Se il tuo nemico è troppo forte, alleati con lui. La vecchia massima calza a pennello con i pericoli di una nuova fiammata inflazionistica provocata dai prezzi del petrolio: per l’investitore che vuole costruire uno scudo contro il carovita una soluzione può essere proprio quella di includere questa commodity in portafoglio. La ragione è presto detta: se il suo prezzo sale, il rendimento che deriverà da tale dinamica sarà in grado di controbilanciare in parte l’eventuale flessione delle asset class azionaria e obbligazionaria.
Per esporsi all’aumento dei prezzi del petrolio ci sono essenzialmente tre strade: gli Etf sulle azioni energetiche (si veda l’articolo in pagina), gli Etc sui futures del greggio e gli Etf diversificati sulle materie prime.
Questi ultimi, in particolare, possono rappresentare una valida opzione per chi non volesse fare all-in su una sola commodity, e volesse al contempo mitigare la volatilità. Si prenda ad esempio l’Etf più grande della categoria, Invesco Bloomberg Commodity ad accumulazione. Il comparto passivo replica un indice in cui le materie prime energetiche rappresentano circa un terzo del paniere. Seguono cereali (19,8%), metalli preziosi (18,4%) e metalli industriali (14,9%). Chiudono il portafoglio beni deperibili (7,6%) e bestiame (5,5%).
Da inizio anno l’Etf in questione guadagna (in euro) quasi il 26%, con una volatilità a un anno del 17,6%. Di contro, un Etc sul petrolio Brent guadagna quasi il 70% da inizio 2026, ma con una volatilità più che doppia, superiore al 36%.
Ma alla prova dei fatti, le materie prime svolgono il loro ruolo di cuscinetto contro l’inflazione? Un confronto tra i principali indici di mercato nel 2022 può rendere l’idea: mentre le azioni globali perdevano (in euro) quasi il 13% e i bond dell’Eurozona più del 18%, le materie prime erano in attivo di quasi il 22%. Di contro nel 2023, quando il carovita energetico cominciava progressivamente a sgonfiarsi, le azioni globali guadagnavano il 20%, le materie prime perdevano il 12%.
Se tuttavia l’obiettivo dell’investitore è quello di creare uno scudo al portafoglio (e smorzare la volatilità) le materie prime hanno dimostrato nel recente passato di riuscire a svolgere la loro funzione. Si possono considerare in tal senso i risultati di un backtest fatto con lo strumento Curvo e dati JustEtf su due tipi di portafogli: un classico 60% azioni globali e 40% bond governativi in euro, e un’alternativa con 55% azioni, 35% bond e 10% di materie prime diversificate.
Si considerano un investimento iniziale da 10 mila euro fatto nel gennaio del 2021, e il ribilanciamento periodico delle quote. Per non viziare troppo i risultati finali con i movimenti delle ultime settimane, la simulazione è interrotta al gennaio del 2026.
Ebbene, un portafoglio senza materie prime avrebbe registrato una crescita annua del 7% con volatilità del 9,5%. Invece la versione con materie prime sarebbe cresciuta del 7,8% annuo, con volatilità minore (8,87%). Morale: una quota ragionevole di commodity avrebbe permesso al portafoglio di gestire meglio (e con meno oscillazioni) la dura fase inflazionistica del 2022. (riproduzione riservata)