Il petrolio ripiega, non il gas (+1,8%): la crisi dello Stretto di Hormuz e i rischi nascosti della catena di approvvigionamento. L’analisi di Lfg Zest
Il petrolio ripiega, non il gas (+1,8%): la crisi dello Stretto di Hormuz e i rischi nascosti della catena di approvvigionamento. L’analisi di Lfg Zest
L'acuirsi delle tensioni in Medio Oriente surriscalda i prezzi del petrolio, con il Brent sopra 90 dollari al barile per la prima volta da inizio giugno, e del gas a un soffio da 60 euro. Escludendo la Cina, le scorte globali di greggio sono ai minimi storici secondo JP Morgan

di Francesca Gerosa 20/07/2026 08:45

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Il petrolio Brent prima supera la soglia di 90 dollari con l’intensificarsi delle ostilità in Medio Oriente poi storna dopo la notizia che l'Iran ha ricevuto proposte da diversi mediatori internazionali con l'obiettivo di evitare un'ulteriore escalation del conflitto. Il future sul Brent è balzato fino a 91,41 dollari al barile il 20 luglio ma nella tarda mattinata ha invertito il trend e alle 18:20 scende dello 0,14% a 87,98 dollari al barile. Mentre il future sul Wti si è spinto fino a 84,59 dollari al barile salvo poi scivolare a 81,32 dollari al barile (-0,56%). È rimasto, invece, in rialzo, anche se sotto i massimi intraday, il gas naturale europeo: ad Amsterdam ha guadagnato l’1,83% e sale a 58,45 euro per megawattora.

Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baghaei, ha assicurato che gli sforzi diplomatici sono rimasti attivi negli ultimi giorni e che «abbiamo ricevuto idee da diversi mediatori», aggiungendo che Teheran continuerà a perseguire iniziative diplomatiche per fermare le azioni degli Stati Uniti, mentre le forze armate iraniane proseguiranno la risposta sul piano militare.

Tensione alle stelle in Medio Oriente

La scorsa settimana i due benchmark, Brent e Wti, sono aumentati, rispettivamente, del 15,9%, il maggior incremento settimanale dall’aprile scorso, e del 15,5%, il maggior aumento settimanale dall’inizio di marzo. 

In Medio Oriente la tensione è alle stelle. Il Kuwait ha subito il peso maggiore della rappresaglia iraniana durante il fine settimana, anche il Bahrein è stato preso di mira. Inoltre i Guardiani della Rivoluzione islamica hanno annunciato di aver fermato due petroliere che stavano cercando di attraversare lo Stretto di Hormuz in modo «non autorizzato» da Teheran.

Mentre le forze statunitensi hanno colpito l’isola di Qeshm nel Golfo Persico, così come le città più a sud, tra cui Shadegan. L’Iran è stato colpito «molto duramente» dopo la morte di due soldati statunitensi, ha commentato il presidente Usa, Donald Trump. Gli Stati Uniti hanno ripreso il blocco dello Stretto di Hormuz, mentre gli attacchi iraniani contro le navi mettono a rischio il commercio di greggio e gas.

Escludendo la Cina, le scorte globali di greggio sono ai minimi storici

Quattro navi hanno effettuato il transito attraverso lo Stretto di Hormuz domenica 19 luglio, in calo rispetto alle otto del giorno precedente, secondo i dati di Lseg. Mentre almeno tre petroliere che trasportano prodotti petroliferi e una very large crude carrier (una superpetroliera) sono entrate nello Stretto da venerdì scorso per caricare petrolio. Escludendo la Cina, le scorte globali di petrolio sono ai minimi storici, secondo gli esperti di JP Morgan, lasciando il mondo con «poco margine di errore». 

«Il Brent ha superato i 90 dollari al barile, senza alcun rallentamento dell’escalation nel Golfo», hanno dichiarato gli analisti di Ing. «Gli Stati Uniti e l’Iran continuano a scambiarsi attacchi, che si stanno rivelando letali per entrambe le parti. Se questa escalation continuerà senza controllo, potremmo tornare a uno scenario di attacchi su vasta scala in tutto il Golfo».

I prossimi giorni e le prossime settimane forniranno un quadro più chiaro del livello sostenibile delle esportazioni petrolifere dalla regione sotto il doppio blocco, ha affermato l’analista di Barclays, Amarpreet Singh. «Allo stato attuale, riteniamo che i mercati petroliferi siano ancora troppo compiacenti riguardo alle possibili conseguenze sulle scorte che, a differenza dell’inizio della guerra, si trovano ai livelli più rigidi degli ultimi cinque anni».

I rischi nascosti della catena di approvvigionamento

Il mercato tende naturalmente a concentrarsi sul petrolio quando lo Stretto di Hormuz torna al centro del rischio geopolitico ed è corretto farlo, ma il quadro è più ampio, secondo un’analisi di Lfg »est visionata in anteprima da milanofinanza.it. Le tensioni in Medio Oriente evidenziano infatti un tema strutturale: la crescente competizione tra Stati Uniti e Cina per il controllo delle risorse strategiche e per l’influenza sull’economia globale potrebbe generare nuove fonti di instabilità nel tempo.

La contesa per le materie prime non riguarda soltanto il petrolio, ma anche il gas naturale liquefatto, i fertilizzanti, lo zolfo, l’elio, il gpl e numerosi prodotti chimici, ovvero input fondamentali per le catene di approvvigionamento dei settori alimentare, dei semiconduttori, delle batterie, sanitario e industriale, spiega il team di Lfg Zest. Per questo motivo, uno shock energetico non dovrebbe essere valutato esclusivamente attraverso l’impatto sul prezzo della benzina o del greggio.

«Se le tensioni dovessero protrarsi, gli effetti di secondo ordine potrebbero emergere attraverso l’aumento dei costi dei fertilizzanti, la pressione sull’inflazione alimentare, il rincaro delle materie prime chimiche e potenziali interruzioni nelle catene di approvvigionamento dei semiconduttori», avverte il team di Lfg Zest. «Gli indicatori da monitorare non sono, quindi, soltanto le quotazioni del petrolio, ma anche l’evoluzione dei prezzi alla produzione degli input agricoli e industriali».

In particolare, il team di Lfg Zest ricorda perché è importante lo zolfo/acido solforico: fertilizzanti, lavorazione dei materiali per batterie e raffinazione del rame; l’elio per la produzione di semiconduttori e diagnostica per immagini; il Gnl/Gpl per la sicurezza energetica europea e le materie prime chimiche; i fertilizzanti per la trasmissione dei prezzi dei prodotti alimentari e spesa per le importazioni dei mercati emergenti.

In questo contesto, l’oro, secondo il team di Lfg Zest, continua a rappresentare una copertura strategica contro l’aumento dei deficit pubblici, le tensioni geopolitiche e gli shock di fiducia nei confronti dei mercati finanziari. Il rame offre, invece, una forma di esposizione complementare, beneficiando dei trend strutturali legati all’elettrificazione, allo sviluppo delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e agli investimenti necessari per il potenziamento delle reti elettriche. (riproduzione riservata)