Il Fondo Nazionale Strategico Indiretto, il grande progetto del Mef e Cdp per sostenere le pmi di Piazza Affari con investimenti pazienti, si trova alla fine del percorso. Entro dicembre gli istituzionali come banche, assicurazioni e Sgr che hanno accolto il piano del governo devono chiudere la raccolta e iniziare a investire nelle società. Solo che i 13 soggetti che erano emersi a inizio 2026 durante la presentazione ufficiale del progetto a Palazzo Mezzanotte si sono ridotti per difficoltà incontrate in questi mesi nella raccolta. Fondi pensione e casse di previdenza, un po’ per regolamenti interni complessi, un po’ per la poca propensione a investire in aziende piccole, avrebbero rallentato molto la raccolta, secondo quanto ha appurato MF-Milano Finanza da più fonti. a incidere, anche i 7 anni di lockup dell’Fnsi (non si può infatti disinvestire prima).
Con la conseguenza che Algebris davvero a malincuore ha deciso di mettere da parte il progetto, mentre diverse sim ed sgr indipendenti sono ancora alle prese con gli ultimi milioni da raccogliere. Di fatto, sono cinque le società che hanno chiuso la fase di apporto, che prevede un minimo di circa 35 milioni (il 51%) su un totale di 70 milioni, il 49% dei quali viene versato da Cdp.
Quindi, i soggetti che sono partiti sono per lo più importanti strutture che già disponevano di capitale proprio da allocare: Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo), Generali Investments (parte del colosso assicurativo), Miria (la Sgr di Ensararco), Amundi (Crédit Agricole) e Arca. Intanto, un ulteriore sesto fondo, quello di Anima, ha superato il livello minimo previsto.
Fra gli indipendenti vicino alla soglia dei 35 milioni vi sono Equita, in finale di partita ed Ersel, una delle storiche realtà finanziarie private e indipendenti in Italia, specializzata nella gestione di grandi patrimoni. In questo caso, secondo quanto risulta a questo giornale, ha dato l’impegno formale a co-investire lo stesso gruppo torinese fondato dalla famiglia Giubergia.
Come funziona il Fnsi? E’ tecnicamente un fondo di fondi con un regolamento unico ma diversi veicoli sottostanti gestiti dalle singole banche e sgr. Il veicolo deve investire una quota prevalente, almeno pari al 70% delle masse in titoli quotati di piccola e media capitalizzazione (non devono far parte del Ftse Mib). Il fondo può investire poi fino al 30% in titoli quotati con un fatturato superiore a 50 milioni e in titoli di debito emessi dall’Italia (Btp), da Paesi dell’Ue e dalla Commissione Europea. Secondo le stime iniziali del Mef, il progetto dovrebbe raccogliere entro dicembre 750 milioni di euro. All’inizio dell’anno il governo aveva aggiornato le attese addirittura a 1,5 miliardi grazie alla disponibilità di banche, compagnie ed sgr.
Secondo quanto risulta a questo giornale, l'iniziativa a oggi ha raggiunto 545 milioni di raccolta complessiva. Ed è in effetti attesa superare il target iniziale di 750 milioni di entro fine anno. Un dato interessante è che i veicoli operativi sono già attivi sul mercato primario: i fondi hanno iniziato a sostenere le nuove quotazioni, con la partecipazione all’ipo di Alia Mentis e di Giunti Psychometrics, quest’ultima andata anche al retail. Con un effetto già misurabile: oltre 0,5 miliardi di liquidità stabile aggiuntiva sul segmento. (riproduzione riservata)