Perché il Nasdaq sta crollando, le preoccupazioni sulle azioni tech e il rischio di una stretta
Perché il Nasdaq sta crollando, le preoccupazioni sulle azioni tech e il rischio di una stretta
La pressione normativa sui data center e l'AI spaventa gli investitori, causando un selloff massiccio. È lo scoppio della bolla AI?

di Alessandro Rigamonti 05/11/2026 17:55

Ftse Mib
50.505,87 17.40.00

-1,03%

Dax 30
26.325,01 18.00.00

-0,43%

Dow Jones
51.756,43 19.32.51

-3,00%

Nasdaq
24.421,81 19.27.41

-5,11%

Euro/Dollaro
1,1238 19.12.53

+0,03%

Spread
108,63 17.29.10

+2,04

C’era un motivo se le principali aziende tech americane supportavano i repubblicani alle midterm: il giorno dopo le elezioni americane, il Nasdaq tracolla del 4% alle ore 17:40 italiane ed entra in territorio di correzione, ovvero sta scambiando a un prezzo inferiore del 10% rispetto al massimo storico raggiunto il mese scorso. Ma cosa sta succedendo al listino tech a stelle e strisce?

Un giorno di relativa calma

Gli analisti avevano previsto un calo dei titoli legati all’AI dopo «un’onda blu» al Congresso. Il partito Democratico potrebbe voler attuare un maggior controllo normativo per le imprese dell’intelligenza artificiale. Ma più che un improvviso cambio normativo, è più probabile un aumento delle indagini, una revisione dei benefici fiscali e un’analisi dell'impatto delle infrastrutture di AI sulle comunità locali.

Daniel Goshorn, capo dei consulenti investigativi democratici nella Commissione Finanze del Senato, aveva dichiarato a Reuters che il partito intende esaminare la tassazione dei data center e la preoccupazione dell’opinione pubblica per l’AI. In particolare, i cittadini temono che l’arrivo di un centro di calcolo vicino a casa possa far aumentare la bolletta della luce, mettere sotto pressione la rete idrica e svalutare la propria abitazione.

Ma il giorno stesso della vittoria, i mercati avevano esultato e sembrava che giudicassero positivamente la vittoria dem alla Camera e al Senato e l’accettazione dei risultati da parte del presidente Usa Donald Trump. Ieri, mercoledì 4 novembre, i principali listini americani avevano chiuso in territorio positivo, compreso il Nasdaq (+1,4%). Solamente i titoli dei chip erano calati, ma senza registrare perdite sanguinose.

Il crollo del tech

«Ieri c'è stato un rally di sollievo, mentre oggi si tratta più che altro della delusione degli investitori per i risultati di Qualcomm e della continua tendenza a disinvestire dal settore dell'intelligenza artificiale», ha affermato Keith Buchanan, senior portfolio manager di Globalt Investments, al Wall Street Journal.

Insomma, l’onda blu dei democratici ci ha messo un giorno per travolgere il settore dell’AI. A segnare il colpo del KO ci hanno pensato i conti deludenti di Qualcomm e Arm Holdings. A quel punto gli investitori hanno iniziato a ruotare i loro portafogli verso settori più conservativi, In previsione di un rallentamento nello sviluppo dell'intelligenza artificiale, colpendo in modo particolare le azioni dei produttori di chip e dei fornitori di data center. «Il mercato si sta spostando dalla promessa dell'AI al prezzo dell'AI», ha affermato Ted Parkhill, fondatore e ceo di Incline Investment Management, a Reuters. «Non c'è dubbio che l'intelligenza artificiale trasformerà il mondo a lungo termine. Ma questo non significa che tutte le azioni legate all'AI siano attualmente valutate correttamente. Ci sarà molta turbolenza».

Qualche numero per far comprendere l’entità del fenomeno: il gruppo delle Magnifiche 7 ha già bruciato oltre un trilione di dollari, soprattutto a causa di Tesla ed Nvidia. Mentre i produttori di chip come Sandisk, Astera Labs, Amd, Seagate, Marvell, Western digital e Micron cedono tutti oltre il 10%, con punte del 18% per Sandisk e Bloom Energy.

Gli strateghi del Macro Research Board raccomandano di diversificare il portafoglio, evitando i titoli tecnologici, in un contesto di generale sensibilità dei mercati azionari:«La fase di consolidamento dei titoli legati all’intelligenza artificiale è ancora lunga. Gli investitori stanno iniziando a mettere in discussione le stime eccessive sugli utili futuri».

Data center nel mirino

Oltre al settore dei chip, nell’occhio del ciclone ci sono anche le società di neocloud colpite dalla vittoria dem in Texas. L’ex governatore repubblicano Greg Abbott era considerato uno dei principali sostenitori dello sviluppo dei data center. Lo Stato della stella solitaria da solo rappresenta quasi un terzo della capacità attualmente disponibile o in fase di costruzione negli Stati Uniti. Adesso i dem hanno promesso di limitare la costruzione delle infrastrutture per i dati. Una cattiva notizia per società come CoreWeave, Nebius, Corning e Vertiv che perdono oltre il 10%.

Tra le società meno colpite dal selloff sui tech ci sono Google, Amazon e Microsoft: le tre big tech non cedono oltre il 2%. Le multinazionali possiedono già alcuni data center e la limitazione alla costruzione di nuove infrastrutture potrebbe aumentare il valore della capacità di calcolo già disponibile, rafforzando il loro vantaggio competitivo.

«Movimenti molto violenti, veloci e senza respiro per gli indici tech che vedono un forte aumento di volatilità come non si vedeva da molto tempo. Queste condizioni di panic sell, soprattutto i movimenti amplificati verso il basso, portano solitamente a delle riprese brevi almeno nell'intraday», spiega David Pascucci, market analyst di XTB. «Per il momento la dinamica attuale è assolutamente ribassista e non ci sono al momento segnali di ripresa di breve termine». (riproduzione riservata)