Piazza Affari, le 11 azioni con i migliori buyback: rendono anche il 5,6%
Piazza Affari, le 11 azioni con i migliori buyback: rendono anche il 5,6%
Spazio a nuovi riacquisti di azioni proprie con banche ed energetici in prima linea. Punita l’assenza, come nel caso di Nexi. Intermonte si aspetta una spesa di 12 miliardi nel 2026, 11 i campioni individuati

di Francesca Gerosa 06/03/2026 20:00

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Crescita degli utili e forte liquidità creano spazio per nuovi buyback nel 2026. Già lo scorso anno le società europee hanno riacquistato azioni proprie per 182 miliardi di euro (analisi di Morningstar), più del doppio rispetto a dieci anni fa (oltre 15 miliardi solo a Piazza Affari). E soprattutto il 44% delle imprese quotate ha avviato tali operazioni, la seconda percentuale più alta dell’ultimo decennio, dopo quella registrata nel 2024.

L’esempio più recente ed eclatante è quello dell’azienda tedesca di software Sap che, con l’ultima trimestrale, ha annunciato un maxi riacquisto di azioni da 10 miliardi. Gli utili visti balzare del 12% quest’anno e le posizioni di cassa solide (escluso il settore finanziario, la liquidità rappresenta l’11% degli asset, un livello superiore alle medie storiche) possono sostenere ulteriori mosse in tale direzione.

Con i blackout che hanno raggiunto l'apice all'inizio di febbraio, l'attività di riacquisto sta riaccelerando e dovrebbe sostenere lo slancio delle azioni coinvolte. Azimut nell’ultima settimana ha annunciato un piano di ritorno del capitale agli azionisti, che include dividendi e buyback, pari al 25% della capitalizzazione di mercato entro il 2027. Enel, che stima di investire 53 miliardi di euro nel piano al 2028, 10 in più rispetto al precedente, ha approvato una nuova tranche del piano di buyback per un esborso massimo di 1 miliardo.

Mentre Mps combinerà i dividendi con un buyback in modo da compensare l'impatto dell'acquisto della quota residua di Mediobanca in azioni e della riduzione dell'utile per azione. Anche per questo servono i buyback: riducendo il numero di azioni in circolazione, l’eps può aumentare automaticamente, poiché lo stesso utile viene ora diviso per un numero inferiore di azioni. Ciò può contribuire a sostenere il prezzo del titolo nel tempo. Ma i riacquisti possono anche segnalare la fiducia del management nel fatto che il titolo sia sottovalutato.

Nexi a secco

Talvolta un mancato un annuncio, quando il mercato se lo aspetta, è motivo di forte delusione. Lo si è visto con Nexi. Negli ultimi anni la paytech aveva affiancato ai dividendi programmi di riacquisto di azioni proprie. Nel nuovo piano, però, presentato il 5 marzo, non è previsto un buyback nel 2026 e il titolo è sprofondato in un sol giorno del 16,6% in borsa. Lo stesso ad, Paolo Bertoluzzo, ha ammesso che «alcuni azionisti, soprattutto Usa, forse si aspettavano un buyback», ma la società preferisce concentrarsi sui dividendi, che quest’anno saranno pari a 350 milioni dai 300 milioni dell’anno scorso, con un rendimento stimato vicino al 9%. In tutto il gruppo conta di distribuire agli azionisti oltre 1,1 miliardi nel triennio, un livello per molti investitori inferiore alle attese.

46 miliardi di dividendi attesi nel 2026

Nel complesso a Piazza Affari Alberto Villa, Responsabile Equity Research di Intermonte, si aspetta che la componente prevalente della remunerazione degli azionisti rimanga legata ai dividendi. La stagione dei buyback è stata, infatti, particolarmente ricca quando le valutazioni nel comparto bancario evidenziavano sconti rilevanti rispetto al patrimonio tangibile.

«Per il 2026 e 2027 ci aspettiamo una prevalenza di dividendi cash agli azionisti: quasi 46 miliardi nel 2026 che salgono a 49,4 miliardi nel 2027 sul nostro panel di copertura, anche se l’acquisto di azioni proprie rimane interessante per molte società in diversi settori, spesso a compendio di una remunerazione via dividendi già generosa», spiega Villa. Il dividend yield è molto allettante: 5% e 5,3%, rispettivamente.

Vs 12 miliardi di buyback

Tra i titoli coperti da Intermonte l’ammontare dei piani di buyback attesi nel corso del 2026 e 2027 è, invece, di poco inferiore a 12 miliardi. Il rendimento è decisamente più basso: l’1,3%, comunque sopra quello medio dell’1,1% per i titoli europei nel 2025. Come detto, il settore bancario spicca su entrambi i fronti. «Ma anche aziende del comparto energy e utilities come Eni, Enel e Tenaris hanno annunciato significativi piani di buyback. Poi c’è una serie di società come Lottomatica, Diasorin, Azimut con piani di riacquisto di azioni attesi particolarmente generosi per gli azionisti», offrono rendimenti del 5,6%, del 3,8% e del 5,3% (si veda la tabella sotto).

I campioni di Intermonte

Proprio tra le società che hanno politiche di remunerazione attraenti Villa si attende che alcune possano accelerare i piani di riacquisto di azioni in caso di correzione ingiustificata dei prezzi, «un elemento di stabilizzazione distintivo anche in fasi di mercato più volatili come quella di questi ultimi giorni», indica l’esperto, «e non possiamo escludere nuovi annunci di buyback in futuro. Quindi, abbiamo consigli di acquisto su diversi titoli con dividendi e piani di buyback generosi come, ad esempio, Intesa Sanpaolo, Lottomatica, Ferrari e Azimut».

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