Petrolio: Brent sotto quota 80 dollari entro fine anno. Ecco perché
Petrolio: Brent sotto quota 80 dollari entro fine anno. Ecco perché
Il calo del greggio dopo la ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e il nuovo aumento della produzione Opec+ riflette un cambio di aspettative del mercato. Secondo Unimpresa la discesa proseguirà 

di di Giusy Iorlano 03/08/2026 15:34

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Il crollo delle quotazioni del petrolio non è una reazione emotiva dei mercati, ma l’anticipazione di un nuovo equilibrio destinato a consolidarsi nei prossimi mesi. È questa la lettura del Centro studi di Unimpresa, secondo cui gli attuali livelli del greggio rappresentano una fotografia realistica dello scenario atteso tra agosto e ottobre e potrebbero preludere a un Brent sotto la soglia degli 80 dollari entro la fine dell’anno.

Dopo il brusco ribasso della seduta odierna, con il Wti sceso sotto gli 80 dollari e il Brent attestato in area 83,5 dollari al barile, gli analisti di Unimpresa ritengono che il mercato abbia già incorporato gli effetti della ripresa dei negoziati tra Washington e Teheran e della decisione dell’Opec+ di aumentare ulteriormente la produzione.

Il mercato guarda alle aspettative

Secondo il report, la flessione del greggio appare solo in apparenza contraddittoria rispetto alle tensioni ancora presenti nell’area del Golfo. In realtà gli operatori finanziari stanno scontando un cambiamento nella traiettoria del rischio geopolitico: non la sua scomparsa, ma una graduale de-escalation.

A sostenere questa dinamica contribuisce anche il lato dell’offerta. L’Opec+ ha infatti deciso un nuovo incremento della produzione di 188 mila barili al giorno a partire da settembre, il sesto aumento mensile consecutivo, rafforzando le aspettative di un mercato progressivamente meglio rifornito.

Per il Centro studi di Unimpresa, il prezzo raggiunto oggi dal Brent coincide con il livello medio che potrebbe caratterizzare il trimestre agosto-ottobre. Il consensus degli analisti internazionali indica infatti una quotazione intorno agli 84 dollari nel terzo trimestre del 2026 e una successiva discesa verso i 79 dollari nel quarto trimestre, delineando un percorso di progressiva normalizzazione.

Benefici attesi per famiglie e imprese

Lo scenario resta comunque subordinato all’evoluzione diplomatica. Teheran non ha ancora confermato il raggiungimento di un’intesa con gli Stati Uniti e un eventuale fallimento dei negoziati o nuove tensioni nello Stretto di Hormuz potrebbero rapidamente riportare le quotazioni su livelli più elevati.

In assenza di nuovi shock, tuttavia, Unimpresa prevede che il Brent possa mantenersi vicino agli attuali 83 dollari nel trimestre agosto-ottobre per poi scendere sotto quota 80 dollari entro fine anno, con effetti, seppur ritardati, anche sui prezzi di benzina e gasolio.

«Il calo del prezzo del petrolio registrato in queste ore è una notizia che accogliamo con favore, perché arriva in un momento in cui famiglie e imprese hanno bisogno di respiro sul fronte energetico. Se le stime del nostro Centro studi troveranno conferma, si tratterebbe di un segnale importante per il potere d'acquisto delle famiglie e per la competitività delle imprese, in particolare quelle a maggiore intensità energetica», commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

«La prudenza resta d'obbligo finché i negoziati tra Washington e Teheran non si tradurranno in un accordo stabile, ma la direzione imboccata dai mercati va nel senso giusto e ci auguriamo che questi ribassi possano riflettersi rapidamente anche sui prezzi dei carburanti», conclude. (riproduzione riservata)