Un esame di quel che sta avvenendo nei rapporti tra Unicredit e Commerzbank, rectius tra Andrea Orcel e Bettina Orlopp, con il botta e risposta intercorso tra i due, non può prescindere dalla considerazione di ciò che avverrebbe in Italia, a parti invertite, con la possibilità di incorporazione, da parte di un istituto estero, della seconda banca italiana, che per taluni indicatori (per altri potrebbe essere anche prima) è proprio Unicredit.
Quando quest'ultimo istituto ha lanciato l'offerta su Banco Bpm è stato bloccato dalla normativa sul golden power, che ora a livello europeo è oggetto di un attento esame, oltre a quanto già deciso da Piazza Gae Aulenti per un parziale adeguamento della propria situazione alla normativa in questione.
Nei giorni scorsi è stata diffusa la notizia secondo la quale la banca, a proposito della decisione del governo sul caso Bpm, avrebbe desistito dal ricorso contro la decisione del Tar del Lazio non favorevole perché si sarebbe accontentata della posizione del Tesoro, che all'opposizione sulla base del golden power nella vicenda citata non dà una valenza generale.
Tutto ciò induce a osservare che gli ostacoli frapposti da Commerz, dai sindacati e dal governo tedesco non costituiscono una novità per l'Italia né ci si può stracciare le vesti per l'utilizzo da parte tedesca di tutte le leve per difendere l'autonomia della banca. Ciò doveva essere messo in conto e un personaggio dall'esperienza straordinaria di Orcel e dalla primazia che giustamente gli si attribuisce in materia di aggregazioni sicuramente lo aveva previsto.
Che si risponda con una moneta simile a quella che in Italia è stata impiegata in una iniziativa per un'aggregazione non dico che sia normale ma non scandalizza affatto. Allora sono tattica e strategia che debbono tenerne conto. Va bene criticare i punti deboli di Commerz ed esporre come le prospettive potrebbero essere ben migliori, come sta facendo Unicredit.
Ma ciò richiede quell'esprit de finesse che sembra mancare, accanto all'esprirt de gèomètrie di cui invece si dimostra padronanza. Alla fase destruens, che va promossa con moderazione, deve seguire quella construens, che non può mancare in chi «voglia comprare».
E poi, lo si condivida o no, si deve essere consapevoli che un'operazione come quella riguardante Commerz, la seconda banca tedesca, riguarda anche profili istituzionali, come è stato dimostrato con gli interventi del governo che non possono essere trascurati. Se nella carenza di queste iniziative si va poi incontro a una sconfitta non si possono incolpare esclusivamente le controparti o i governi o il destino cinico e baro. C'è una autocritica che pur bisogna fare.
Se qui io ricordo Raffaele Mattioli o Enrico Cuccia, dai quali prendere esempio per una formazione in cui brillino competenza tecnica e cultura umanistica e istituzionale, rischio di essere ritenuto un passatista. Potrei fermarmi a una classe di banchieri più vicina a noi con i Rondelli, i Geronzi, gli Arcuti i Bazoli e probabilmente si adotterebbe la stessa qualificazione. Tuttavia la sola competenza tecnica non basta affatto.
Il banchiere, ritenuto pure in tempi lontani eforo dell'economia, deve essere un uomo a più dimensioni. Dai discorsi dei governatori della Banca d'Italia, da ultimo da Fabio Panetta, dove l'arte del banchiere è sempre collocata nella trattazione dell'economia e della moneta si può dedurre una tale esigenza. Negli stessi interventi di Antonio Patuelli, presidente dell'Abi, questa esigenze culturale da soddisfare appare chiara.
Comunque quella di Commerz resta una prova fondamentale anche per il sistema. (riproduzione riservata)