I mercati si chiedono se il 2026 sarà un grande Taco. L'acronimo sta per «Trump always chickens out»: Trump si tira sempre indietro. Il presidente statunitense lo ha fatto a Davos quando ha ritrattato le minacce dei giorni precedenti: annettere la Groenlandia e applicare nuovi dazi all'Europa fino al 25%. Con il numero uno della Casa Bianca che divide et impera le vecchie regole dell’economia globale si stanno sgretolando. La stessa presidente della Bce, Christine Lagarde, ha avvertito che c’è bisogno di una «profonda revisione» dell’economia europea per affrontare l’alba di un «nuovo ordine internazionale» perché quello fondato su regole conosciute e condivise, ha detto il premier canadese Mark Carney, sta attraversando una «frattura, non una transizione».
Così, mentre The Donald brandisce i dazi come un’arma politica e trasforma la Groenlandia in una moneta di scambio, l’indice della paura, il Vix, che misura la volatilità attesa, segue il maestro delle piroette: balza del 30% a Wall Street salvo poi precipitare del 20% dopo l’inversione a U di Trump in Svizzera: dazi annullati, «abbiamo un accordo sulla Groenlandia, durerà per sempre e riguarda sia i minerali sia il Golden Dome», ha precisato nell’intervista a Cnbc. I mercati, non senza un pizzico di ironia, sono andati a cercare su Gemini come si dice Taco in lingua inuit (Trump tamatigut qunutittarpoq) e qualche osservatore si è chiesto se, appunto, il 2026 non sia una forma di «Taco trade ingigantito», ovvero mercati nevrotici in preda ai discorsi di un tycoon che fa inabissare le borse, poi volare e di nuovo cadere.
Un surf finanziario in cui si cerca di interpretare il Trump-pensiero mentre si costruisce un portafoglio resiliente ed elastico, in grado di reggere alle sue sparate.
Il rischio, secondo Luigi De Bellis, co-direttore generale e responsabile ricerca di Equita, resta di natura geopolitica (Groenlandia, Iran, Ucraina, Venezuela, Taiwan) in un momento in cui i mercati arrivano da una performance forte e risultano, quindi, più sensibili a prese di profitto. Comunque, l’esperienza passata suggerisce che le minacce tariffarie di Trump non sempre si traducono in azioni concrete, rimanendo spesso strumenti di pressione negoziale.
E la velocità sui temi geopolitici impressa nelle ultime settimane dall’amministrazione Usa, osserva Andrea Randone, Head of Mid Small Cap Research di Intermonte, appare guidata dalla necessità di risolvere rapidamente alcune situazioni per poi concentrare l’attenzione su tematiche interne, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Dunque, una correzione dei mercati può diventare un buon punto di ingresso.
Anche perché, spiega Randone, «ci aspettiamo un’accelerazione della crescita degli utili delle società di Piazza Affari con un incremento per i titoli che copriamo del 10% a 80 miliardi di euro grazie allo sfruttamento dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie». Quasi tutti i settori dovrebbero registrare un andamento positivo dei profitti, ma il maggior contributo dovrebbe arrivare da alcuni industriali che l’esperto pensa possano recuperare ricavi e margini rispetto all’ultimo biennio. Le aziende hanno, infatti, mostrato una «notevole resilienza a scenari imprevisti come i dazi che hanno contraddistinto il 2025». E per questa ragione sono preparate ad affrontare ulteriori momenti di incertezza.
È vero le tensioni tra Stati Uniti ed Europa «sono reali e da monitorare con attenzione», gradualmente avranno ripercussioni rilevanti, «ma l’interconnessione fra le due realtà è elevata e non pensiamo sia nell’interesse di nessuno dei protagonisti mettere a repentaglio il sistema di commercio in essere oltre i limiti che porterebbero al suo collasso», precisa Randone che si aspetta una revisione delle politiche industriali con investimenti sempre maggiori indirizzati verso settori strategici come tecnologia e difesa. Leonardo e Fincantieri, quindi, non possono mancare in portafoglio (raccolgono 12 e 6 buy, rispettivamente, tra gli analisti che coprono i titoli, si veda la tabella sotto). Anche perché i governi saranno sempre più attenti a proteggere comparti ritenuti vitali.
Ma in fasi come questa può essere opportuno privilegiare settori meno «crowded», con meno concorrenza, come ad esempio l’healthcare che tende a offrire maggior resilienza e visibilità sugli utili, oltre a comparti che hanno dimostrato una solida capacità di pricing power. Tra questi, indica De Bellis, rientrano il tema dell’elettrificazione, e allora l’occhio cade su Prysmian (coperta con ben 15 buy), Lu-Ve (potenziale upside del 9% circa) e Carel (+7,3%) con una produzione local-for-local, il lusso, con Safilo più esposta all’import dalla Cina o Moncler che per Randone ha buone prospettive di crescita. Senza contare Technogym e Interpump con quest’ultima che beneficia di un modello local-for-local grazie alla base produttiva in Germania.
Già alla fine della scorsa estate sul mercato italiano le imprese con meno esposizione commerciale agli Stati Uniti hanno sovraperformato le società esportatrici, nota Simone Benini, Portfolio Manager di AcomeA Sgr. E dopo l’annuncio dell’introduzione dei dazi la divergenza di performance tra i due gruppi di società si è ampliata notevolmente.
Questo trend è continuato anche nell’ultimo trimestre del 2025, quando il mercato sembrava si fosse dimenticato della guerra commerciale e fosse ormai assuefatto ai nuovi equilibri. Equilibri che hanno subìto in realtà meno scossoni del previsto. Il differenziale di performance dal 13 febbraio del 2025, data di annuncio dell’entrata in vigore delle tariffe, ha visto una performance superiore a +40% per le società quotate in Italia meno esposte ai consumatori Usa (si veda il grafico) rispetto a quelle che esportano di più nel Paese.
Infatti, tra il 13 febbraio e il 2 aprile – quando le tariffe sono entrate in vigore e Trump ha rivelato in che misura sarebbero state imposte ai vari Paesi – il mercato ha iniziato a premiare le imprese meno esposte al mercato a stelle e strisce.
Estendendo l’analisi fino a gennaio del 2026, si osservano andamenti molto differenziati tra settori e tra società domestiche ed esportatrici. Considerando le aziende meno esposte al mercato a stelle e strisce, tra i settori migliori spiccano gli industriali (+44%), le utility (+27%) e il consumer discretionary (+30%), in particolare grazie a titoli come Lottomatica (è coperta con 19 buy e dopo un +75% nel 2025 può correre di un altro +39%), Italgas, Enav (6 buy) e Ovs (5 buy), puntualizza Benini. Anche il settore tecnologico è forte e immune alle tensioni commerciali, guidato in particolare da Technoprobe.
Nel comparto energy, invece, Randone cita Saipem, che con 17 buy può salire a due cifre, e Maire, tra le utility Snam e A2A (la più promettente del settore con un +12,8%) che possono rafforzare il loro ruolo di componente difensiva del portafoglio, offrendo un equilibrio tra resilienza, rendimento dei dividendi e prospettive strutturali di lungo termine in un contesto caratterizzato da una domanda in aumento di energia legata allo sviluppo dell’AI e delle infrastrutture digitali.
Il comparto beneficia, inoltre, di un quadro regolamentare favorevole, di una buona visibilità sugli investimenti e di una forte attenzione alla transizione energetica e alla sostenibilità, aspetti che supportano i piani di crescita nel medio-lungo periodo.
Anche di Enel (l'azione che con Saipem raccoglie più buy: 15, complice un rendimento del dividendo oltre il 5%) che ha un business model diversificato che abbraccia sia l’ambito regolato legato alla distribuzione sia la parte di generazione con un mix bilanciato di tecnologie, suggerisce Gianmarco Bonacina, head of equity research Banca Akros. Il Capital Markets Day di febbraio potrebbe delineare una strategia più specifica del colosso energetico guidato da Flavio Cattaneo sull’AI, soprattutto in Italia e Spagna.
E se nel settore farmaceutico Bonacina punta su Recordati (è in cima alla lista delle «azioni anti-Trump» perché stando al consenso Bloomberg, dopo un 2025 spento, può offrire un margine di apprezzamento del 27,7%), che ha un business idiosincratico legato alla cura delle malattie rare, in quello dei consumi Lottomatica ha un’attività domestica anticiclica legata a un aumento della spesa nel gaming online.
Tra i tmt, anche Tim (13 buy) ha un business poco ciclico che sta beneficiando del consolidamento del mercato nel mobile, della crescita strutturale del cloud e dall’ingresso di Poste come nuovo socio di maggioranza relativa. Proprio Poste con un dividend yield del 5,2% fa parte della rosa di azioni segnalate da Randone perché offrono dividendi interessanti insieme a Banca Mediolanum (6,3%), Unipol (4,3%) e Snam (5,2%).
È poi continuata, anche nell’ultimo trimestre del 2025, la performance positiva delle mid e small cap. Sempre considerando dal 13 febbraio, l’aggregato delle Pmi non esportatrici ha mostrato una performance media ponderata pari a +22,5% contro il +16,75%, dell’intero paniere delle società italiane meno esposte agli Usa (escludendo i titoli finanziari). «Rispetto all’analisi condotta a settembre del 2025, la componente small cap è stata protagonista di un importante recupero anche rispetto alle società di media capitalizzazione incluse nel basket considerato», afferma Benini. «L’interesse degli investitori sembra orientarsi gradualmente verso le Pmi, complice l’iniziativa del governo a loro favore attraverso il Fnsi di Cdp che secondo indiscrezioni ha visto aderire una dozzina di Sgr con un obiettivo di raccolta di 700 milioni di euro. Tra le azioni preferite, oltre a quelle citate sopra, anche Acea, Iren, Equita e Sesa.
Il 2025, conclude l’esperto di AcomeA Sgr, «non ha premiato le Pmi italiane per spirito patriottico. Le ha premiate perché, mentre il commercio globale tornava terreno di scontro, queste ultime dipendono meno da equilibri precari. In un mondo più frammentato, la prossimità è tornata a essere un vantaggio competitivo».
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