Il petrolio torna a correre e riporta il rischio geopolitico al centro dei mercati. Il Brent, il 23 luglio, ha superato i 100 dollari al barile, per la prima volta dalla fine di maggio, dopo le notizie di un presunto attacco contro due petroliere al largo delle coste saudite e il nuovo scambio di minacce tra Stati Uniti e Iran. Il Wti è balzato di oltre il 5%, fino a 91,4 dollari, mentre gli operatori tornano a temere un’interruzione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.
A innescare il rally sono state le segnalazioni diffuse dalla United Kingdom Maritime Trade Operations secondo cui una petroliera sarebbe stata colpita a circa 70 miglia nautiche a sud-ovest di Al Shuqaiq, in Arabia Saudita. L’impatto avrebbe provocato un incendio a bordo, senza vittime.
La responsabilità è stata rivendicata dagli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran, che hanno dichiarato di aver colpito due petroliere saudite con droni e missili nell’ambito del blocco navale annunciato nei confronti di Riad. Le informazioni non sono state confermate in modo indipendente, ma sono bastate ad alimentare la corsa degli acquisti sul greggio.
A rafforzare la tensione sono arrivate anche le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha minacciato una risposta militare diretta contro infrastrutture iraniane in caso di nuovi attacchi alle navi in transito nello Stretto di Hormuz.
Teheran ha replicato avvertendo che qualsiasi raid statunitense contro infrastrutture iraniane sarebbe seguito da attacchi contro asset energetici e infrastrutture legati agli interessi americani nella regione.
Il rischio di un’escalation militare torna così a riflettersi immediatamente sulle quotazioni del petrolio.
Con il balzo di oggi 23 luglio, il Brent si avvia a chiudere il mese con un guadagno superiore al 35%, il terzo incremento mensile più consistente degli ultimi dieci anni. Anche il Wti viaggia verso una performance vicina al 30%, segnale di come il mercato stia incorporando un premio al rischio sempre più elevato.
Secondo gli analisti di Hsbc, il punto centrale resta la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz dopo il deterioramento della tregua tra Stati Uniti e Iran. Finché non emergerà un quadro più stabile sul controllo dei traffici marittimi, il premio geopolitico sul greggio è destinato a rimanere elevato.
Il ritorno del Brent sopra quota 100 dollari riaccende anche i timori sull’inflazione globale. Un petrolio stabilmente a tre cifre rischia infatti di tradursi in nuovi aumenti dei costi energetici e dei trasporti, complicando il percorso delle principali banche centrali verso un allentamento della politica monetaria.
Per i mercati finanziari il messaggio è chiaro: dopo mesi in cui l’attenzione era concentrata su tassi e crescita, è tornato il rischio geopolitico a dettare i movimenti delle materie prime.
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