Nome: Dario. Cognome: Amodei.
Quanti lo conoscono in Italia? Non molti, anche se è un genio della AI.
Il padre era arrivato a Massa Marittima, in Maremma, con l’onda di coloro che erano stati chiamati a popolare la Maremma bonificata. Ma poi il padre emigrò negli Usa, dove Dario è nato nel 1983 a San Francisco.
Alla fine di febbraio il Pentagono, il ministero della difesa americano, ha inserito Anthropic fra coloro che creano «rischi per la catena di approvvigionamento nazionale», definizione riservata, in base alla legge, solo ad aziende straniere (quindi non americane, ndr) ritenute ostili.
Il paradosso è che Amodei aveva rifiutato di rimuovere dal suo sistema i limiti etici per l’utilizzazione militare della sua AI, Claude, a cominciare dal divieto dello scienziato italoamericano di usarlo per armi autonome e per la sorveglianza delle masse di cittadini statunitensi.
L’ordine di accusa era arrivato direttamente dal presidente Donald Trump a tutti gli organi federali, imponendo di interrompere immediatamente ogni relazione e contratto con la società di Amodei. In pratica escludendo la AI del genio italoamericano da tutti i contratti pubblici americani. Ma Trump, se può comandare alle agenzie governative, non può fare altrettanto con i giudici più seri americani e in un sussulto felice di applicazione del diritto, meno di 15 giorni fa un giudice federale di San Francisco ha annullato la decisione del biondo e scatenato, spesso fuori dal diritto, presidente.
Il giudice ha infatti sentenziato che si era trattato di una ritorsione illegale sulla base di violazione del fondamentale Primo emendamento della Costituzione.
Amodei, dopo un fantastico curriculum universitario (diploma alla Lowell High School di San Francisco, quindi studi di fisica al California Institute of Technology e poi alla Stanford University per il baccalaureato, infine il PhD in biofisica alla Princeton University dove ha studiato l’elettrofisiologia dei circuiti neurali e, per finire, anche dottorando di ricerca alla scuola di medicina della Stanford University) era entrato in Baidu, l’azienda tecnologica cinese, e successivamente in Google.
Nel 2016 era approdato a OpenAI con la sua altrettanto brava sorella di nome Daniela (per non dimenticare le radici italiane). Cinque anni in quella che è oggi rivale della sua società e appunto nel 2021, insieme a Daniela, la fondazione di Anthropic, dove lo hanno seguito anche vari bravissimi ricercatori di Open AI, anch’essi non d’accordo con l’approccio verso l’intelligenza artificiale gestita da Altman.
Nel 2023, ben consapevoli delle grandi capacità di Amodei, il cda di OpenAI gli ha proposto di prendere il posto di Altman e fondere le due super startup. Amodei non ci ha pensato un minuto a rifiutare, ben consapevole dei principi non sempre etici della società che aveva lasciato anni prima. E ha così continuato con la sorella a sviluppare la famiglia di LLM (Large Language Models) Claude, della sua Anthropic.
Dietro questa scelta c’è un valore etico straordinario, perché in Anthropic Amodei ha statuito che l’intelligenza artificiale non possa essere utilizzata per fini militari e in effetti questa era stata la ragione per la quale egli e la sorella erano usciti da OpenAI, introducendo nello statuto di Anthropic che gli LLM e l’apparato tecnologico della società non possano essere messi illimitatamente al servizio di operazioni militari e di guerra.
Il problema è, infatti, che nel mondo esiste un vuoto normativo; non ci sono regole specifiche sulla AI militare né in Europa né negli Usa. Lo AI Act, infatti, non è applicabile al settore della difesa, più propriamente qualificabile come difesa e attacco militare.
Amodei, quindi, è un esempio straordinario italoamericano con coscienza profonda di quali sono i pericoli che in assenza di una normativa globale dovrà essere subita dall’umanità
per l’evoluzione tecnologica militare sostenuta dalla AI.
Secondo pareri più che autorevoli, a cominciare da quello del professor Mario Rasetti, che i lettori conoscono bene per i suoi interventi su queste colonne, che è preoccupato almeno quanto Amodei della chiara volontà di governanti con potere non solo sul loro Paese ma sul larghissima parte del mondo, di infischiarsene dei pericoli dell’uso della AI per scopi militari, ma anche per i pericoli nel mondo civile se chi legifera non sa farlo, mantenendo e basta tutti gli straordinari vantaggi della AI. Per questo obbiettivo non possono non essere fissate regole chiare e vigorose e rimedi per gli abusi.
Un grande scrittore come Alessandro Manzoni scriveva del resto che «il torto e la ragione non si tagliano mai in maniera così netta che una parte abbia solo dell’uno e l’altra parte dell’altra».
Il mondo, come del resto tutte le grandi scoperte e innovazioni del passato, del presente e del futuro, è pieno di casi in cui il taglio fra bene e male non sia assolutamente netto. E un tale concetto lo ha espresso bene l’Oxford Internet institute, che fa parte del ministero della difesa britannico sull’etica della AI: la tutela dei diritti di tutti non può dipendere dalle scelte delle aziende, anche se più che meritevoli come quella di Anthropic e del suo inventore Amodei.
Ma il suo esempio e le sue scelte sono fondamentali per spingere i governi a occuparsi del tema e non solo per la sicurezza dei Paesi e dei cittadini, ma anche per il mantenimento, dove c’è, di una netta prevalenza dello spirito umanitario e non dello spirito di sfruttamento delle moderne tecnologie senza limiti. Con una constatazione fatta da una persona che la pensa come Amodei: la AI militare si sta sviluppando assai più velocemente delle leggi che dovrebbero limitarla e metterla sotto controllo.
La situazione appare assai più grave di quella, già grave, di Internet prima del Cambridge Analytica, cioè di quella società di consulenza britannica la cui notorietà è dovuta allo scandalo connesso alla gestione dei dati per condizionare ed influenzare le campagne elettorali. Il metodo allora utilizzato combinava il data mining, l’intermediazione dei dati e l’analisi dei dati con la comunicazione strategica per la campagna elettorale.
A fronte di questi pericoli e soprattutto di quelli che può fare la AI applicata alla politica, l’uso di far scrivere temi e composizioni all’intelligenza artificiale e farli passare poi come propri, è niente rispetto all’applicazione della AI al settore militare.
È ammirevole che un uomo dell’intelligenza e della preparazione di Amodei abbia sollevato il problema dando di esso la dimensione del pericolo a cui il mondo intero può essere sottoposto. Se nella democrazia americana non esistesse tuttora la validità del Primo emendamento, che ha consentito a un giudice indipendente di annullare il provvedimento del governo Trump che voleva rendere libera per usi militari l’AI, oggi il mondo avrebbe sulla testa un pericolo drammatico.
Non è, tuttavia, sufficiente che la correttezza di un giudice abbia dato ragione a uno scienziato come Amodei. C’è infatti, al di là di un provvedimento come quello assunto dal giudice che ha annullato il diktat del presidente Trump (che peraltro è stata parzialmente corretta da una decisione contraria di una corte d’appello, a Washington, mercoledì scorso, aumentando la confusione in materia), il pericolo che la prospettiva venga riproposta e che essa si sommi allo status attuale di guerre furiose da parte degli Usa e di Israele.
Non spetta certamente a un giornale fare proposte su chi è meritevole di ricevere il Premio Nobel per la pace, ma certo due candidati ideali ci sarebbero già: Amodei e il giudice che ha annullato il provvedimento del presidente Trump.
Il fatto straordinario è che Amodei, pur limitando l’uso delle sue conoscenze alla realizzazione di AI di utilizzo militare non illimitato, riesca a fare straordinarie performance economiche, nettamente superiori a quelle di OpenAI.
Mentre il fatturato di OpenAI ha sfiorato i 25 miliardi di dollari, Anthropic è arrivato a 30 miliardi. In una chiave di pace, Amodei ha lanciato mercoledì 8 aprile con Claude Mythos Preview, il modello di intelligenza artificiale che serve a identificare le falle nei codici informatici che gli hacker sfruttano. E ci sono già una serie di casi in cui il servizio ha messo a nudo errori nei sistemi operativi e nei browser.
Questi errori vengono chiamati «bug zero day», cioè falle nel codice informatico non note neppure agli sviluppatori. Come dire che ha messo a punto una medicina straordinaria per combattere anche gli hacker che sfruttano i bug zero day per i loro scopi perversi. Con lo stesso spirito di solidarietà e collaborazione che lo contraddistinguono, Amodei ha quasi contemporaneamente lanciato anche Project Glasswing, un consorzio che riunisce altri operatori, anche suoi concorrenti come Google, i giganti della tecnologia come Microsoft, Amazon e Apple, specialisti della sicurezza come Cisco e CrowdStrike e campioni dell’open source quali la Fondazione Linux.
L’obiettivo del consorzio è nobile perché mira con la intelligenza artificiale a proteggere le infrastrutture informatiche del mondo. E secondo quanto scrivono fonti internazionali, il consorzio Mythos ha già scoperto punti attaccabili che erano rimasti sconosciuti per anni. Nel 2024 sono avvenuti gravissimi incidenti informatici uno dietro l’altro che con i sistemi creati da Amodei verrebbero fatti emergere immediatamente.
Sono processi complessi e per ora non saranno a disposizione di operatori che non facciano parte del consorzio per evitare che in mano a operatori sbagliati siano usati in senso opposto. E anche per questo al momento la straordinaria realizzazione non sarà disponibile per entità non americane, essendo palese la preoccupazione di difendere in primo luogo il sistema americano. E la decisione di mantenere al momento tutto negli Usa ha anche un coté politico: potrebbe essere un modo per tendere la mano all’amministrazione statunitense, in modo che gli Usa abbiano un oggettivo vantaggio sugli altri Paesi.
Si tratterà di capire se il presidente Trump, dopo gli attacchi, vorrà accettare il dialogo.
Il fatto sicuro è che con la messa a punto di vari strumenti che usano AI per scopi protettivi, Amodei fa l’ultimo tentativo per capire se a Washington comprendano che cosa la sua Mythos sta facendo nella direzione di difendere la pace, invece di alimentare la guerra.
C’è nella linea seguita da Amodei una matrice italiana? Poco importa che il suo approccio alle straordinarie performance della AI abbia una matrice della patria di suo padre, anche se il mantenimento del nome di battesimo suo e di sua sorella in perfetto italiano, anche nella grafia, sono sicuramente il segno di un legame solido con la patria dei suoi antenati.
Non pensa il governo italiano di istituire un premio speciale per un italoamericano che con la sorella sta recitando un ruolo fondamentale perché la tecnologia non sovrasti gli aspetti umani, in una sorta di rinascimento tecnologico che, sono sicuro, Amodei sarebbe ben felice di dedicarlo anche all’Italia, il Paese del Rinascimento artistico e culturale che trova ora un suo figlio ai vertici della più straordinaria innovazione tecnologia degli ultimi secoli?
È un tema particolarmente caro alla nostra casa editrice, Class Editori, che per prima (e attualmente unica nel Paese) ha saputo utilizzare la straordinaria tecnologia AI generativa per MFGpt, l’agente LLM che valorizza 40 anni di archivi di informazione per rispondere ogni giorno a chi desidera di essere informato e documentato, attraverso la stessa linea editoriale e coerente con i valori di una informazione indipendente. È questo un punto chiave per chi legge i nostri media e usa la nostra AI: la linea di tutta la base informativa, che gli abbonati a MFGpt hanno a disposizione per interrogarla, è caratterizzata dalla totale indipendenza e coerenza. Non come offrono altri sistemi globali (e non certo Claude, la cui correttezza emerge costantemente) che si sono accaparrati ogni tipo di contenuto digitale da destra, dal centro e da sinistra, e ogni volta che vengono interrogati possono offrire solo una marmellata. Non di rado senza zucchero.
P.S. La segnalazione, se ci è consentito, di MF-Milano Finanza al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è di riconoscere a quei nomi così italiani di Dario e Daniela Amodei, al loro straordinario lavoro e alla loro onestà, il titolo onorifico più alto della Repubblica Italiana. (riproduzione riservata)