Vedere titoli che chiudono la giornata con rialzi di oltre il 10%, come è accaduto a Prysmian nei giorni scorsi, fa piacere. Che doccia fredda, però, trovarsi di fronte a crolli del -14,5% in una sola seduta come quello di Campari dopo i conti, giudicati deboli dagli analisti. Il Ftse Mib viaggia positivo per circa l’8% da inizio anno, ma la performance positiva inganna, perché al suo interno racchiude una forte volatilità, amplificata da movimenti estremi dei titoli di Piazza Affari a causa della guerra Usa-Iran che tiene i prezzi del petrolio sopra i 100 dollari al barile e di conseguenza alti i costi delle imprese. Dal 27 febbraio, i titoli di Piazza Affari con una capitalizzazione sopra i 500 milioni che hanno ceduto di più vanno dal -22,4% di Newprinces al -11,8% di Hera, nel mezzo, come si può leggere in tabella, vi sono Inwit (-19,23%), Fincantieri (-18,23%), Ascopiave (-17,31%), Webuild (-16,77%), Amplifon (-15,29), Juventus (-13,47%), Safilo Group (-13,31%), Campari (-12,20%).
Alcuni di questi movimenti si incrociano con le posizioni nette corte dei fondi che scommettono sul ribasso dei titoli. Secondo l’ultimo aggiornamento della Consob, le azioni italiane più vendute allo scoperto sono Bff Bank con il 14,2%, Saipem con l’11,85%, Avio con il 5,2%, Amplifon con il 4,53%, Nexi con il 4,8%, Diasorin con il 4,2% e Stellantis con il 3,08%. Bisogna capire se il prezzo al quale sono scese le azioni più vendute è un buon punto di partenza per un eventuale acquisto sul mercato (buy the dip, dicono gli americani) oppure se la situazione geopolitica è troppo instabile ed è quindi meglio restare fermi. Webuild, per esempio, è fra le società che ha perso di più e venerdì 8 maggio il titolo ha piegato ancora al ribasso segnando a fine mattinata un -8% su cui pesano molto i prezzi alti del greggio su tutto il settore cementifero.
Ecco perché Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, punta in questa fase a stare su settori difensivi come energia, difesa e infrastrutture regolate. Ma se nelle prossime settimane «dovessimo assistere a una forte de-escalation in Medio Oriente, con una riduzione strutturale del premio al rischio sul petrolio e un ritorno del Brent su livelli più contenuti», precisa l’analista, «una parte dell’esposizione dovrebbe essere progressivamente spostata verso quei titoli e quei settori che hanno sofferto di più la fase di tensione ma che potrebbero beneficiare in modo significativo di un contesto più disteso». Diodovich pensa, per esempio, «ai trasporti, ad alcuni nomi del turismo, ai consumi discrezionali, all’industria ciclica e più in generale a tutte quelle società penalizzate da costi energetici elevati e da una minore propensione al rischio da parte degli investitori».
In altre parole, l’esperto ritiene che oggi «non sia sufficiente costruire un portafoglio difensivo: occorre mantenere sufficiente flessibilità per modificarne rapidamente la composizione se lo scenario dovesse cambiare». Se in questa fase ha senso privilegiare energia, difesa, utility e infrastrutture, è altrettanto «opportuno che una parte del portafoglio resti esposta, o comunque pronta a esporsi, ai titoli che potrebbero recuperare con maggiore forza in caso di vera normalizzazione del quadro geopolitico».
Su NewPrinces, gli analisti di Intesa Sanpaolo hanno confermato di recente il rating buy e il prezzo obiettivo di 26,1 euro per azione (corrisponde ad un potenziale rialzo del 58% dal prezzo attuale di circa 16,53 euro) dopo aver incluso nel perimetro del gruppo l’ex Carrefour. Secondo gli esperti, il titolo tratta «su valutazioni poco impegnative: la capitalizzazione di mercato è infatti inferiore del 14% rispetto alla somma del valore delle partecipazioni detenute nelle controllate quotate» nonostante il gruppo abbia finora mostrato una «solida capacità esecutiva nel settore alimentare». Un buon elemento catalizzatore per una rivalutazione del titolo, ora, è proprio la completa integrazione della ex Carrefour che dovrebbe partire tra il secondo e il terzo trimestre, mentre gli effetti sui risultati finanziari dovrebbero emergere dal bilancio 2027.
Inwit è scesa molto negli ultimi mesi soprattutto per una combinazione di tre fattori: deterioramento dei rapporti con i principali clienti, taglio della guidance e timori sul modello di business futuro. Il vero shock per il mercato è arrivato a marzo, quando Tim e Fastweb/Vodafone (Swisscom) hanno annunciato una joint venture per costruire fino a 6.000 nuove torri mobili in Italia. Questo progetto è stato interpretato come una minaccia diretta a Inwit, che oggi dipende fortemente proprio da questi operatori per gran parte dei ricavi. Il il 20 marzo il titolo ha chiuso con ribassi intorno al 15-16%, tornando sui minimi dal 2018. Gli analisti di Equita hanno sul titolo un rating hold e un prezzo obiettivo di 7 euro, mentre Inwit scambia attorno a 7,28 euro.
Su Campari, Gabriel Debach, market analyst di eToro, ricorda che da oltre un anno il titolo oscilla «in modo frustrante tra 6,75 euro di resistenza e 5,35 euro di supporto, incapace di scegliere una direzione. I risultati del primo trimestre 2026 non hanno aiutato». Nonostante una crescita organica del +2,9% sostanzialmente in linea con le attese e una guidance confermata al +3% per l'intero anno, Campari ha perso fino al 14,5% in una sola seduta. In questo quadro, «il titolo non è una trappola nel senso tecnico del termine, ma più un titolo che aspetta un catalizzatore per rompere il range. Finché non arriva, la pazienza è l'unica strategia razionale», ragiona Debach. Su Campari, Citi ha un rating buy e un prezzo obiettivo di 7,5 euro, con un potenziale rialzo dai valori attuali di quasi il 34%.
Quanto ad Amplifon, invece, i numeri del primo trimestre 2026 hanno evidenziato una crescita organica del +2,2%, una margine ebitda rettificato al 24,5%, il migliore di sempre per un primo trimestre, sottolineano diversi analisti. I multipli sono piuttosto contenuti, visto che il titolo viaggia con un rapporto prezzo/utile di 14,4 volte e un ev/ebitda di 6,7 volte, ai massimi livelli di sconto degli ultimi cinque anni. In questo caso il titolo è debole dopo l'acquisizione di Gn Hearing, che richiede un aumento fino a 750 milioni di euro su una capitalizzazione di mercato di circa 2,5 miliardi: una diluizione potenziale nell'ordine del 30%, a prezzi correnti intorno agli 11 euro. Il punto, ragionano gli analisti, non sta nei fondamentali, che sono in miglioramento, ma nella struttura del capitale nei prossimi dodici mesi. Gli analisti di Citi hanno un giudizio neutral, con target price a 17 euro, con un potenziale rialzo del 54,5% dagli 11 euro attuali.
Dall’escalation della guerra in Iran, interviene Fabio Caldato, Portfolio Manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale, Piazza Affari ha mostrato una «dispersione marcata tra vincitori e vinti, riflettendo esposizioni settoriali e sensibilità al rischio geopolitico. Titoli come StM restano al centro del tema AI e semiconduttori. Al contrario, Campari ha subito prese di profitto violente, aprendo un dibattito tra opportunità tattica e possibile deterioramento del sentiment sui consumi premium». Tra le mid cap, Maire resta esposta al tema investimenti nel settore energetico, mentre Fincantieri, riprende il gestore, pur beneficiando del rafforzamento della spesa difensiva, «ancora non recupera dopo l’inaspettato aumento di capitale». In sintesi, più che inseguire i movimenti, il mercato sembra «premiare visibilità sugli utili penalizzando i titoli più ciclici e sensibili alla domanda discrezionale. La selettività, quindi, resta fondamentale». Ad oggi, conclude Caldato, anche a livello globale, i mercati sono «focalizzati su pochissime aziende, senza segnali di cambiamento. Solo l’investitore paziente può già accumulare società di qualità come Essilor-Luxottica o Diasorin». (riproduzione riservata)