Stoccaggi di gas pieni all’85% e circa 10 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. A tanto ammontano le scorte con le quali l’Italia si troverebbe oggi ad affrontare il peggiore scenario possibile: l’interruzione delle importazioni di energia. L’ipotesi da incubo è tornata ad aleggiare con l’impennata delle tensioni in Medio Oriente: i danni all’oleodotto saudita East-West e l’offensiva degli Houthi sullo stretto di Bab el-Mandeb, che sta ostacolando i flussi di greggio dall’Arabia e spingendo il prezzo del petrolio.
Come membro dell'Unione Europea e dell'Aie, l’Agenzia Internazionale dell'Energia, l'Italia ha l'obbligo di mantenere scorte petrolifere per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti in caso di crisi nazionale o, come in questo caso, internazionale. A luglio è iniziato l’anno scorta 2026, che per il primo semestre deve anche fare i conti con una riduzione complessiva di 1,6 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (pari a circa 10 milioni di barili), decisa a seguito del rilascio coordinato di riserve, deciso a marzo di quest’anno dall’Aie all’inizio della crisi di Hormuz per aumentare temporaneamente l’offerta sul mercato. Le scorte obbligatorie italiane coprono 90 giorni di mancate importazioni nette giornaliere medie (9.994.573 tonnellate equivalenti), mentre 61 giorni di consumo interno giornaliero medio corrispondono a 8.259.969 tonnellate equivalenti. Il calcolo che applica il ministero del’Ambiente e della Sicurezza Energetica è il seguente: il livello di scorte di sicurezza deve corrispondere al quantitativo maggiore tra quello corrispondente ia 90 giorni di importazioni nette o a 61 giorni di consumi. Il decreto per l’anno di scorta 2026, firmato dal ministro Gilberto Pichetto, lo fissa perciò in qusi 10 milioni di tonnellate.
Alla data del 13 settembre 2026, l’Ocsit (l’organismo centrale di stoccaggio italiano) custodisce circa 2,3 milioni di tonnellate delle cosiddette scorte specifiche, compresi gasolio, benzina e jet fuel per gli aerei. Per il gasolio, i depositi più grandi si trovano a Gaeta (quasi 400mila tonnellate); Volpiano (220 mila tonnellate), Per il jet fuel, le scorte maggiori si trovano a Roma (88mila tonnellate) e Civitavecchia (47mila tonnellate); la benzina è custodita in quantità più rilevante a Cremona e Volpiano, rispettivamente con 81mila e 100mila tonnellate.
Passando alle scorte di gas, l’Italia sta decisamente meglio degli altri paesi europei: i depositi sono pieni all’84,5%, oltre 17 miliardi di metri cubi sui 19,5 da raggiungere per arrivare al 90%. Quanto durerebbe questa riserva? Guardando all’inverno, con i consumi medi tra i 7 e 8 miliardi di metri cubi al mese, l’autonomia con i soli stoccaggi sarebbe di 45-60 giorni. Ma è solo un calcolo aritmetico, che non tiene conto del fatto che l’Italia ha diversificato la geografia degli approvvigionamenti, attenuando il rischio geopolitico.
Algebris invita però a non sottovalutare l’inadeguatezza del resto d’Europa, che non era mai arrivata a settembre con così poco gas negli stoccaggi, il 68,2%. L’Ue consente scostamenti dalla soglia del 90% fino a 10 punti percentuali, e altri 5 di flessibilità in «condizioni di mercato sfavorevoli», portando il livello minimo vincolante all’80%, e fino al 75% nei periodi difficili, ma i livelli attuali sono inferiori persino a quelli di settembre 2021: allora la Russia non aveva ancora invaso l’Ucraina e il gas non preoccupava Bruxelles. Ad appesantire il quadro c’è anche il fattore prezzi: sempre per Algebris, la spesa è salita di 4,5 miliardi anno su anno: il 26% in più per ritrovarsi col 15% di gas in meno. (riproduzione riservata)