Petrolio di nuovo a 100 dollari dopo il maggior rilascio della storia, ecco perché. Cina e Asia in rosso
Petrolio di nuovo a 100 dollari dopo il maggior rilascio della storia, ecco perché. Cina e Asia in rosso
Il maggior rilascio di petrolio nella storia per ora ottiene l’effetto contrario e il greggio torna a 100 dollari in Asia mandando le borse di nuovo in rosso. Attaccata una base militare italiana a Nord dell’Iraq

di Elena Dal Maso 12/03/2026 07:50

Ftse Mib
44.256,65 14.49.56

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Dax 30
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Dow Jones
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Nasdaq
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Euro/Dollaro
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Il maggior rilascio di petrolio della storia non frena la corsa del greggio che in Asia tocca di nuovo i 100 dollari al barile per poi arretrare leggermente. Giovedì 12 marzo il Wti americano sale del 6,3% a 92,9 dollari, il Brent del 6,25% a 97,8 dollari, mentre il Nikkei perde l’1,15%, l’Hang Seng lo 0,9% alle ore 7:40 italiane e Shanghai è sotto la parità. In calo l’euro dello 0,15% a 1,1551, mentre i futures sul Nasdaq perdono lo 0,8%.

Il petrolio riprende la corsa

Il greggio West Texas Intermediate è salito verso i 95 dollari al barile in Asia giovedì (poi ha ritracciato a 93 dollari), mentre le preoccupazioni per la guerra Usa-Iran hanno cancellato l’effetto del rilascio coordinato di riserve petrolifere deciso dalle maggiori economie.

L’Iraq ha inoltre sospeso le operazioni nei suoi terminal petroliferi dopo che due petroliere sono state colpite nelle acque irachene.

Tokyo in calo con il greggio in corsa

L’indice Nikkei 225 ha perso l’1,16% giovedì, interrompendo il rimbalzo delle due sedute precedenti. Il calo arriva mentre i prezzi del petrolio continuano a salire, riaccendendo i timori di inflazione. Il greggio è avanzato per il secondo giorno consecutivo, poiché la guerra con l’Iran non mostra segnali di attenuazione, nonostante la International Energy Agency abbia approvato il più grande rilascio di emergenza della storia: 400 milioni di barili di petrolio. Di questi, 172 milioni di barili provengono dagli Stati Uniti, mentre il Giappone immetterà sul mercato 80 milioni di barili dalle proprie riserve strategiche. Il Giappone resta particolarmente esposto agli shock dell’offerta di petrolio a causa della forte dipendenza dalle importazioni dal Medio Oriente.

Missile colpisce base militare italiana nel Nord dell’Iraq

Una base militare italiana a Erbil, nel nord dell’Iraq, è stata colpita nella notte da un missile, ha detto il governo italiano. Non ci sono feriti tra i soldati, che al momento dell’attacco si trovavano in un bunker di sicurezza. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha condannato l’attacco sui social: «Ferma condanna per l’attacco subito dalla base italiana a Erbil. Fortunatamente tutti i nostri militari stanno bene e sono al sicuro nel bunker».

L’Italia mantiene migliaia di soldati in Medio Oriente in varie missioni di pace, tra cui quasi 2.000 militari in Libano nell’ambito della missione Onu United Nations Interim Force in Lebanon.

Il dollaro si rafforza sui timori di inflazione

L’indice del dollaro è salito a 99,5, registrando la terza seduta consecutiva di rialzo, mentre la nuova corsa del petrolio aumenta i rischi inflazionistici e riduce le probabilità di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.

Il greggio è avanzato per il secondo giorno, con la prospettiva di una guerra prolungata con l’Iran che continua a prevalere sull’effetto del rilascio coordinato delle riserve deciso dalle grandi economie. 

Sul fronte macro, i dati sull’inflazione di febbraio sono risultati in linea con le previsioni, indicando un indice dei prezzi al consumo stabile ma ancora sopra al target. L’impatto forte del recente rialzo dell’energia legato al conflitto deve però ancora riflettersi nei dati. Gli analisti si aspettano che la Fed mantenga invariati i tassi nella riunione della prossima settimana, con i mercati che prezzano un solo taglio da 25 punti base nel 2026, probabilmente a settembre.

Borse europee attese in calo

Le borse europee sono attese in calo giovedì, estendendo le perdite della seduta precedente mentre i prezzi del petrolio continuano a salire. L’Unione Europea ha già avvertito che l’inflazione in Eurozona potrebbe superare il 3% quest’anno.

Sul fronte commerciale, l’amministrazione del presidente Donald Trump ha avviato nuove indagini contro la Cina, l’Ue e altre economie con l’obiettivo di sostituire i dazi reciproci introdotti dallo stesso Trump e recentemente annullati dalla Supreme Court of the United States. Oggi in Europa non sono attesi dati macro di rilievo, mentre sul fronte societario sono previsti i conti, tra gli altri, di Generali, Leonardo, Bmw, Rwe e Daimler Truck. Nel pre-market i futures sull’Euro Stoxx 50 e sullo Stoxx 600 sono in calo rispettivamente dello 0,9% e dello 0,7%. (riproduzione riservata)