Piazza Affari, le 25 azioni da non perdere con la tregua in Iran
Piazza Affari, le 25 azioni da non perdere con la tregua in Iran
Ftse Mib sopra i livelli pre-guerra in Iran e a sconto rispetto agli altri indici. Analisti prudenti ma costruttivi, con preferenza per titoli difensivi e in forte trend strutturale, in attesa di una de-escalation. I 25 buy anche con un ritorno all’austerity

di Elena Dal Maso e Francesca Gerosa 10/04/2026 20:00

Ftse Mib
47.609,36 17.40.00

+0,59%

Dax 30
23.803,95 18.00.00

-0,01%

Dow Jones
47.916,57 22.20.01

-0,56%

Nasdaq
22.903,20 22.25.44

+0,35%

Euro/Dollaro
1,1730 22.10.46

+0,06%

Spread
77,30 17.30.15

-1,02

Dopo un mese e mezzo di guerra in Iran con i prezzi del petrolio in altalena, ma sempre a ridosso di 100 dollari a barile, le borse restano sotto pressione. Alla fine, però, la sorpresa: i listini hanno retto bene, a partire dal Ftse Mib che si muove sopra i livelli precedenti lo scoppio del conflitto. Mentre il Dax in Germania ha perso quasi il 6% e l’indice Eurostoxx 600 il 3,3%. A Wall Street l’S&P 500 è in leggero calo e il Nasdaq in guadagno dello 0,7%.

Certo, il quadro è diverso rispetto a fine febbraio, ci sono titoli sul listino milanese che nel frattempo hanno ceduto quasi il 60% (Trevi -56%), Sogefi ha lasciato sul terreno il 34%, Ariston il 20%. Per contro, Lottomatica ha guadagnato quasi il 30% e Datalogic il 22,6%, Eni il 20%, Saipem il 15,5% e StM il 13,5%.

Milano resta cheap

Piazza Affari resta sempre la cenerentola, a sconto sia rispetto all’Europa (il Ftse Mib viaggia con un rapporto prezzo-utile di 15,5 contro le 17,5 volte dell’indice Eurostoxx 600), sia nei confronti di Wall Street (p/e S&P500 a 26,7, Nasdaq 100 a 35,6). Tuttavia, Alberto Villa, Responsabile Equity Research di Intermonte, segnala che sia i mercati azionari globali sia quello italiano trattano a multipli leggermente superiori alla media storica degli ultimi dieci anni: i primi a premio del 4% e il secondo del 6%.

Nelle tabelle sotto sono indicati i 20 titoli di Piazza Affari con una market cap sopra i 100 milioni di euro che hanno guadagnato e perso di più dallo scoppio del conflitto e il consenso degli analisti raccolto da Bloomberg. L’ultima colonna specifica, invece, quale è il potenziale rialzo o ribasso dell’azione rispetto al prezzo obiettivo del consenso.

In attesa che nel weekend le delegazioni di Usa e Iran raggiungano un accordo per confermare almeno due settimane di tregua e l’apertura anche parziale dello Stretto di Hormuz attraverso cui transita il 20% di tutto il petrolio mondiale, Milano Finanza ha chiesto ad analisti e gestori come muoversi in queste acque agitate.

Parola d’ordine: cautela

Mai come oggi è difficile fare previsioni, ragiona Fabio Caldato, Portfolio Manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale, «l'esperienza insegna che, in questi casi, la premessa per fare investimenti è comprare asset di qualità che possano magari andare in sofferenza di prezzo, ma uscirne poi vincenti».

In un contesto di guerra, in cui abbiamo petrolio alto, possibile inflazione e indebolimento economico, per Caldato è consigliabile identificare aziende che operino in «settori difensivi o in quelli in forte trend strutturale». Ecco perché il gestore trova nel settore healthcare un possibile rifugio con Diasorin e Garofalo. Tra i settori in trend emerge la tecnologia e l’esperto cita StM, ma anche EssilorLuxottica e nella Difesa Fincantieri, che sotto 14 euro, «offre un’importante opportunità di ingresso».

Le strategie difensive e i titoli energetici

Anche Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, suggerisce prudenza: l’obiettivo principale «non deve essere quello di inseguire guadagni elevati a tutti i costi, ma difendere il valore del portafoglio, mantenendo un elevato livello di diversificazione». In quest’ottica, i nomi che Diodovich considera più interessanti in chiave difensiva sono soprattutto quelli legati all’energia, alla Difesa e alle infrastrutture regolate.

Eni resta uno dei titoli più direttamente esposti a uno scenario di petrolio e gas su livelli elevati, mentre Tenaris può beneficiare di una prosecuzione degli investimenti nel comparto oil & gas. In una logica di maggior stabilità, l’esperto guarda a Snam e Terna che possono offrire un profilo più difensivo. Nella difesa, Leonardo continua a rappresentare «uno dei nomi più solidi per intercettare il tema dell’aumento strutturale della spesa militare».

Se la tregua regge...

Se però nelle prossime settimane dovessimo assistere a una forte de-escalation in Medio Oriente, con una riduzione strutturale del premio al rischio sul petrolio, una parte dell’esposizione dovrebbe essere spostata verso i settori che hanno sofferto di più la fase di tensione, avverte Diodovich, ovvero trasporti, turismo, consumi discrezionali, industria ciclica.

Villa guarda già avanti nella direzione di una tregua sostenibile, perché in quel caso si aprirebbero opportunità per le società esposte a progetti nel settore energetico come Maire, Saipem e Webuild che «hanno corretto molto e presentano prospettive interessanti sia sul piano del business che su quello valutativo».

Il settore finanziario e il lusso in caso di normalizzazione

Pure il settore finanziario è stato penalizzato dalla guerra ma, escludendo scenari estremi di recessione, «rimane un comparto che può continuare a performare bene, anche grazie alla revisione al rialzo delle aspettative sui tassi di interesse». In uno scenario di graduale normalizzazione, «caratterizzato da fasi di stop and go», Villa guarda alle banche con fondamentali solidi che hanno corretto durante il conflitto (Unicredit e Intesa Sanpaolo) e a società industriali caratterizzate da «elevato pricing power e flussi di cassa visibili» come Interpump e Leonardo, nel lusso Moncler e Ferrari, tra i consumer De' Longhi e Campari.

Nel comparto utility, invece, A2A e Acea. Gabriel Debach, market analyst di eToro, punta invece su Brunello Cucinelli sempre in caso di tregua sostenibile («lusso puro, quindi leva diretta sul ritorno della fiducia»), a cui abbina Moncler e Ferrari. E a sua volta ritene che Intesa Sanpaolo e Unicredit siano «strumenti diretti per prezzare il rischio Italia. Buzzi chiude il quadro ciclico».

Comprare sui ribassi

Un altro esperto che, pur, con cautela, consiglia di comprare sui ribassi è Andrea Scauri, gestore del fondo azionario Lemanik High Growth. Le ragioni sono due: il presidente statunitense, Donald Trump, non ha l'opinione pubblica dalla sua parte; in secondo luogo, ci sono le elezioni di medio termine a novembre e Scauri non crede che il tycoon possa permettersi di arrivare a quella data con un mercato azionario in frantumi.

«Quindi la guerra deve finire presto», ragiona. Fra i temi preferiti: energie rinnovabili, oltre a StM e Saipem. Scauri ha da poco aggiunto al portafoglio Stellantis dopo il crollo del titolo a causa della super svalutazione del comparto elettrico che ha portato il prezzo «a un punto di ingresso molto interessante». L’azione Tim risparmio rimane poi un «solido caso di investimento, supportato da un panorama competitivo migliore e da una governance molto più lineare con l'ingresso di Poste Italiane». Nella selezione dei finanziari, il gestore preferisce Bper e Mps, mentre punta sulle Danieli risparmio fra le infrastrutture. E dopo la debolezza degli ultimi mesi, la posizione è «ponderata su nomi come Leonardo», mentre ha da poco ricostruito una posizione su Fincantieri.

In caso di austerity

E se l’Europa cadesse in recessione fra una tregua e un bombardamento provocando una situazione di austerity? Qui il paradigma si ribalta. Quando aumenta l’incertezza, il mercato torna a cercare stabilità e flussi di cassa prevedibili, ricorda Debach. La difesa «si costruisce sulla visibilità degli utili e sulla qualità dei cash flow. Le utilities restano il primo rifugio, il mondo finanziario resta poi centrale, ma con una condizione chiave, il rischio Paese. Finché lo spread resta sotto controllo, banche, assicurazioni, risparmio gestito e modelli più stabili possono mantenere un profilo difensivo», ragiona l’analista.

Attenzione poi all’energia. Rientra nel perimetro difensivo, ma in modo diverso. Non per stabilità dei flussi, ma come protezione geopolitica e inflattiva. È il ruolo che ha avuto nelle ultime settimane, sostenendo l’indice mentre il resto del listino faticava. Infine, la Difesa, che sta sempre più passando da tema ciclico a tema strutturale. In uno scenario di minor impegno statunitense o di maggiori richieste agli alleati, l’Europa si troverebbe a rivedere al rialzo la spesa militare, conclude Debach.

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