Perché all’improvviso sulla scena europea ritorna il vecchio Mes
Perché all’improvviso sulla scena europea ritorna il vecchio Mes
Il Meccanismo Europeo di Stabilità torna alla ribalta con un'obbligazione digitale da un miliardo di euro. Un'innovazione tecnologica che riapre le discussioni sul suo ruolo e sull'uso delle risorse italiane

di di Angelo De Mattia 04/11/2026 20:00

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Mentre l'attenzione di risparmiatori, investitori, operatori e semplici cittadini si rivolge ai risultati delle elezioni americane con lo straordinario successo dell'onda blu dei democratici e si valutano le conseguenze anche per l'Europa, in quest'ultima quasi sottovoce si segnala una ricomparsa sulla scena del dimenticato Meccanismo Europeo di Stabilità, il Mes. Il motivo è l'emissione, da parte del Meccanismo, di una obbligazione digitale di un miliardo di euro, regolabile in moneta della Bce utilizzando la piattaforma dell'Eurosistema denominata Pontes. Si tratta indirettamente anche di una buona pubblicità che così viene fatta per l'infrastruttura finanziaria delle transazioni.

Dunque dal punto di vista dell'innovazione tecnologica si tratta di un progresso importante. Ma questa decisione fa nascere un doveroso heri dicebamus: ricordiamo le lunghe discussioni sulle funzioni di tale organismo che ha un capitale di 704 miliardi di euro, di cui 80 effettivamente versati, a formare i quali l'Italia ha concorso con 14 miliardi.

Le vicissitudini del Mes

A suo tempo era stata proposta a livello europeo una parziale trasformazione del Meccanismo in Mes sanitario (in coincidenza con il Covid), ma il progetto non fu condiviso dal governo italiano e finì su di un binario morto, anche perché i prestiti che avrebbe concesso agli Stati non erano più convenienti, dato il calo dei tassi di interesse nei mercati.

Impediva l'accoglimento del progetto il rischio di una sorveglianza europea macro economica sugli Stati debitori. Allora si è pensato di fare dell'organismo in questione il «paracadute» del Fondo di dotazione per gli interventi di risoluzione delle crisi bancarie, come previsto dal progetto di Unione Bancaria, parzialmente attuato per la risoluzione, ma per nulla realizzato, quanto all'assicurazione europea dei depositi bancari. Ma anche in questo campo non si sono registrati definitivi progressi.

L’Italia non ratifica

La mancata ratifica delle innovazioni da parte dell'Italia, che di fatto esercita un potere di veto, blocca le ipotesi di riforma possibili. Di tanto in tanto qualcuno nel mondo politico o in quello economico chiede perché non si utilizzi il Mes per determinate forme di sostegno finanziario o comunque perché non si agisca, se si ritiene non condivisibile il suo ordinamento, per proporre di emendarlo. Intanto il contributo italiano è parcheggiato inoperosamente.

Se il Mes non interessasse più, neppure riformato (cosa che però ci si sente di escludere) allora bisognerebbe trarne le concrete conseguenze per ciò che riguarda la quota italiana assegnata. Ma la via preferibile è risuscitare finalmente le possibilità di evoluzione di questo organismo e formulare un'adeguata proposta in sede europea. C'è anche un problema di non corretta amministrazione di risorse pubbliche, nel caso forzatamente dormienti. (riproduzione riservata)