Il massimo storico di marzo 2000 a 50 mila punti torna nel radar del Ftse Mib, ora distante solo il 10% circa. Tuttavia, il contesto nel 2026 sarà più volatile per l’incertezza sulla tenuta dell’economia americana, l’impatto dei piani di investimento in Europa e le tensioni geopolitiche.
Con l’Europa vista crescere poco sopra l’1% e la Germania in lenta ripresa (+1,2% annuo nel 2026-27), si assisterà sul mercato italiano a un’espansione moderata dei multipli p/e più in linea con la media storica decennale (13x), il che implica una maggior visibilità sugli utili per il 2026 e il 2027, con le stime del consenso che indicano una crescita dell’eps dell’11,3% quest’anno e dell’11,7% il prossimo.
Un altro aspetto importante riguarda una partecipazione settoriale più diffusa alla performance azionaria con una rotazione. Dopo tre anni di leadership indiscussa delle banche, seguite dai titoli legati alla difesa e da cemento e costruzioni, negli ultimi mesi del 2025 si è già notato un cambiamento, con utility ed energia in testa e settori precedentemente deboli, come retail e prodotti per la salute, in recupero.
Quest’anno gli esperti contattati da Milano Finanza si aspettano una partecipazione più ampia alla performance azionaria, senza una leadership settoriale dominante.
Questo può favorire anche le società a media capitalizzazione rispetto alle large grazie anche alle iniziative governative come il Fondo Nazionale Strategico e Quota Lombardia che possono dare impulso alle Ipo. «Viste le tempistiche di lancio del Fnsi, mercati finanziari permettendo, ci aspettiamo un flusso di Ipo interessante a partire dalla seconda metà del 2026», prevede Alberto Villa, responsabile equity research di Intermonte. «Speriamo si traduca in quotazioni non solo di società di piccole dimensioni, ma anche di mid cap di qualità».
Sarà, pertanto, necessario adottare un approccio più selettivo, pescando anche tra quelle azioni che hanno sottoperformato il mercato, lasciando sul terreno da inizio 2025 un sonoro 50% (si veda la tabella sotto), ma che stando al consenso Bloomberg hanno tutte le carte in regola per un rimbalzo deciso.
I titoli che hanno performato male nel 2025 si possono dividere in due categorie: chi ha visto una revisione al ribasso delle stime di utile e chi, invece, ha subito una riduzione del multiplo valutativo per timori strategici, spiega Angelo Meda, responsabile azionario di Banor: «per poter vedere un recupero di questi titoli è necessaria un’inversione di tendenza nelle stime o un cambio di percezione del mercato sulle tematiche strategiche e di sviluppo».
Quest’anno Villa si aspetta un andamento positivo degli indici intorno al 10% sia per il Ftse Mib sia per l’indice Mid Cap, anche perché il mercato italiano continua a scambiare a sconto con un multiplo intorno a 12,5x sugli utili 2026 rispetto a 16x dei principali indici europei e all’oltre 20x degli indici statunitensi e soprattutto conta di assistere a un miglioramento degli utili per diversi titoli in settori ciclici come industriali e automotive.
Questo fattore, insieme a valutazioni talvolta penalizzanti, dovrebbe consentire alle azioni che hanno evidenziato performance negative di recuperare terreno. «Di recente abbiamo rivisto in positivo le aspettative per Stellantis e Amplifon, sulla base di una possibile ripresa dell’andamento del business e grazie a una comparazione più favorevole», sottolinea Villa.
Inoltre, «rimaniamo positivi su Reply, eccessivamente penalizzata dal possibile rallentamento legato all’intelligenza artificiale che, tuttavia, dovrebbe esser di supporto a una società che affianca i clienti nell’utilizzo efficiente delle nuove tecnologie». Anche Ferrari per Villa rimane interessante con un’elevata visibilità sulla crescita futura. Mentre tra le piccole capitalizzazioni è costruttivo su The Italian Sea Group dopo i recenti ordini per nuovi yatch, seguiti a un periodo prolungato senza nuove commesse.
Tra le perdenti del 2025, ci sono aziende in declino ciclico e non strutturale. In particolare, segnala Fabio Caldato, portfolio manager di AcomeA Sgr, «abbiamo approfittato dei ribassi per iniziare una posizione in Inwit e Diasorin. La prima ha sofferto del calo degli investimenti delle telco che, secondo noi, torneranno sul finire del 2026 anche in ottica del 5G. Mentre Diasorin ha dovuto rivedere il business dopo il boom del Covid. Reply rimane una nostra top pick e crediamo che l’AI non sia un pericolo nel breve termine e che il mercato abbia penalizzato le aziende di software in maniera indiscriminata. Più difficile la valutazione sul prossimo trend di Nexi e Stellantis, che comunque deteniamo», avverte Caldato.
Anche Meda punta su Nexi e Amplifon (Banor sovrappesa le small & mid cap poiché trattano a sconto storico rispetto alle large e sono impattate positivamente dallo sviluppo della transizione energetica e della digitalizzazione, oltre a essere più esposte ai mercati domestici e meno vulnerabili ai dazi e ai forti movimenti valutari), ma pensa che Diasorin sia la meglio posizionata per l’anno in corso perché combina una crescita più sostenuta con la stabilità garantita da un processo di ricerca e di produzione dei dispositivi, regolato dalle autorità dei vari Paesi.
«Il segmento medtech tratta su valutazioni molto sacrificate per motivi non strutturali: una volta dimostrato che la debolezza sui risultati è legata a una normalizzazione delle vendite post Covid e alle tensioni sulla supply chain, ha il potenziale di tornare a crescere a doppia cifra grazie all’invecchiamento della popolazione e all’innovazione che porta allo sviluppo di nuove terapie. Per cui», sostiene Meda, «il mercato riporterà le valutazioni più in linea con la media storica per un settore che, negli ultimi anni, è cresciuto più del resto delle società dell’indice europeo e merita un premio».
Molti esperti non si aspettano, in vista della pubblicazione dei conti 2025, novità importanti sui dividendi (Stellantis, Nexi, Inwit e The Italian Sea Group le più generose tra le ritardatarie), un aspetto distintivo dell’azionario italiano che in termini di dividend yield vanta un primato assoluto: 4,4% sul 2025 e 4,9% sul 2026 per il Ftse Mib. D’altra parte, conclude Meda, le società in tutti i settori hanno necessità di investire per rimanere competitive, per cui «crediamo che ci possa essere un utilizzo più importante del buyback, strumento più flessibile nella remunerazione per gli azionisti».
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