Piano Casa, Ance: il 20% delle famiglie in più potrà permettersi l’acquisto o l’affitto di un’abitazione
Piano Casa, Ance: il 20% delle famiglie in più potrà permettersi l’acquisto o l’affitto di un’abitazione
Secondo la presidente dei costruttori, Federica Brancaccio, «la mancata previsione di tempistiche definite rischia di rallentare l'attuazione del piano» e sulle quote che i privati dovranno destinare all’edilizia convenzionata nei nuovi progetti «serve flessibilità a seconda delle zone del Paese»

di Silvia Valente   16/06/2026 14:40

Ftse Mib
52.394,56 17.11.45

+1,08%

Dax 30
24.922,65 17.11.40

+0,12%

Dow Jones
52.032,38 17.16.54

+0,70%

Nasdaq
26.624,71 17.11.58

-0,22%

Euro/Dollaro
1,1607 16.56.43

+0,07%

Spread
70,04 17.26.36

-1,75

L'edilizia e le costruzioni «generano il 12% del pil italiano e sono uno dei principali motori della nostra crescita» ha detto la premier Giorgia Meloni in occasione degli 80 anni dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili). La presidente del Consiglio ha poi continuato, sottolineando che se «in questi anni il loro contributo è stato determinante per rilanciare lo sviluppo, accelerare sulle infrastrutture e sostenere l'occupazione nonché per garantire che l'Italia riuscisse a mettere a terra il Pnrr», adesso c’è un nuovo strumento a disposizione. È il Piano Casa «non solo per dare una casa ad un prezzo giusto a chi non ce l'ha ma anche per rendere le nostre comunità più vivibili e a misura d'uomo».

L’emergenza abitativa necessita di risposte veloci. Ecco perché «abbiamo chiesto alla politica di fissare dei tempi sia sulla governance sia sulla nomina dei commissari», ha detto la presidente uscente dell'Ance, Federica Brancaccio.

L'Ance mette in evidenza che le risorse attivabili per il Piano nel 2027 sono quasi un miliardo tra fondo al contrasto a disagio abitativo, fondo sociale per il clima e contributi per progetti di rigenerazione urbana. Ma «la mancata previsione di tempistiche definite rischia di rallentare l'attuazione del piano». Secondo le stime dell'associazione, le risorse complessive potranno arrivare a circa 10 miliardi se si considerano, oltre alle risorse del piano casa, i fondi nazionali ed europei della politica di coesione (3,3 miliardi). «Alcune risorse potranno essere anticipate facendo ricorso a un mutuo di un'istituzione finanziaria», osserva Brancaccio.

La numeo uno dell’Ance chiede, inoltre, di non saltare la fase della gara e della concorrenza: «Noi ci teniamo che ci sia trasparenza nelle gare con tempistiche certe». 

E sulla questione delle quote fissate nel Piano Casa sui nuovi interventi privati, con il 70% destinato all'edilizia convenzionata e il resto a prezzi di mercato, «serve flessibilità a seconda delle zone del Paese», suggerisce Brancaccio.

I benefici del Piano casa 

Concretamente con il Piano Casa, l'acquisto e l'affitto di abitazioni possono diventare accessibili per il 20% delle famiglie in più, secondo l'Ance, ma per le imprese servono tempi certi e flessibilità.

Una simulazione, presentata all'evento celebrativo per gli 80 anni dell'Associazione dei costruttori, stima che il reddito medio necessario per l'accesso alla casa scenderebbe a Milano da 76.413 euro annui a 50.154 euro, per un'abitazione di 80 metri quadrati in periferia, a Roma da 61.033 euro a 40.059 e a Bari da 35.630 a 24.980. Gli interventi però sarebbero realizzabili e finanziariamente sostenibili per le imprese solo in alcune aree. L'esempio di un investimento su 125 abitazioni delle quali il 44% offerto in vendita a prezzo convenzionato, il 44% in affitto a canone convenzionato e il 37% a libero mercato tra le città analizzate offrirebbe un rendimento interessante per le imprese solo a Milano.

Serve quindi «un approccio flessibile per garantire interventi sostenibili per le imprese per tutto il territorio», e «siamo sicuri che questo Piano Casa, partirà così com'è, ma che ci saranno degli adeguamenti in corso d'opera».

Servono nuovi investimenti post-Pnrr

Il settore delle costruzioni archivia con un bilancio positivo la stagione del Pnrr ma avverte che la vera sfida sarà il dopo 2026.

Nel dettaglio, i costruttori hanno evidenziato che il 76% dei cantieri Pnrr risultava concluso o in stato avanzato e che, secondo Bankitalia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19% con una probabilità di aggiudicazione superiore del 20% rispetto agli interventi ordinari. Ma sulla nuova programmazione europea 2021-2027, da 72 miliardi, risulta impegnata meno della metà delle risorse e speso appena il 15%. Di qui la richiesta dell’Ance di replicare il modello Pnrr soprattutto su casa, acqua ed energia, temi su cui sono stati già riprogrammati 2,1 miliardi. Forte anche l’allarme sul dissesto idrogeologico: nei primi tre mesi del 2026 sono stati stanziati oltre 1,2 miliardi per emergenze alluvionali nel Centro-Sud, più dei 933 milioni previsti per l’intero anno dalla manovra. Negli ultimi 15 anni, però, solo il 20% dei fondi destinati alla prevenzione è arrivato a conclusione dei cantieri. L’Ance chiede una governance straordinaria sul modello Pnrr, investimenti esclusi dal Patto di stabilità e anche un rafforzamento del sistema bilaterale e delle casse edili contro dumping contrattuale e lavoro irregolare.

Le imprese aspettano 2 miliardi di ristori per il caro materiali

Le dinamiche internazionali condizionano il comparto dell’edilizia italiano. «Dopo il caro materiali con la guerra in Ucraina, è arrivato quello per la chiusura dello Stretto di Hormuz. Lavorare in questo contesto geopolitico non è semplice». Le imprese attendono ancora 2 miliardi di euro di ristori relativi al caro materiali per gli anni 2024-2025. E i tempi di pagamento della Pa si stanno nuovamente allungando rispetto ai 25 giorni previsti. Il tutto con la fine del Pnrr alle porte. «Se uniamo tutti questi puntini, potremmo trovarci di nuovo in una situazione di incertezza e di paura» complessa «e sarebbe un peccato», perché «non fa bene alle imprese e al Paese». (riproduzione riservata)