Stop alle forniture di petrolio all’Europa e utilizzo delle scorte strategiche fino all’ultima goccia: è lo scenario più estremo, quello da incubo che nessuno vuole davvero considerare. Ma nel pieno dell’escalation militare in Medio Oriente e con la raccomandazione della Aie (Agenzia Internazionale dell’Energia) di valutare un rilascio coordinato di greggio dalle riserve per raffreddare il mercato, non appare nemmeno troppo irrealistico. Allora la domanda è: quanto potrebbero resistere i Paesi industrializzati dell’Unione Europea a uno shock di queste proporzioni?
Va premesso che il sistema di sicurezza energetica costruito dopo le crisi petrolifere degli anni Settanta impone ai membri dell’agenzia di mantenere scorte equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette di petrolio, un cuscinetto pensato per affrontare eventuali interruzioni dei flussi globali. La durata effettiva, però, è soggetta a tante variabili e il calcolo più rigido può scendere al di sotto, fino a 60 giorni.
Nel complesso i Paesi membri dell’Aie dispongono di oltre 1,2 miliardi di barili di scorte pubbliche di emergenza, cui si aggiungono circa 600 milioni di barili detenuti dall’industria sotto obbligo governativo. In Europa il volume è tra i 900 milioni e il miliardo di barili, distribuiti tra depositi strategici statali e scorte detenute da raffinerie e operatori petroliferi per rispettare gli obblighi di sicurezza energetica.
Secondo le stime più attendibili. tra i principali Paesi europei, la Germania dispone di scorte complessive nell’ordine di 240-250 milioni di barili, mentre la Francia supera i 150 milioni di barili. L’Italia si colloca intorno ai 130-140 milioni di barili, seguita dalla Spagna, che mantiene scorte nell’ordine di 90-100 milioni di barili. Fuori dall’Ue, il Regno Unito dispone invece di circa 80-90 milioni di barili. Le cifre comprendono sia greggio sia prodotti raffinati come benzina e carburante per gli aerei e sono contabilizzate secondo le metodologie dell’Aie e della normativa europea sulla sicurezza delle forniture petrolifere.
Il sistema italiano è regolato dal decreto legislativo 249 del 2012, che recepisce la direttiva europea sulle scorte petrolifere di sicurezza. L’ultimo decreto in vigore è quello del 9 maggio 2025 del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che ha stabilito gli obblighi per l’anno scorta 2025, iniziato il 1mo luglio. Il decreto fissa un livello minimo di scorte pari a 10.363.684 tonnellate equivalenti di petrolio, che corrispondono a circa 76 milioni di barili. Il valore è calcolato sulla base di 90 giorni di importazioni nette medie, come previsto dalla normativa europea, che richiede di scegliere il livello più alto tra 90 giorni di importazioni e 61 giorni di consumo interno. Lo stock italiano nel suo complesso, invece, cuba circa 130-140 milioni di barili.
La gestione operativa del sistema è affidata all’Ocsit, l’Organismo Centrale Stoccaggi Italiano. Per l’anno scorta 2025 l’organismo ha detenuto direttamente 2.208.248 tonnellate di prodotti petroliferi, pari a circa 16 milioni di barili, distribuiti tra benzina, jet fuel, gasolio e olio combustibile. Si tratta di carburanti già raffinati pronti per essere immessi rapidamente sul mercato in caso di emergenza.
Queste scorte rappresentano tuttavia solo una parte del sistema di sicurezza energetica nazionale. La quota restante è detenuta dagli operatori petroliferi, cioè raffinerie, importatori e società di distribuzione sotto forma di scorte obbligatorie distribuite nei depositi del Paese e, in alcuni casi, anche in altri Stati europei. Nel complesso il sistema consente all’Italia di rispettare pienamente l’obbligo dei 90 giorni di copertura previsto dalla normativa europea e dalla Iea.
Il parametro dei 90 giorni, tuttavia, non equivale automaticamente a tre mesi di autonomia reale. La soglia della Iea è infatti calcolata sulle importazioni nette di petrolio, non sui consumi complessivi. Per capire quanto un Paese possa resistere in caso di stop totale delle forniture bisogna confrontare le scorte disponibili con il consumo giornaliero effettivo. Nel caso italiano, per esempio, le scorte minime fissate dal decreto – circa 76 milioni di barili – equivalgono a poco più di 60 giorni di consumo, considerando un fabbisogno di circa 1,2 milioni di barili al giorno. In altre parole, le riserve strategiche non sono progettate per sostituire a lungo le forniture globali, ma per guadagnare tempo mentre il mercato riorganizza i flussi commerciali e i Paesi importatori trovano nuove fonti di approvvigionamento.
Se le riserve strategiche servono a gestire questa fase di emergenza, l’Aie può coordinare un rilascio collettivo tra i Paesi membri quando le tensioni sull’offerta minacciano la stabilità del mercato petrolifero globale. Negli ultimi decenni questo strumento è stato attivato più volte: durante la guerra del Golfo nel 1991, dopo l’uragano Katrina nel 2005, nella crisi libica del 2011 e soprattutto nel 2022, quando i Paesi dell’agenzia liberarono circa 182 milioni di barili per compensare gli effetti dell’invasione russa dell’Ucraina sui mercati energetici. In quel caso, l’Italia rilascio 277 mila tonnellate di petrolio.
Se invece si passa alle forniture di gas, quello che salta agli occhi è che l’Italia sta messa decisamente meglio degli altri Paesi Europei. Con Spagna, Portogallo e Polonia è ancora in fascia verde, grazie a una percentuale di riempimento intorno al 46% rispetto alla media europea del 29,3% (dati Agsi-Gie di mercoledì 11 marzo).
La percentuale italiana significa che sono ancora disponibili circa 93-94 TWh, equivalenti a circa 8,7 miliardi di metri cubi di gas. Per stimare la durata delle scorte si deve confrontare il volume di gas nei depositi con il consumo nazionale, che negli ultimi anni è stato mediamente di circa 60 miliardi di metri cubi di gas all’anno, pari a una media di circa 160 milioni di metri cubi al giorno. Nello scenario shock di un fabbisogno coperto solo dagli stoccaggi, le scorte attualmente presenti garantirebbero circa 50 giorni di copertura, ipotesi però davvero remota grazie al sistema di diversificazione delle forniture messo in atto dall’Italia. (riproduzione riservata)