Piazza Affari paga la concentrazione che ne aveva sostenuto la corsa. Il Ftse Mib ha raggiunto l’ultimo massimo storico il 7 agosto, mentre il Ftse Italia Mid Cap aveva già toccato il picco annuale il 17 giugno e lo Star il 14 gennaio. La debolezza delle società di dimensioni inferiori era quindi cominciata prima, ma durante la correzione estiva sono state soprattutto le grandi capitalizzazioni a subire le vendite più intense. Dal 7 agosto alla chiusura del 21 ottobre, il Ftse Mib ha perso il 7,5% contro il 4,44% del Mid Cap e il 2% dello Star. Una sottoperformance che trova conferma nel confronto con buona parte dei principali listini europei. Nello stesso periodo, infatti, il Dax tedesco ha ceduto il 2,56%, l'Ibex spagnolo il 4% e il Ftse 100 britannico lo 0,9%.
Il conto più salato lo ha pagato però il Cac 40 francese con un -8,7%, complici i timori per la sostenibilità del debito della Francia. La dimensione della correzione emerge soprattutto dall'ampiezza delle vendite. Su 123 società italiane tra Ftse Mib, Mid Cap e Star selezionate da eToro per Milano Finanza, ben 87, pari al 70,7%, presentano una performance negativa dal 7 agosto. Solo 35, pari al 28,5%, hanno guadagnato terreno e una è rimasta invariata. Inoltre, soltanto un terzo di queste aziende si trova sopra la propria media mobile a 50 giorni (quindi in un trend rialzista di medio periodo).
La debolezza del listino milanese si è poi accentuata a inizio di ottobre, quando il principale indice italiano ha ceduto il 3,36%, mentre Francoforte ha guadagnato l'1,77% e Londra l'1,4%. È proprio quest’accelerazione a mettere in luce, secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, una delle principali vulnerabilità strutturali di Piazza Affari: il peso del comparto finanziario. A fine settembre, infatti, le sette banche del Ftse Mib rappresentavano il 40,22% dell'indice, con Unicredit e Intesa Sanpaolo che da sole pesavano il 29,27%.
Allargando il perimetro ai servizi finanziari e alle assicurazioni, l'esposizione superava il 51%. La correzione, tuttavia, non ha interessato solo le banche. Dal 7 agosto Tim ha perso il 24,19%, Stellantis il 20,34%, Leonardo il 16,95%, Moncler il 15,24%. Movimenti che evidenziano una debolezza più ampia, distribuita tra tlc, automotive, industria e consumi discrezionali. Nel campione delle società industriali, nota Debach, la perdita media dal massimo estivo del Ftse Mib ha raggiunto il 7,29%.
Pressione ulteriore è arrivata dalla tecnologia, in particolare dai semiconduttori. Le vendite a Wall Street sui titoli legati all’AI, alimentate dai dubbi sulla sostenibilità degli investimenti e delle valutazioni raggiunte, si sono trasmesse anche alle italiane Technoprobe, STMicroelectronics e Prysmian che hanno perso, rispettivamente, il 19%, il 10,3% e il 12,6% da inizio ottobre, portando le flessioni dal 7 agosto all'11,9%, al 12,71% e al 14%. Prysmian è legata all’AI perché produce i cavi per i data center, ma come Buzzi (-4,1% dal 7 ottobre) può beneficiare del tema della ricostruzione in Ucraina se dovesse essere raggiunta la pace.
Non tutto il comparto tecnologico, però, ha seguito la stessa traiettoria. Società come Sys-Dat, Seco e Reply hanno mantenuto performance positive nel periodo (si veda la tabella sotto), «confermando come gli investitori stiano distinguendo tra attività, prospettive e posizionamenti differenti all'interno della filiera tecnologica», spiega Debach. A compensare parzialmente la pressione sono state soprattutto le società energetiche, favorite dal rialzo dei prezzi del petrolio (Brent a un passo da 115 dollari al barile). Tutti e quattro i titoli del comparto, Eni, Tenaris, d'Amico International Shipping e Saipem, risultano positivi dal 7 agosto, con una performance media del 13,72%. Diversa la situazione delle utility, il cui rendimento medio nel periodo rimane negativo del 2,86%, pur mostrando una ripresa a ottobre.
A guidare la graduatoria dei titoli di Piazza Affari più resilienti è B.F., con un progresso del 54,5%, sostenuta dallanuova politica dei dividendi che prevede la distribuzione di almeno il 50% dell’utile della capogruppo, seguita da NewPrinces (+31,7%), in scia alle aspettative sui benefici dell'integrazione di Princes Retail (previsti maggiori margini, sinergie e flussi di cassa nel 2027 e nel 2028), Sys-Dat (+29,9%), Seco (+24,5%) e la già citata d'Amico (+24,1%).
La tecnologia presenta alcune delle divergenze più interessanti. Sys-Dat ha corso dopo un primo semestre che ha mostrato ricavi in aumento del 15,7%, un ebitda in crescita del 23,7% e un utile a +22,6% grazie anche alle acquisizioni. Quanto a Seco è stata sostenuta dalle prospettive legate all'Edge AI e alla Physical AI, sebbene abbia perso il 9,6% a ottobre, mostrando una sensibilità maggiore alle recenti vendite sui tech. Anche Reply, con un progresso di quasi il 12%, è riuscita a chiudere bene il periodo grazie a una combinazione interessante di crescita, solidità finanziaria ed esposizione all'AI. Nel primo semestre i ricavi sono aumentati del 7,4%, con una posizione finanziaria netta positiva per 402 milioni.
«La specializzazione ottenuta da Nvidia nella Physical AI rafforza inoltre il posizionamento nelle applicazioni industriali dell'intelligenza artificiale, un segmento nel quale la domanda potrebbe svilupparsi ben oltre l'attuale ciclo di investimenti nei chip», precisa Debach. Nonostante il recupero, Reply tratta a 16 volte gli utili attesi contro una media storica di 19 volte. Il che lascia spazio a una rivalutazione (+17% secondo il consenso Bloomberg, ancora di più per Lottomatica, Gens Aurea, Lu-Ve e Witt che registra anche la maggior distanza dal proprio massimo storico).
Tra le grandi capitalizzazioni emerge soprattutto il comparto energetico. Eni (+14,7%) e Tenaris (+12,9%) hanno beneficiato dell’impennata dei prezzi del petrolio, alimentato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dalle preoccupazioni sulle forniture. A distinguersi è stata anche d'Amico International Shipping (+24,1%), che opera nel trasporto marittimo di prodotti petroliferi e ha beneficiato delle condizioni favorevoli nel mercato dei noli.
«Questo quadro è particolarmente significativo perché tutti e quattro i titoli del campione mantengono una performance positiva dal 7 agosto e si trovano sopra la media mobile a 200 giorni. Una combinazione di forza relativa e continuità tecnica che li distingue dalla maggioranza degli altri settori italiani», afferma Debach.
Nel comparto delle utility occorre, invece separare i recuperi recenti dalla performance complessiva. A2A ha guadagnato il 3,91% dal 7 agosto, meno Snam (+1,2%), mentre Enel ha perso l'8,41% nonostante il recupero del 5,17% registrato a ottobre. «Il comparto resta sensibile all'andamento dei rendimenti obbligazionari, ma il mercato sembra tornare a valorizzare la prevedibilità dei flussi di cassa e la componente regolamentata delle attività delle utility», afferma Debach, apprezzando A2A che unisce un rendimento da dividendo sopra al 4% a un piano di investimenti da 23 miliardi di euro al 2035, con un'esposizione in aumento alle reti elettriche e alla domanda energetica dei data center.
A 11,6 volte gli utili attesi, la valutazione rimane ragionevole, pur essendo superiore alla media storica degli ultimi tre anni. «La verifica arriverà dalla capacità degli investimenti di tradursi in maggiore redditività, considerando che nel primo semestre l'ebitda adjusted è sceso del 3% e l'utile netto adjusted dell'11%. Il mercato sta già premiando la trasformazione industriale, ma la crescita degli utili dovrà ancora confermarla», precisa l’esperto.
Il rischio legato ai tassi rimane significativo, considerando un indebitamento netto prossimo a 5,8 miliardi di euro, ma la crescita delle attività regolamentato e il profilo finanziario giudicato stabile dalle agenzie di rating offrono elementi di sostegno. Il prossimo appuntamento con i risultati del 10 novembre sarà importante per verificare se il recupero di borsa possa essere accompagnato anche da segnali di miglioramento operativo.
A2A si distingue anche tecnicamente, essendo l'unica delle otto utility a trovarsi sopra la media mobile a 200 giorni. Tra i consumi, infine, buona la performance (+10% dal 7 agosto) di Campari grazie alle aspettative di stabilizzazione della domanda di spirits e al miglioramento della percezione degli investitori sul settore. Quanto a Inwit ha evidenziato un rialzo dell'11,96%, drogato però dalle indiscrezioni su un possibile delisting.
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