Petrolio riprende a correre e supera i 110 dollari. Secondo gli analisti il prezzo continuerà a crescere
Petrolio riprende a correre e supera i 110 dollari. Secondo gli analisti il prezzo continuerà a crescere
Terzo giorno di rialzo delle quotazioni del greggio a causa del rischio di nuovi attacchi Usa contro l’Iran

di Raffaele Crocitti 18/05/2026 10:45

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La scorsa settimana le distensioni dei rapporti tra Usa e Iran aveva allentato la corsa dei prezzi del petrolio. Un rally ricominciato però negli ultimi tre giorni a causa di nuove pressioni da parte di Donald Trump nei confronti di Teheran.

Nella giornata di domenica il presidente Usa ha scritto su Truth che per l’Iran «il tempo sta scadendo e farebbero meglio a muoversi in fretta, o non resterà più nulla di loro. Il tempo è essenziale».

Uno stile comunicativo che può essere definito ormai usuale da parte di Trump, ma che continua a mostrare i suoi effetti sulle quotazioni del petrolio.

Durante la giornata di ieri il Brent ha superato i 111 dollari al barile mentre il Wti ha sfiorato quota 108 dollari. Oggi il greggio americano si è mosso attorno ai 102 dollari mentre quello inglese è rimasto a quota 110.

Le tensioni internazionali continuano

«I mercati hanno assistito a numerosi annunci su possibili soluzioni, ma non esiste ancora un meccanismo credibile in grado di eliminare completamente il rischio per le forniture attraverso Hormuz», ha dichiarato Charu Chanana, chief investment strategist di Saxo Markets. «È probabile che il premio al rischio resti elevato».

E le tensioni internazionali emergono in maniera tangibile per almeno due fatti. In primis l’amministrazione Trump ha lasciato scadere una deroga che consentiva le vendite di greggio russo, nonostante la richiesta dell’India di prorogare la misura: un’azione che si rifletterà sui prezzi del greggio.

Nel fine settimana inoltre alcune infrastrutture energetiche nel Golfo Persico sono state colpite da attacchi. In particolare un raid con droni ha provocato un incendio in un impianto nucleare degli Emirati Arabi Uniti, segno evidente della fragilità del cessate il fuoco.

Si aggiunge a ciò il buco nell’acqua dei colloqui della scorsa settimana tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping. Incontro conclusosi senza alcun segnale da parte del maggiore importatore mondiale di petrolio circa un possibile contributo alla risoluzione del conflitto innescato da Usa e Israele contro l’Iran.

Le previsioni di Citi sui prezzi del petrolio

Secondo un’analisi di Citi della scorsa settimana, nonostante le tensioni internazionali i prezzi del petrolio sono rimasti relativamente contenuti, grazie a una generale presenza di scorte di greggio, che sta mitigando gli effetti del blocco di Hormuz alla sua circolazione.

Il mese ritenuto decisivo dagli analisti è giugno: se il blocco continuerà fino ad allora le scorte potrebbero entrare in forte crisi.

Secondo Citi, «sebbene lo scenario base continui a prevedere una riapertura dello Stretto entro la fine di maggio, cresce la probabilità che la complessità dei negoziati mantenga un orientamento rialzista nel breve termine. Viene confermata la previsione di prezzo a 0-3 mesi per il Brent a 120 dollari al barile».

Lo scenario centrale prevede per il Brent un prezzo medio di 110 dollari al barile nel secondo trimestre 2026, in successivo calo a 95 dollari nel terzo trimestre e a 80 dollari nel quarto. (riproduzione riservata)