Fincantieri produce già in Nord America e ha investito oltre 800 milioni di dollari nei suoi quattro cantieri navali americani, gestiti tramite la controllata Fincantieri Marine Group. Insieme a Leonardo è comunque tra i titoli preferiti di Bonacina. Infine, consumi e commercio retail potrebbero beneficiare del dibattito sul potere d'acquisto, anche se riduzioni significative dei dazi restano improbabili senza il sostegno della Casa Bianca. «Nei consumi discrezionali», conclude Bonacina, «la nostra preferenza va a Moncler» e se dovessero diminuire i dazi al 15% sulle importazioni europee di auto in Usa Stellantis sarebbe la prima a festeggiare.
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