«Venite a produrre in America». Il presidente statunitense, Donald Trump, lo ripete da anni, ma nel suo secondo mandato l'invito è diventato molto più di uno slogan: è una leva di politica industriale costruita su dazi, incentivi e pressione commerciale. Per le imprese straniere il messaggio è semplice: chi investe negli Stati Uniti avrà accesso al più grande mercato del mondo, chi resta fuori rischia di pagarne il prezzo. «If you don't make your product in America... you will have to pay a tariff», ha detto di recente il tycoon. Che tradotto vuol dire: «Se non producete in America, dovrete pagare i dazi».
In questo scenario le aziende italiane si trovano davanti a una scelta strategica. Per molti gruppi già presenti oltreoceano è il momento di accelerare investimenti, acquisizioni e capacità produttiva. Per altri il suolo americano rappresenta una destinazione sempre più obbligata per sostenere la crescita e ridurre il rischio di barriere commerciali. Da Prysmian a Campari, da Brembo ad Avio, fino alle medie imprese del made in Italy industriale, la partita americana è tornata al centro delle strategie di espansione.
Equita ha selezionato (si veda la tabella in pagina) per Milano Finanza le società quotate a Piazza Affari con un’esposizione almeno del 20% dei ricavi agli Stati Uniti. Poco sotto, tra il 19% e il 16% ci sono, in ordine, Dexelance, Comer Industries, Ferretti, De' Longhi, Indel B, Leonardo, Prada; tra il 13% e l’8% Technogym, Cementir, Moncler, Reply, Sbe Varvit, Trevi, Webuild, Italian Exhibition Group, Cembre, Gentili Mosconi e Italian Wine Brands. Altre ancora hanno attualmente un’esposizione modesta (meno del 5%), ma stanno investendo molto negli Stati Uniti.
Come Avio, che ha concluso con successo un aumento di capitale da 400 milioni di euro per costruire un nuovo stabilimento per la produzione di motori a propellente solido per la difesa ad Hurt nella Contea di Pittsylvania (Virginia). «Investimenti per la capacità produttiva che verrà. Infatti in 5-7 anni la quota di ricavi in Usa del gruppo aerospaziale è destinata a diventare oltre un terzo del totale», sottolinea Domenico Ghilotti, responsabile del team di ricerca di Equita.
Bisogna poi considerare le aziende come Technoprobe: anche quando fattura al colosso taiwanese Tsmc, l’ordine spesso arriva da clienti americani come Nvidia, chiarisce Ghilotti. Quindi che sia direttamente o indirettamente alla fine nell’80% dei casi la domanda arriva sempre dall'America. Lo stesso discorso vale per il produttore di chip StMicroelectronics e per Intercos, che opera nel settore della cosmetica e ha come clienti aziende statunitensi come Estée Lauder. Per un’impresa italiana è molto importante diversificare il business, entrando nel mercato americano, in parte, spiega Ghilotti, perché i tassi di crescita dell’economia a stelle e strisce sono decisamente superiori a quelli dell’Europa, in parte perché è un mercato più dinamico e reattivo, dove è più facile sviluppare opportunità di business.
Molte delle aziende citate nella tabella hanno fatto questo passo organicamente, come nel caso di Safilo, Ferrari e Racing Force, altre attraverso acquisizioni mirate, si pensi a Prysmian, Buzzi, Fila, Diasorin e Amplifon. Quest’ultima vanta un’esposizione agli Stati Uniti pari al 25% dei ricavi dopo aver acquistato GN Hearing. Altri due esempi sono Sabaf, che ha comprato recentemente il 51% di Mec, produttore dell’Ohio di cerniere per elettrodomestici, per aumentare l'esposizione al mercato americano che tendenzialmente è più profittevole, e Campari che ha rilevato la distilleria Wild Turkey nel Kentucky.
Il sogno americano oggi è abbastanza concentrato su alcuni settori. Sicuramente è strettamente legato all’intelligenza artificiale e ai data center in tutte le loro declinazioni, prosegue Ghilotti. In quest’ottica oltre a Technoprobe ed Stm, Ghilotti cita Prysmian con la domanda di cavi in fibra ottica che cresce rapidamente per supportare l’aumento di densità computazionale richiesta dall’AI, e Lu-Ve, una delle storie più interessanti legate all’infrastruttura fisica dell’AI. La società fornisce sistemi avanzati di raffreddamento per data center e ha recentemente ottenuto un contratto pluriennale superiore a 100 milioni di euro con un hyperscaler statunitense. Anche le soluzioni per controllo e gestione termica di Carel Industries sono utilizzate nei sistemi dei data center. Il business cresce a ritmi sostenuti, soprattutto negli Stati Uniti, dove la domanda dei data center continua ad accelerare.
In campo energetico, invece, Tenaris è molto presente in Usa con i suoi tubi per il settore oil&gas, mentre Danieli sta supportando i propri clienti nello sviluppo di capacità produttiva per produrre acciaio in loco come conseguenza dei dazi dell'amministrazione Trump. E Hyundai Motor ha scelto proprio il gruppo italiano come partner tecnologico per il suo nuovo polo siderurgico in Louisiana, destinato alla produzione di acciaio per il settore automotive.
In attesa dell’ipo record di SpaceX, sbarcata sul Nasdaq il 12 giugno, il mercato ha premiato in particolare Avio (+154% in un anno), tanto che Equita lo scorso 1° giugno ha preso profitto sull’azione, tagliando il rating da buy a hold. La sim non ha escluso che il sentiment positivo sul settore spaziale possa durare più a lungo, anche grazie alla raccolta dei fondi e degli Etf specializzati, ma l’upside rispetto al suo target price a 46 euro si è ridotto.
Per quanto riguarda l’equity story di Avio non ha cambiato idea: la visibilità degli obiettivi del piano industriale rimane buona e per il settore della difesa è addirittura migliorata alla luce del contesto geopolitico che ha ampliato il divario tra domanda e offerta di propellente solido per missili. Inoltre, anche in caso di pace nelle principali aree di conflitto, gli arsenali dovranno essere riempiti se non altro al fine di deterrenza. Scontando un miglioramento degli ordini sia da Mbda sia dai nuovi clienti negli Stati Uniti, la stima di raccolta ordini 2026 di Equita per Avio è pari a 750 milioni, ben sopra la guidance del management di 390/520 milioni.
Il resto delle imprese, soprattutto quelle legate ai consumi, al lusso e all’automotive, non ha registrato performance eccezionali in questi mesi. «Pensiamo che abbia senso rimanere esposti al tema dell’intelligenza artificiale e dei data center, con titoli come Technoprobe, Stm, Prysmian Carel Industries e Lu-Ve, che hanno evidenziato buone performance ma hanno ancora spazio per crescere», indica Ghilotti. «Tra quelli che hanno sottoperformato e che quindi sono più interessanti dal punto di vista valutativo, suggeriamo aziende di qualità come Campari, Moncler e Brunello Cucinelli». Infine, Ghilotti consiglia Brembo grazie a Sensify, il sistema frenante gestito da chip e software che tramite l’AI riduce i tempi di frenata e che il gruppo ha appena iniziato a produrre su larga scala. Nei prossimi anni si vedrà un volume importante di crescita dei ricavi. Non tanto nel 2026, perché ci sarà una fase di ramp-up, ma dal 2027 in poi.
Anche tra le mid & small cap ci sono aziende con un piede negli Usa. Il team di Alantra ne ha individuate dieci (si veda la tabella) sotto la sua copertura. Tra queste, B&C Speakers che dovrebbe entrare quest’anno nel mercato statunitense dell’audio AM per auto, una nicchia da 300 milioni di euro caratterizzata da margini elevati e da un panorama competitivo composto da piccoli produttori di qualità inferiore. Mentre Comer Industries ha investito 22 milioni nel 2024 per ampliare lo stabilimento di Rockford, in Illinois, con l’obiettivo di raddoppiarne le dimensioni e rafforzare l’efficienza dei costi grazie a una maggior prossimità agli Oem. L’investimento consentirà alla società di incrementare la quota di mercato nei prossimi anni e raddoppiare il fatturato generato dall’impianto.
E se per Expert.ai il 2025 è stato un anno in cui la crescita è rallentata negli Usa, che restano uno dei mercati chiave, con l'acquisizione di Agh del 2025, Icop è sbarcata nella costa est degli States, mercato che vale oltre 11 miliardi di dollari, e si conferma in costante espansione, con un cagr del 15% nel periodo 2023-28. E se Somec è presente nel segmento facciate e high-end commercial buildings, con un incremento della dimensione media dei contratti, il gruppo Trevi è negli States con entrambe le divisioni: Trevi (14% del fatturato divisionale) e Soilmec (20% del fatturato del segmento macchine).
Nella rosa dei titoli dell’Egm Alessia Di Florio, analista di Integrae sim, indica Fope, storica azienda orafa italiana fondata a Vicenza nel 1929, che ha sviluppato una forte vocazione internazionale, generando oltre l'85% del proprio fatturato sui mercati esteri. La presenza sul suolo americano è presidiata da Fope Usa, controllata con sede a Boca Raton (Miami) che opera quale distributore della capogruppo per il mercato americano e agente per Caraibi e Sud America e che nel 2025 ha registrato ricavi pari a 20,05 milioni e un ebitda di 1,01 milioni. Un’altra storica azienda è Marzocchi Pompe, fondata nel 1949 e leader nella produzione di pompe e motori a ingranaggi ad alte prestazioni destinati a numerose applicazioni nei settori industriale, mobile e automotive.
Fin dalle prime fasi del proprio percorso di internazionalizzazione, ricorda Alessia Di Florio, il gruppo ha individuato negli Stati Uniti uno dei mercati più rilevanti per il proprio sviluppo. Nel 2008 la società ha costituito Marzocchi Usa a Elgin, in Illinois, che opera quale hub logistico e commerciale per il mercato statunitense e ha generato ricavi pari a 9,05 milioni, il 24,36% del fatturato consolidato. Anche la multinazionale hi-tech Doxee ha una costola a Fort Lauderdale, in Florida, a dimostrazione dell'interesse verso uno dei principali mercati per le soluzioni software, i servizi digitali e le tecnologie legate alla customer experience e alla digital transformation. A giugno 2025 il gruppo ha perfezionato il riacquisto del 100% della quota detenuta da Simest in Doxee Usa, tornando a detenere integralmente il capitale della controllata americana.
Non si può non citare Matica Fintec, pmi che produce soluzioni tecnologiche per l'emissione di carte finanziarie e documenti identificativi a elevata sicurezza che ha rafforzato la presenza nel mercato a stelle e strisce con la controllata Matica Corp. (nel 2025 ha generato ricavi per 8,06 milioni, oltre il 19% del fatturato). A settembre 2025 Matica ha perfezionato l’acquisizione di Panini, un’operazione che ha permesso all’azienda di integrare Panini North America. Il rafforzamento del presidio geografico in Usa è proseguito con l'acquisizione del 51% di Credence ID, società con sede a Oakland (California) specializzata nelle tecnologie biometriche e nelle soluzioni di identità digitale che collabora con partner quali Google, Samsung e Apple.
È invece dal 2019 che tramite la controllata statunitense Vimi Fasteners (a Charlotte in North Carolina), il gruppo che produce organi di fissaggio a elevato contenuto ingegneristico destinati ai settori automotive, industriale, oil & gas e aerospace, presidia il mercato americano. Nel 2025 i ricavi generati in Usa e Canada sono cresciuti del 12,9% a 6,03 milioni, pari al 10,8% del fatturato consolidato. (riproduzione riservata)