Trimestrale sopra le attese per Philips, che festeggia alla Borsa di Amsterdam con un rialzo del 4,81% a 25,7 euro. L'acquisizione di ordini, al 30 settembre, fa registrare una crescita dell'8% su base annua a livello comparabile, «trainata da un solido slancio negli ordini nel segmento Diagnosis & Treatment, e da una crescita delle vendite comparabili pari al 3% nel terzo trimestre, sostenuta dai segmenti Personal Health e Connected Care», spiega il ceo Roy Jakobs.
Più precisamente, le vendite consolidate hanno sfiorato i 4,4 miliardi di euro e il margine operativo i 165 milioni di euro, in calo dai 330 milioni del pari periodo del 2025. Questo principalmente a causa di un accantonamento di 288 milioni di euro relativo a un accordo transattivo con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti riguardante Respironics, parzialmente compensato da maggiori vendite e minori costi del venduto. L'utile netto ammonta a 28 milioni di euro, contro i 187 del terzo trimestre 2025, mentre l'eps adjusted attribuibile ai soci sale a 0,4 euro dagli 0,36 del periodo di comparazione. L'ebita adjusted di 569 milioni registra una lieve crescita rispetto a quello di 531 milioni al 30 settembre 2025, con margine in miglioramento al 13% trainato da maggiori vendite, dal margine lordo più elevato e da misure di produttività, in parte compensati dall'inflazione dei costi.
Philips ribadisce le proprie previsioni per l'intero esercizio, con crescita delle vendite comparabili tra il 3% e il 4,5% annuo, margine ebita adjusted tra il 13,5% e il 14% che include un beneficio di circa l'1% derivante dal rimborso di dazi statunitensi, e un free cash flow di 1,5-1,7 miliardi di euro (di cui circa 200 milioni di euro derivante dal rimborso dei dazi). «I risultati ottenuti dall'inizio dell'anno, uniti a un solido portafoglio ordini, ci rendono fiduciosi di poter raggiungere gli obiettivi previsti per l'intero esercizio e di realizzare le nostre ambizioni a medio termine», spiega Jakobs. «Mentre proseguiamo il nostro percorso in collaborazione con i clienti, i nostri team in tutto il mondo lavorano con grande impegno per mettere la qualità al centro delle nostre attività, con l'obiettivo di offrire cure migliori a un numero sempre maggiore di persone».
Il gruppo della diagnostica è partecipato al 19,03% da Exor, secondo quanto risulta da una comunicazione inviata dalla stessa Exor e dalla Giovanni Agnelli BV alla Security and Exchange Commission - la Consob statunitense - in agosto, pochi giorni dopo l'annuncio di un nuovo accordo che consente alla holding della famiglia Agnelli-Elkann di salire fino al 22%, contro il precedente limite del 20%. Il valore della partecipazione ammonta a oltre 4 miliardi di euro.
A detta degli analisti di Jefferies, il terzo trimestre di Philips è una storia di chiaroscuri: la crescita organica delle vendite è stata piuttosto debole e pari al 2,7% (contro il 3,1% del consenso) ma il margine rettificato si è attestato al 13% (+70 bp a/a e contro il consenso all'11,8%). L'acquisizione di ordini torna in positivo (+8%) nonostante la normalizzazione della base di confronto. Guidance 2026 confermata «ma tutt'altro che priva di rischi visti i confronti più difficili del quarto trimestre». Da inizio ottobre, il titolo è salito di circa il 21%. (riproduzione riservata)