Perché il bitcoin non deve avere paura dell’onda Dem
Perché il bitcoin non deve avere paura dell’onda Dem
Nonostante il crollo post-elettorale, le prospettive di medio termine per il bitcoin restano invariate. La regolamentazione dell'AI e le incertezze legislative non rappresentano una minaccia immediata per la criptovaluta, secondo CoinShares

di di Marcello Bussi 08/11/2026 10:00

Ftse Mib
50.052,96 6.55.38

-0,90%

Dax 30
25.820,36 23.50.40

-1,92%

Dow Jones
51.285,73 12.28.46

-0,46%

Nasdaq
24.573,21 23.50.40

+1,09%

Euro/Dollaro
1,1145 23.00.29

-0,85%

Spread
108,39 17.29.26

-1,00

Gli investitori avevano appena tirato un sospiro di sollievo perché dopo l’hack più grande della storia (6,3 miliardi dollari rubati in una ventina di minuti) che lo scorso 29 ottobre ha colpito Binance, la borsa di criptovalute numero uno al mondo, il bitcoin era sceso solo del 5% per poi riagganciare il 4 novembre gli 80.000 dollari, sull’idea, diffusa sui mercati azionari, che in fondo un Congresso saldamente controllato dai Dem fosse una buona notizia perché in grado di depotenziare il presidente Donald Trump.

Il crollo del Nasdaq

Peccato che il giorno dopo sia stato colpito in pieno dal crollo del Nasdaq, innescato dalle dichiarazioni degli esponenti dell’ala sinistra dei Dem, prima fra tutti la giovane Yassamin Ansari. Rieletta in Arizona con un clamoroso 87% dei voti, Ansari ha subito postato su X che «in cima all’agenda dei Democratici, fin dal primo giorno, devono esserci una pausa nello sviluppo dell’AI avanzata, la regolamentazione di questo settore fuori controllo e il divieto di creare una super intelligenza artificiale». Efficace riassunto della politica portata avanti dal padre nobile della sinistra Dem, l’ottuagenario Bernie Sanders.

Il Nasdaq è subito precipitato, trascinando con sé il bitcoin, che nella serata di venerdì 6 era ancora giù intorno ai 75.800 dollari. Una reazione non certo inattesa, visto che negli ultimi anni la correlazione a 30 giorni fra l’indice di Wall Street e la criptovaluta ha toccato picchi superiori a +0,7/+0,8 (un valore vicino a +1 indica un movimento quasi identico).

Alla prova dei fatti, il bitcoin si comporta come un asset tecnologico ad alto rischio ed esiste un legame diretto tra l’andamento delle grandi aziende di AI, come Nvidia, Microsoft o Alphabet, e la sua quotazione. Questo mina la narrazione del bitcoin come oro digitale, che quindi dovrebbe andare meglio quando i tempi sono grami. Cosa che inevitabilmente ha portato a una certa disaffezione nei confronti della criptovaluta.

Paura dei Dem?

Questo significa che il futuro è triste? Non è detto, perché quella di giovedì 5 è stata una reazione emotiva. I Dem non aboliranno l’AI, ma la regolamenteranno. Comunque un trauma per i big del settore perché con Trump si erano abituati a fare tutto quello che volevano. Ma che dovrebbe essere superato rapidamente.

E i temuti Dem che cosa faranno di specifico sul tema bitcoin? Anche in questo caso non lo metteranno al bando. E non c’è da preoccuparsi più di tanto visto che, come ha osservato James Butterfill, capo della ricerca di CoinShares, «bitcoin risulta relativamente al riparo dalle incertezze legislative, dal momento che il suo status regolamentare è già ben definito».

È vero che il Clarity Act, ovvero il disegno di legge volto a creare il primo quadro normativo federale organico per il mercato delle criptovalute e degli asset digitali negli Usa, è rimasto impantanato al Senato. E ora che anche questo ramo del Congresso è passato in mano ai Dem chissà che fine farà. Ma è altrettanto vero, ha sottolineato Butterfill, che «il Congresso non rappresenta più l’unica strada per compiere progressi sul fronte normativo perché la Sec e la Cftc» (l’Agenzia federale indipendente incaricata di regolamentare i mercati dei derivati, inclusi futures, swap e opzioni) hanno portato avanti autonomamente «iniziative regolamentari ed esenzioni, comprese misure relative ai titoli tokenizzati e alla struttura del mercato».

In definitiva, è la conclusione del capo della ricerca di CoinShares, «le prospettive di medio termine per bitcoin restano sostanzialmente invariate. L’esito delle elezioni non ha mai rappresentato la variabile dominante. I rendimenti reali, la liquidità in dollari e la domanda di Etf continuano ad avere un peso maggiore». (riproduzione riservata)