Perché Cdp cresce in Nexi e cosa c’entra l’euro digitale
Perché Cdp cresce in Nexi e cosa c’entra l’euro digitale
Coinvolta nello sviluppo della moneta unica digitale, l’azienda vuole essere snodo dell’infrastruttura continentale dei pagamenti. Per Cdp, che salirà al 29,9%, è strategica per la sovranità finanziaria nell’Ue

di di Andrea Deugeni 20/06/2026 14:30

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C'è un’ innovazione in arrivo nel sistema europeo dei pagamenti che fa capire non solo perché, nonostante le svalutazioni milionarie a bilancio, un titolo che stenta a scrollarsi di dosso i minimi storici di marzo e un settore dominato da concorrenza e incertezza, Cdp ha classificato come «strategico» il proprio 19,1% in Nexi (ora al 27,6% con i derivati).

L’innovazione spiega anche il motivo per cui Cdp Equity, il braccio di Via Goito che gestisce le partecipazioni di Cassa guidato da Fabio Barchiesi, ha deciso di blindare la paytech specializzata nell’infrastruttura e nei servizi per i pagamenti digitali annunciando la futura salita al 29,9% del capitale.

L'introduzione dell'euro digitale e il ruolo della Bce

L’innovazione in questione è l’introduzione dell’euro digitale. È un progetto sviluppato dalla Bce che punta a creare una versione digitale della moneta unica che cittadini e imprese potranno utilizzare per effettuare pagamenti elettronici con la stessa sicurezza e garanzia oggi associate al contante. Si tratta, in sostanza, di denaro della banca centrale - che andrà ad aggiungersi alle banconote in circolazione e ai soldi sui conti correnti - utilizzabile attraverso wallet, app bancarie o altri strumenti di pagamento elettronici.

Gli obiettivi strategici di Francoforte

L'obiettivo di Francoforte, che punta ad avviare una fase di prova nel 2027 per essere pronti poi con l’introduzione effettiva nella prima metà del 2029, è duplice: preservare da una parte il ruolo della moneta pubblica nell'era digitale, delle criptovalute e delle stablecoin. Rafforzare, dall’altra, la sovranità europea nei pagamenti, un settore oggi fortemente dominato da circuiti internazionali come Visa e Mastercard e da grandi operatori tecnologici statunitensi.

In sostanza la Bce vuole consentire l’acquisto di beni, o servizi, in tutta Europa da pagare con un sistema unico e senza intermediari esterni, come invece accade oggi.

Nexi come asset strategico per Cdp

È sostanzialmente su questa mission che si saldano anche gli interessi di Nexi e Cdp, per cui la paytech è una società «value» e non «growth», capace cioè di generare valore stabile e significativo nel medio-lungo periodo. Grazie alle doppie fusioni del 2021 prima con Sia e poi con la danese Nets, Nexi è un gigante non solo nazionale, ma anche europeo con testa in Italia dove controlla il 60% del mercato.

Nel Vecchio Continente processa ogni anno invece 1.800 miliardi di euro di transazioni digitali in oltre 25 Paesi. Nel 2025 Nexi, sulla cui tolda di comando l’ex cfo Bernando Mingrone ha da poco sostituito lo storico ceo Paolo Bertoluzzo per provare a ritrovare il feeling con la borsa, ha realizzato 3,58 miliardi di ricavi, 1,9 miliardi di mol e 783 milioni di profitti, producendo circa 800 milioni di cassa. Numeri in leggera crescita, non come il mercato vorrebbe e su cui incombe però l’ombra di un debito di quasi 5 miliardi.

L'euro digitale come opportunità di business

Per Nexi l’introduzione dell'euro digitale non rappresenta necessariamente una minaccia che spiazza le paytech. Nell’ultimo piano industriale di marzo il gruppo ha ribadito convinzioni che hanno già guidato la propria azione, ad esempio, nel contribuire allo sviluppo stesso della moneta digitale Ue.

Nexi, che fin dall’inizio ha cercato di posizionarsi nel progetto come partner industriale della Bce, fa parte dopo aver partecipato ai bandi dell’Eurotower del consorzio capitanato da Giesecke+Devrient, insieme a Capgemini, per costruire la soluzione offline del futuro euro digitale, soluzione che consentirà pagamenti sicuri anche in assenza di connessione internet.

Nelle slide per gli investitori, la società ha definito l’euro digitale come l’equivalente di un nuovo «Alternative Payment Method». Un nuovo metodo di pagamento, cioè, da affiancare a quelli già esistenti. In altre parole, Nexi ritiene che l’euro digitale non sostituirà carte, wallet e bonifici istantanei, ma si aggiungerà all'ecosistema attuale con cui fa già business, creando nuove opportunità per chi gestisce la sottostante infrastruttura tecnologica.

Nuove fonti di ricavo e consolidamento

Per Nexi insomma l’euro digitale richiederà intermediari tecnologici in grado di distribuirlo, integrarlo nei wallet e renderlo utilizzabile da cittadini, commercianti e banche con cui la paytech già collabora detenendo anche la rete interbancaria. L’euro digitale è un’infrastruttura quindi che dal punto di vista del business potrebbe generare nuove fonti di ricavo.

Anche la sola concentrazione dei sistemi di pagamento rappresenta un volano di crescita. Sempre nel piano, Nexi ricordava come il «mercato europeo rimane frammentato e locale», configurazione che costituisce «una continua opportunità industriale».

Il rafforzamento di Cdp nel capitale di Nexi

Dopo esser stata investitore della prima ora nel 2017 in Sia, Cdp, il cui ruolo è anche quello di investire nelle reti infrastrutturali fondamentali per il Paese, non poteva lasciare il ruolo di azionista di riferimento a un fondo di private equity entrato nel capitale ai tempi della seconda fusione con Nets e che per struttura ha un orizzonte temporale limitato.

A maggior ragione, Cassa non può abdicare al trono di primo socio se queste infrastrutture sono strategiche anche in chiave Ue. Così a fine maggio, con la doppia benedizione politica di Bruxelles e Francoforte, Via Goito ha annunciato che salirà fino alla nuova soglia d’opa attraverso un mix di acquisti diretti e sottoscrizione di derivati fino all’8% del capitale.

Ottenute le autorizzazioni necessarie, tali contratti potranno essere regolati in azioni. Secondo quanto risulta a Milano Finanza, la posizione verrà costruita con gradualità a ridosso dell’estate, in tempo utile per la partenza della fase di sperimentazione pilota. Il futuro di Nexi e dell’Europa passa anche da qui. (riproduzione riservata)