L’Arabia Saudita ha ridotto per il terzo mese consecutivo il prezzo del greggio destinato all’Asia, in presenza di persistenti segnali di eccesso di offerta sul mercato. Intanto, martedì 6 gennaio i valori del Brent e del Wti americano salgono attorno allo 0,25% a 61,9 e 58,5 dollari il barile.
Saudi Aramco ha abbassato il prezzo dell’Arab Light per i clienti asiatici a un premio di 30 centesimi al barile (a dicembre 2025 era stato di 1 dollaro, oltre il triplo) rispetto al benchmark regionale per le consegne di febbraio. Il livello è risultato sostanzialmente in linea con le attese emerse da un sondaggio Bloomberg tra trader e raffinerie.
Il taglio arriva mentre l’Opec e alcuni alleati hanno confermato i piani per sospendere gli aumenti dell’offerta nel primo trimestre. Durante la riunione tenutasi nel fine settimana, i delegati hanno riferito che il tema Venezuela non è stato discusso nella videoconferenza di dieci minuti di domenica scorsa e che è ancora prematuro valutare l’impatto sull’offerta della cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti.
Aramco ha inoltre ridotto i prezzi di tutte le qualità di greggio anche per le altre regioni, inclusi Stati Uniti ed Europa. I prezzi globali del petrolio hanno registrato un calo di circa un quinto nel 2025, con il Brent che ha segnato la peggior flessione dal 2020, a causa delle preoccupazioni per un eccesso di offerta globale, dopo una precedente tornata di aumenti produttivi da parte dell’Opec+ e l’incremento dell’estrazione dei produttori concorrenti. L’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede per quest’anno un surplus di circa 3,8 milioni di barili al giorno.
Anche i mercati del greggio mediorientale si sono indeboliti: la curva forward del petrolio di riferimento di Dubai, così come i futures Murban di Abu Dhabi hanno gradualmente perso, nelle ultime settimane, la struttura rialzista. Oltre al Venezuela, i rischi geopolitici in altre aree continuano a offuscare le prospettive sulla produzione di diversi membri dell’Opec+. Tra questi figurano la guerra tra Ucraina e Russia, così come le sanzioni statunitensi contro Russia e Iran. A pesare sul sentiment contribuisce una prospettiva economica debole della Cina, principale importatore mondiale di greggio e cliente di riferimento per numerosi Paesi del cartello sul prezzo del petrolio. (riproduzione riservata)