Piazza Affari cresce ma le società italiane rimangono a sconto. Dai delisting un’emorragia da 2 miliardi
Piazza Affari cresce ma le società italiane rimangono a sconto. Dai delisting un’emorragia da 2 miliardi
Il decimo Osservatorio sui Mercati dei Capitali realizzato da Equita in collaborazione con l’università Bocconi restituisce una fotografia con luci e ombre del mercato italiano

di Sara Bichicchi 11/03/2026 02:00

Ftse Mib
44.751,15 10.43.53

-1,00%

Dax 30
23.576,74 10.43.40

-1,64%

Dow Jones
47.706,51 9.55.50

-0,07%

Nasdaq
22.699,38 6.25.15

+0,01%

Euro/Dollaro
1,1592 10.28.39

-0,47%

Spread
73,90 10.58.35

+5,29

Il mercato italiano cresce (anche in termini di liquidità e multipli), ma gli investimenti rimangono concentrati su poche big e il numero degli intermediari attivi nella ricerca continua a scendere. In più, nel 2025 Piazza Affari ha perso oltre 2 miliardi di euro di capitalizzazione, risultato di 31 delisting (tra mercato principale ed Egm) che non sono stati compensati da nuovi ingressi. È la fotografia in chiaroscuro scattata dal decimo Osservatorio sui Mercati dei Capitali realizzato da Equita in collaborazione con l’università Bocconi.

La corsa del Ftse Mib

L’elemento positivo più evidente è la performance del Ftse Mib: lo scorso anno il paniere milanese ha guadagnato il 31,5%, secondo solo alla borsa di Madrid (+49,3%) tra le principali piazze europee. Il listino è stato trainato dai titoli finanziari, che pesano per il 45% del totale (contro il 21% nell’EuroStoxx 50). Inoltre le prime dieci società rappresentano da sole più della metà del valore complessivo del listino (55%).

L’Italia a sconto

Nonostante lo spolvero del Ftse Mib, le società italiane scambiano ancora a sconto rispetto a quelle quotate altrove. Il multiplo p/e delle società presenti sul mercato All-Share, per quanto in crescita rispetto a cinque anni fa, è di circa 12 volte contro una media europea di quasi 16 volte. Con questo dato l’Italia è fanalino di coda tra i principali Paesi europei: la Spagna precede di poco la Penisola, ma Germania e Francia la staccano con multipli simili alla media europea.

Delisting, un’emorragia da 2 miliardi

Un’altra nota dolente sono gli addii alla borsa. Nel 2025 il mercato principale ha perso 2,1 miliardi di capitalizzazione per effetto del delisting di 12 società, senza nessuna ipo. Sull’Egm, invece, ci sono state 21 quotazioni (a fronte di 19 delisting), ma il saldo in termini di market cap è rimasto negativo con circa 200 milioni di euro in meno.

Come cambiano le regole

Negli anni, ha sottolineato l’amministratore delegato di Equita Andrea Vismara, c’è stato un «progressivo miglioramento nella normativa ma non nella fiscalità». Nel 2025 segnali positivi sono arrivati, ad esempio, dagli incentivi per la quotazione delle pmi introdotti da Lombardia e Liguria, oltre che dalla Saving and Investment Union a livello europeo. Tuttavia, con l’ultima legge di bilancio è scattato un raddoppio della Tobin Tax, la tassa applicata alle transazioni finanziarie in Italia.

Infine, a due anni dal Manifesto per lo Sviluppo dei Mercati dei Capitali elaborato da Borsa Italiana, Equita e Bocconi alcune proposte sono diventate realtà. È il caso dell’eliminazione dell’unicità dei Pir ordinari e soprattutto del fondo dei fondi per le pmi: il progetto, affidato a Cdp, vede la partecipazione di 13 gestori con asset under management che potrebbero arrivare a 1,5 miliardi. (riproduzione riservata)