L’apertura della settimana sui mercati energetici è segnata da una tensione altissima. Il petrolio resta sopra i 110 dollari al barile (Wti a 110,9 dollari al barile intorno alle 9:40) , spinto dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha minacciato la distruzione delle centrali elettriche e degli impianti iraniani qualora Teheran non dovesse siglare un nuovo accordo o decidesse di chiudere lo Stretto di Hormuz, dove transita il 20% del greggio mondiale circa.
Nel tentativo di raffreddare i prezzi – secondo quanto riferiscono Bloomberg e Interfax citando fonti dell’Opec+ – gli otto principali Paesi produttori di petrolio hanno concordato un aumento delle quote di produzione di 206.000 barili al giorno a partire da maggio.
Tuttavia, gli analisti avvertono che questo incremento potrebbe rivelarsi puramente teorico. La guerra in Iran e le tensioni marittime hanno interrotto i flussi di Paesi cardine come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq: gli unici che potrebbero aumentare in maniera importante l’output. Senza la libera circolazione attraverso lo Stretto di Hormuz — dove transita circa il 20% del greggio mondiale — la capacità dei principali produttori di immettere nuovo petrolio sul mercato rimane di fatto paralizzata.
Nell’ultima riunione del 1° marzo, l’Opec+ aveva concordato un aumento modesto di 206.000 barili al giorno per aprile. Un mese dopo, la crisi ha generato la più grande interruzione dell’offerta petrolifera mai registrata, con una perdita stimata tra 12 e 15 milioni di barili al giorno, pari fino al 15% dell’offerta globale.
Secondo quanto risulta a Bloomberg, l’Iraq ha comunicato ai trader e ai raffinatori asiatici di poter procedere al carico del proprio greggio, poiché le navi che trasportano il petrolio del Paese sono ora in grado di transitare attraverso lo Stretto di Hormuz grazie a un’esenzione concessa dall’Iran.
In una nota inviata domenica 5 aprile, la Somo (State Organization for Marketing of Oil), l’ente statale iracheno per il commercio del petrolio, ha dichiarato che le spedizioni irachene sono ora «esenti da potenziali restrizioni», citando resoconti mediatici. L’organizzazione ha richiesto ai compratori i programmi di carico, inclusi i dettagli delle imbarcazioni e i volumi richiesti, aggiungendo che tutti i terminal di carico, incluso quello di Bassora, sono «pienamente operativi». Ai clienti sono state concesse 24 ore per rispondere. (riproduzione riservata)