Piazza Affari, 30 titoli con margini ebitda elevati e upside medio del 25%
Piazza Affari, 30 titoli con margini ebitda elevati e upside medio del 25%
Dal lusso alla tecnologia, fino alle utility e alle società di nicchia, l’ebitda margin aiuta a individuare le imprese più efficienti e capaci di difendere la loro redditività. Ecco chi ha più upside in borsa

di Francesca Gerosa 17/10/2026 10:00

Ftse Mib
49.857,18 6.57.30

+0,93%

Dax 30
25.622,61 23.50.44

+0,95%

Dow Jones
52.002,41 14.31.12

-0,34%

Nasdaq
26.078,98 23.50.44

-2,15%

Euro/Dollaro
1,1241 23.00.32

+0,07%

Spread
105,62 17.30.06

-0,59

Quanto è redditizia un’azienda nella gestione operativa quotidiana? Per rispondere a questa domanda, uno degli indicatori più utili per gli investitori è l’ebitda margin, che misura la capacità di un’impresa di generare redditività dalla propria attività caratteristica, prima di considerare ammortamenti, svalutazioni, oneri finanziari e imposte. Espresso come rapporto percentuale tra ebitda e ricavi, consente di capire quanta redditività operativa l’azienda riesce a ottenere da ogni euro di fatturato. Un indicatore particolarmente prezioso per confrontare imprese dello stesso settore, valutare l’efficienza della gestione e individuare quelle che, grazie a un maggior potere di determinazione dei prezzi (pricing power), a un modello di business scalabile o a una struttura dei costi più efficiente, riescono a trasformare i ricavi in margini più elevati.

I settori più redditizi

«I settori di cui si valuta maggiormente l’ebitda e il margine ebitda come indicatori validi per generare valore sono quelli produttivi, quindi il comparto industriale e quello legato ai consumi, meno le utility e il settore delle telecomunicazioni che ha sotto la voce ebitda ammortamenti rilevanti», spiega a Milano Finanza Alberto Villa, Responsabile Equity Research di Intermonte. In effetti il margine ebitda dei settore tlc e utility sono elevati, intorno al 36% e al 30%, rispettivamente (si veda la tabella sotto), sulla base del consenso FactSet, mentre quello del comparto industriale è visto migliorare dal 9,5% del 2025 al 10,6% nel 2026 e dei consumi scendere solo leggermente dal 22,7% al 21,6%. «Chi di solito ha un ebitda margin elevato», prosegue Villa, «appartiene a settori con alto valore aggiunto come il lusso e il comparto tecnologico, settori in cui le imprese riescono a creare molto valore grazie a fattori come innovazione, competenze specialistiche, proprietà intellettuale, forza del marchio ed esclusività».

Il valore dell’esclusività

Lusso e tech sono anche due settori che vantano un’ottima capacità di pricing power e velocità della crescita. Due facce della stessa medaglia che contribuiscono all’aumento dei margini. Così l’impresa può permettersi di prestare meno attenzione ai costi rispetto a chi ha margini più bassi. È anche vero che di solito sono le società di più modeste dimensioni a esprimere margini più elevati grazie a una maggior specializzazione (Alerion, Igd, Altea e Digital Bros sono in cima alla classifica, si veda l’altra tabella sotto).

«In effetti le imprese di nicchia vantano un vantaggio competitivo non indifferente, un’altra caratteristica che crea valore», continua Villa. «Il mercato delle tlc invece è molto competitivo, quindi i margini sono più facilmente aggredibili rispetto, ad esempio, al comparto farmaceutico che vanta margini stabili e sostenibili grazie alla presenza di brevetti sui farmaci non replicabili. Proprio la difendibilità della posizione di leader e le barriere all’ingresso permettono alle imprese di avere margini sostenibili nel tempo».

Le occasioni

Per un investitore che, quindi, volesse puntare su aziende con margini elevati e sostenibili e ancora potenzialità di crescita in borsa sulla base dei target price medi del consenso Bloomberg (upside medio del 25%), le occasioni non mancano a partire dalle già citate, e più piccole, Alerion (+86% di potenziale upside), Igd (+32,5%), Altea (+51%), Digital Bros (+53,3%) e Moltiply Group (+59%) fino alle utility come Italgas (+25,7%) e Acea (quasi +27%), agli industriali Buzzi (+33%) e Ferrari (+14%), ai tecnologici Technoprobe (+32%) e Wiit (+24) e/o ai titoli del lusso come Moncler (+31,7%) e Brunello Cucinelli (+21,7%) insieme a quelli del settore consumer come Lottomatica (+36,4%) e Fiera Milano (+30,40%).

Il mix vincente

Attenzione, però, per quanto utile, il margine ebitda presenta anche alcuni limiti: non tiene conto degli ammortamenti, delle svalutazioni e degli oneri finanziari e va misurato sull’entreprise value (capitalizzazione di mercato più indebitamento netto) per tener conto della struttura di capitale della società e non sulla semplice capitalizzazione come nel caso del rapporto prezzo/utili. Per avere, quindi, un quadro completo della situazione di un’azienda, bisogna considerarlo sempre in combinazione con altri indicatori quali il margine ebit e il flusso di cassa.

«In quest’ottica bisogna guardare anche quanto ebitda è convertito in cassa, perché un'impresa può avere un ebitda elevato e, allo stesso tempo, generare poca cassa. Questo è importante perché», chiarisce Villa, «sono i flussi di cassa effettivi, e non soltanto gli utili contabili, a consentire all'azienda di ripagare i debiti, investire nella crescita e soprattutto remunerare gli azionisti con dividendi e/o buyback».

Enel con un ebitda margin atteso in aumento dal 28% al 29% nel 2026, un potenziale upside in borsa del 14,10%, un dividendo in crescita ogni anno in media del 6,4% e un rendimento allettante del 5,3% e Snam con un ebitda margin stimato molto elevato al 77% nel 2026, un potenziale di apprezzamento in borsa del 13,30%, un dividendo in crescita ogni anno in media del 3,9% e un rendimento allettante del 5,22% offrono il mix perfetto.

(riproduzione riservata)