Piazza Affari, 18 azioni da tenere d’occhio se il Canada diventa membro associato dell’Ue: upside medio del +22%
Piazza Affari, 18 azioni da tenere d’occhio se il Canada diventa membro associato dell’Ue: upside medio del +22%
Il rafforzamento dell’asse tra Canada e Unione Europea apre nuove opportunità per le imprese italiane. Dai colossi energetici Eni ed Enel a Tenaris, da Leonardo a Webuild, chi può guadagnare di più. I buy di Banca Akros

di Francesca Gerosa 25/09/2026 20:00

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«Canada ed Europa insieme sono più forti». Le parole del premier canadese, Mark Carney, pronunciate davanti all’Europarlamento, fotografano il nuovo corso dei rapporti tra Ottawa e Bruxelles, destinati a rafforzarsi con l’ingresso del Canada come primo membro associato dell’Unione Europea, su suggerimento della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Un asse che, al di là della dimensione geopolitica, può avere ricadute anche sul fronte industriale e finanziario.

Che cosa comporti realmente questo status e quanto sarà complicato il percorso per arrivare al traguardo è tutto da vedere. Per ora la politica conta più dei dettagli tecnici: il concetto di «associate membership» non è infatti previsto nei trattati dell’Ue, non c'è un manuale a cui Bruxelles possa attenersi per trasformarlo in realtà. Va ridisegnato da zero. In realtà il premier canadese preferisce la formula di «alleanza per il futuro» con l’obiettivo di creare «partenariati complementari», che coprano manifattura, energia, gas naturale liquefatto e idrogeno, intelligenza artificiale, connessioni a banda larga, semiconduttori, difesa e cybersicurezza.

Export Italia verso il Canada oltre 6 miliardi

Al primo posto per ora c'è l'accordo di libero scambio Ue-Canada, il Ceta, che deve ancora essere ratificato da 10 Stati membri. Quindi, se alla fine la proposta della von der Leyen dovesse tradursi in qualcosa che si avvicina a un libero scambio, a una maggior libertà di circolazione dei servizi e dei capitali e a un accesso più esteso agli appalti pubblici, le implicazioni per le aziende europee che importano in Canada possono essere rilevanti. Anche per quelle italiane con l’export verso il Paese della foglia d’acero che nel 2025 è arrivato a 6,33 miliardi di euro.

Terra ricca di minerali critici

Energia e minerali critici sono elementi cruciali per un’Europa che è carente di entrambi. Il Canada ne dispone in abbondanza, ha giacimenti di oltre 34 minerali critici. Il colosso Enel vanta già 363 MW di capacità rinnovabile eolica nel Paese (dato del primo semestre 2026) e l’altro gigante, Eni (2,5% dei ricavi in Canada secondo la stima di Banca Akros per Milano Finanza), ad aprile di quest’anno ha investito 70 milioni di dollari in Nouveau Monde Graphite, società canadese attiva nel settore della grafite naturale e dei materiali avanzati per batterie.

Anche Saipem (3,5% dei ricavi) ha tutte le carte in regola per beneficiare di un legame più stretto con il cugino d’oltreoceano dell’Ue, Tenaris (12% dei ricavi) ancora di più: a marzo di quest’anno ha acquisito la divisione oilfield di AllTorque, società di Alberta specializzata in tecnologie per il settore dei pozzi, e a maggio ha fatto un maxi investimento di 300 milioni nello stabilimento di Sault Ste.Marie in Ontario per ampliare la produzione.

Boom di connessioni via cavo

Mentre nel settore dei cavi per l'energia e le tlc Prysmian, che ha cinque stabilimenti produttivi in Canada, è esposta con il 5% dei ricavi. Senza dimenticare nei progetti di transizione energetica e chimica verde la controllata di Maire, Nextchem, che a metà giugno si è aggiudicata un accordo di licenza con Sustaero per un progetto di produzione di carburante sostenibile per l’aviazione da biomassa proprio in Canada. La sfida della transizione ecologica richiede anche tecnologie avanzate come quelle fornite da Danieli, sbarcato in Canada nel 2021 con una commessa per una nuova acciaieria green.

Stellantis tra le più esposte

Nel comparto auto Stellantis ha un’esposizione significativa (7% dei ricavi) con una quota del 6% e due stabilimenti di assemblaggio di auto: Windsor e Brampton. In realtà quest’ultimo sito è fermo dal 2023 a causa dei dazi Usa e rischia la vendita. Il colosso cinese Byd si è già fatto avanti. Inoltre il Canada è immenso, e la vastità richiede cemento. Un’opportunità per Cementir e l’onnipresente Webuild (l’azione con più potenziale di upside: +68%, si veda la tabella sotto; +22% in media) che il 5 agosto ha consolidato la sua presenza nel mercato canadese con la firma di un contratto da 2,7 miliardi di euro per realizzare la tratta sotterranea della Ontario Line di Toronto.

Super jet e siluri

La difesa è in fermento. Carney vuole aumentare gli investimenti e rendersi più autonomo dagli Stati Uniti. La strategia più intelligente per i gruppi europei è stringere accordi con aziende canadesi come Bombardier e Cae per i nuovi programmi, per poi portare il prodotto nato da queste collaborazioni su altri mercati. A trarne i benefici maggiori sarebbero gli integratori di sistemi come Leonardo che quest’anno ha già ricevuto un ordine da Itps Canada per sei jet da addestramento avanzato M-346 T Block 20 con un’opzione per ulteriori sei. Non è stata da meno Fincantieri con la controllata Wass Submarine Systems che ha firmato un accordo con la canadese Magellan Aerospace per una cooperazione industriale nel settore delle tecnologie subacquee avanzate.

Farmaci, alimentari e vini

E se nel pharma Amplifon è già presente in Canada con i suoi centri acustici, Recordati con la sua divisione per lo sviluppo di farmaci orfani per le malattie rare e Diasorin (49% del fatturato in Nord America) con le sue soluzioni diagnostiche, l’Italia è il 5° esportatore di moda in Canada. E nella pattuglia dei marchi più popolari ci sono Moncler e Prada.

Ma un’idea di un’Europa allargata è seducente anche per l’alimentare e il vino made in Italy di alta qualità. Authentic Wine and Spirits Merchants è l’importatore in esclusiva per i vini di Masi nel Paese nordamericano, in particolare i premium come gli Amaroni. Il futuro partner dell’Ue rientra nelle Americhe che valgono il 35% dei ricavi di Masi ma il Canada è il mercato prevalente.

I buy di Banca Akros

Pure gli spritz di Campari sono in ascesa lì. «Il Canada conta per il 2% dei ricavi del gruppo», indica Gianmarco Bonacina, Head of Research di Banca Akros. «Il management sta riposizionando il brand sui prodotti core, gli aperitivi, rilanciando crescita organica e marginalità e sull’azione abbiamo buy e un target a 7,5 euro. Per Webuild, Fincantieri, Leonardo, Amplifon, Recordati e Maire, il Canada rappresenta ancora una componente marginale dei ricavi».

Tra gli altri titoli segnalati, Banca Akros ha accumulate e un target a 26 euro su Tenaris che dovrebbe beneficiare dell’aumento degli investimenti energetici. Giudizio identico su Saipem (target a 4,4) che sta completando la fusione con Subsea7 che dovrebbe garantire un posizionamento competitivo più solido e sinergie di costo. Infine, Bonacina consiglia l’acquisto di Eni con un target a 26 euro «anche per il rendimento allettante del dividendo (4,44%, quello di Enel si spinge al 5,5%, come nella tabella sotto, ndr), sostenuto da una capacità di generazione di cassa molto elevata e da un’ottima pipeline di progetti».

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