Piazza Affari in netto rosso (-2%) giovedì assieme alle borse europee, mentre sui mercati torna la paura. Il nuovo fronte aperto in Medio Oriente, con gli attacchi degli Houthi a due petroliere saudite nel Mar Rosso, spinge il greggio ai massimi delle ultime settimane e riaccende il timore di un ritorno dell’inflazione. A pesare sugli investitori, però, c’è anche un secondo elemento: i dubbi sulla sostenibilità della corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale dopo i conti brillanti ma accompagnati da forti aumenti di spesa di Alphabet.
Il risultato è una giornata di vendite generalizzate: il Ftse Mib perde circa il 2%, mentre tutti i principali listini europei viaggiano in territorio negativo. Il mercato si trova davanti a due interrogativi: quanto a lungo potrà durare il rally dell’AI e quale sarà l’impatto di un petrolio nuovamente in forte rialzo sulla crescita globale.
Il Brent è salito di circa il 4% fino a sfiorare i 98 dollari al barile, con un rialzo di circa il 30% dai primi giorni della nuova escalation tra Stati Uniti e Iran. Anche il Wti si è portato vicino ai 90 dollari.
A far scattare gli acquisti sul greggio è stato l’attacco rivendicato dagli Houthi, gruppo sostenuto dall’Iran, contro due petroliere saudite nel Mar Rosso. L’episodio apre un nuovo fronte in un conflitto che ha già messo sotto pressione le rotte energetiche globali dopo la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz.
Il Mar Rosso è diventato un corridoio strategico per le esportazioni di greggio saudita, permettendo a Riad di aggirare Hormuz attraverso il terminale di Yanbu. Secondo Goldman Sachs, i rischi sul petrolio sono aumentati: nello scenario più negativo, con interruzioni persistenti nello Stretto di Hormuz, Bab el-Mandeb e Canale di Suez, il Brent potrebbe superare i 120 dollari al barile nel quarto trimestre.
Per ora Goldman mantiene una previsione di 80 dollari per il Brent nel quarto trimestre, ipotizzando una graduale de-escalation, ma riconosce che il rischio di rialzo è aumentato.
A complicare il quadro sono arrivati anche i dubbi sulla sostenibilità degli investimenti nell’intelligenza artificiale. I conti di Alphabet sono stati solidi, con una crescita dell’attività cloud dell’82% su base annua, superiore alle attese. Ma proprio la corsa all’AI sta iniziando a pesare sui flussi di cassa. Per la prima volta dalla quotazione del 2004, il gruppo ha registrato un free cash flow negativo, a causa dell’esplosione degli investimenti in infrastrutture tecnologiche.
«Il costo di portare l’AI ovunque, addestrare i modelli e gestire i clienti cloud sta provocando un’esplosione di spese operative e investimenti», ha osservato Ross Sandler di Barclays. La direttrice finanziaria di Alphabet, Anat Ashkenazi, ha avvertito che il free cash flow resterà sotto pressione a causa degli investimenti necessari per sfruttare le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale. Il mercato non mette in discussione il potenziale dell’AI, ma inizia a chiedersi se i ritorni economici arriveranno abbastanza rapidamente da giustificare gli attuali livelli di spesa.
In questo contesto tornano d’attualità le parole pronunciate nei giorni scorsi da Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan Chase. Intervistato dalla Cnbc, il banchiere aveva avvertito che i mercati stanno sottovalutando una serie di rischi, dalle tensioni geopolitiche ai deficit pubblici, fino alle valutazioni elevate degli asset.
Dimon aveva spiegato di non essere disposto, ai prezzi attuali, ad acquistare né azioni né Treasury a lunga scadenza, sottolineando che i mercati potrebbero non aver incorporato pienamente gli effetti di eventuali shock. Il manager aveva citato guerre, tensioni tra Stati Uniti e Cina e l’aumento della spesa militare in un periodo di elevati deficit pubblici come possibili fattori di rischio.
Anche sull’AI aveva invitato alla prudenza, paragonando l’attuale entusiasmo alla bolla di investimenti dei primi anni di internet: una tecnologia destinata probabilmente a creare valore, ma non necessariamente per tutti i protagonisti e non secondo le tempistiche oggi attese dal mercato.
La seduta odierna mostra quindi una possibile rotazione: gli investitori continuano a premiare i fornitori della tecnologia AI, come produttori di semiconduttori e componentistica per data center, ma iniziano a guardare con maggiore attenzione ai costi sostenuti dai grandi hyperscaler.
Il tema non è più solo quanto crescerà l’intelligenza artificiale, ma quanto capitale sarà necessario per alimentarla e quando arriveranno i ritorni economici. Dopo mesi dominati dall’entusiasmo per l’AI, il mercato sembra chiedersi se la prossima fase sarà ancora una corsa agli acquisti o una più selettiva ricerca dei vincitori. (riproduzione riservata)